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rubrica poetica

Controverso

Le poesie scelte sono di Maria Palomba, Alessandro Pula e Adriana Centi

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La rubrica settimanale "controVerso" è dedicata alla poesia. Nasce per dare spazio alla vostra fantasia e ai vostri versi ispirati dalla quotidianità o dai vostri stati d'animo. Si è deciso di raccogliere in questa pagina le più belle poesie che di volta in volta vorrete inviare. 

Chi fosse interessato a vedere un proprio componimento poetico pubblicato sul quotidiano Buonasera in edizione cartacea, digitale e online nella apposita sezione, dovrà:

  1. Seguire le pagine dei profili social di Buonasera24: su Facebook e Instagram;
  2. Inviare una mail a controverso2019@gmail.com con il proprio nome, cognome, luogo di residenza e dichiarando nel testo della mail la paternità dell'opera. La poesia non dovrà superare i 20 versi.

Ogni settimana tre poesie, tra quelle più significative, saranno scelte, recensite e pubblicate nella rubrica "controVerso" sull'edizione cartacea e digitale del sabato e visibili online la domenica mattina dalle ore 9:00.

Altre, invece, verranno selezionate e pubblicate esclusivamente online come "Poesia del Giorno" sul sito web di Buonasera24.it e sui canali social. 

Le tre poesie pubblicate sabato 26 ottobre sono:

  • Celeste crisantemo di Maria Palomba di Spinazzola (BT);
  • Immobile di Alessandro Pula di Siena;
  • La clessidra di Adriana Centi di Atri (TE).

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CELESTE CRISANTEMO

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Le rose più belle?
Fioriscono a maggio.
Piangere, ridere, piangere,
sempre a maggio.
Ogni giorno è uno soltanto
ma i fiori... I fiori sono tanti.
Eppure, tanti celesti crisantemi
Solo a novembre.
Soave preghiera,
ma le rose più belle
sfioriscono a maggio?

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di Maria Palomba di Spinazzola (BT)

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Recensione


"Celeste crisantemo" gioca con il contrasto tra i fiori e le stagioni, offrendo una riflessione delicata e malinconica sulla natura ciclica della vita. La poesia inizia con l'affermazione: "Le rose più belle? Fioriscono a maggio." Questo verso introduce un'immagine di bellezza e vitalità, associata alla primavera e alla rinascita, evocando l'idea di un inizio fresco e luminoso, un momento in cui la natura si risveglia e si colora di vita. Segue una sequenza di emozioni: "Piangere, ridere, piangere, sempre a maggio." L'alternanza di stati d'animo sottolinea la natura mutevole e imprevedibile della vita, legando la bellezza delle rose all'intensità delle esperienze umane. Il verso "Ogni giorno è uno soltanto ma i fiori... I fiori sono tanti" riflette una verità universale: ogni giorno è unico, ma i fiori rappresentano la molteplicità delle esperienze che la vita offre, suggerendo un ricco panorama di possibilità. Il contrasto emerge con i "celesti crisantemi" che fioriscono "Solo a novembre." Associati a morte e memoria, creano una dicotomia con la vivacità delle rose di maggio, evocando sentimenti di nostalgia e riflessione profonda. La domanda finale, "ma le rose più belle sfioriscono a maggio?" lascia il lettore a riflettere sulla transitorietà della bellezza e della vita, sulla ciclicità delle stagioni e delle emozioni umane, e sulla coesistenza di gioia e dolore, invitando a considerare le sfumature del vivere e dell'amare, in un continuo intreccio di esperienze e sentimenti.

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IMMOBILE

Aspetto da tanto
che tutto il tempo
ha perso di senso.

Voglio, che il mio cuore arda
e la sua fiamma distrugga
ogni ricordo di te.
Ma ogni silenzio
ancora urla il tuo nome.

Ferito, deluso,
ghiacciato qui, io
sempre ti aspetto,
immobile.

di Alessandro Pula di Siena

Recensione

La poesia trasmette un profondo senso di attesa e conflitto interiore. L’incipit, "Aspetto da tanto che tutto il tempo ha perso di senso" suggerisce una procrastinazione emotiva, in cui il tempo si dilata, riflettendo un'aspettativa che sembra non avere fine. Il desiderio di liberarsi dal ricordo di una figura significativa emerge con forza nel verso "Voglio, che il mio cuore arda" in cui l'ardore diventa metafora di distruzione, un tentativo di annullare il passato. Tuttavia, il silenzio, che "ancora urla il tuo nome" introduce una tensione: nonostante il desiderio di dimenticare, il ricordo persiste, rendendo evidente la lotta interna tra affetto e necessità di lasciar andare. La progressione verso la vulnerabilità è palpabile nei versi "Ferito, deluso, ghiacciato qui." L’uso di aggettivi come "ferito" e "ghiacciato" evidenzia il dolore e l’immobilità emotiva del soggetto, bloccato in un limbo, incapace di avanzare. La conclusione con "sempre ti aspetto, immobile" sintetizza l'idea di un amore che paralizza, esprimendo la sofferenza di chi rimane in attesa di un cambiamento che potrebbe non arrivare mai, trasformando l'attesa in prigionia. Alessandro Pula riesce a catturare l'essenza della stasi emotiva, invitando il lettore a riflettere sulla complessità dei sentimenti e sulle difficoltà di lasciar andare il passato.  

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LA CLESSIDRA

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I bianchi destrieri del tempo
corrono rapidi verso la meta,
che appare celata e remota,
oltre le stelle del firmamento.

I destrieri vanno al galoppo,
avanzano, la meta è vicina;
una fosca visione oscura il mio brio,
lacero e gemente s’affligge il mio cuore.

Un fremito di speranza penetra il buio,
infrange le tenebre dell’anima mia,
trafigge il cupo silenzio dell’infinito,
accende le bellezze della mia vita.

Rinvigorita, m’inebrio di gioia
ed anelo a l’eterna vita di pace,
assaporo i lenti granelli di vita,
mi adagio e attendo un lento finire.

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di Adriana Centi di Atri (TE)

Recensione

La poesia propone un viaggio attraverso il tempo, utilizzando l'immagine dei "bianchi destrieri" che corrono verso una meta sconosciuta. I versi iniziali suggeriscono una corsa inesorabile, simbolo della vita che avanza, mentre la "meta" rimane nascosta oltre "le stelle del firmamento." La tensione cresce nei versi successivi, in cui i destrieri galoppano e la visione oscura il brio dell'autrice. Qui, il cuore "lacero e gemente" riflette la vulnerabilità e la tristezza di fronte a un destino incerto. Tuttavia, la poesia introduce un cambio di tono con un "fremito di speranza" che penetra l'oscurità. Questo raggio di luce rompe il "cupo silenzio dell’infinito" trasformando la disperazione in una rinascita di gioia. La scrittrice celebra le bellezze della vita, rinvigorita da questa nuova energia. Il ritmo si fa più lento e contemplativo nel verso finale, in cui l'autrice assapora i "granelli di vita" accogliendo serenamente l'inevitabile fine. Adriana Centi riesce a trasmettere una riflessione profonda sulla ciclicità del tempo e sull'importanza di vivere ogni istante con intensità e consapevolezza.

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