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L'analisi

Mentre l'ex Ilva arranca, svolta storica per l'acciaio europeo con il patto EDF–ArcelorMittal

Dal 1 gennaio 2026 è cambiato il paradigma energetico della siderurgia continentale: un accordo strategico da 18 anni lega produzione industriale, nucleare e transizione green

Acciaio

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TARANTO - L'acciaio europeo entra ufficialmente in una nuova era. Mentre i calendari segnavano l’inizio del 2026, si è consumato uno storico passaggio di consegne tra il vecchio sistema di regolamentazione energetica e una visione industriale che punta a blindare la produzione continentale per i prossimi due decenni.

Il protagonista di questa svolta è l'accordo siglato il 26 dicembre 2025 tra EDF (Électricité de France) e ArcelorMittal France (uno dei principali colossi siderurgici e minerari al mondo). Un patto che non è solo una fornitura commerciale, ma un'architettura strategica denominata CAPN (Contrat d’Allocation de Production Nucléaire), destinata a cambiare il volto della siderurgia primaria e pesante.

Mentre il meccanismo ARENH - Accès régulé à l'électricité nucléaire historique (che garantiva prezzi agevolati agli industriali) si spegneva definitivamente il 31 dicembre 2025, ArcelorMittal ha assicurato il proprio futuro attraverso un accordo di durata eccezionale, 18 anni.

Secondo i termini dell'intesa, EDF alloca al colosso siderurgico una quota specifica della capacità produttiva del suo parco nucleare esistente. Questo garantisce ad ArcelorMittal una protezione totale contro la volatilità dei mercati energetici fino al 2044, con prezzi stabili basati sui costi reali di produzione, stimati intorno ai 70 €/MWh.

I numeri dell'operazione.

  • Investimenti: circa 2 miliardi di euro complessivi per i poli francesi.

  • Dunkerque: 1,2 miliardi di euro destinati al primo forno elettrico ad arco.

  • Occupazione: ArcelorMittal mantiene oltre 15.000 dipendenti sul suolo francese.

L'accordo è la condicio sine qua non per i massicci piani di transizione ecologica dei siti di Dunkerque e Fos-sur-Mer. L'energia nucleare a basse emissioni alimenterà i nuovi forni elettrici ad arco (EAF) e gli impianti di riduzione diretta del ferro (DRI), tecnologie necessarie per mandare in pensione i vecchi altiforni alimentati a carbone.

Reiner Blaschek, CEO di ArcelorMittal Europe, ha definito l'intesa come il "fattore chiave per la competitività futura dell'acciaio prodotto in Francia" (Comunicato ArcelorMittal del 6 Gennaio 2026). Sulla stessa linea Béatrice Bigois (EDF), che ha sottolineato come la partnership contribuisca direttamente alla "sovranità energetica" nazionale (Comunicato EDF del 6 Gennaio 2026).

L'operazione non è passata inosservata agli occhi dei nostri analisti, specialmente in un contesto dove il destino della siderurgia si intreccia con la tenuta sociale dei territori. Il prof. Raffaele Bagnardi, osservatore attento delle dinamiche industriali, ha commentato con enfasi la portata dell'accordo. Bagnardi ha evidenziato come questa mossa debba servire da monito e modello anche per le altre realtà europee, inclusa l'Italia ed ha dichiarato che "La riuscita di queste transizioni determinerà il futuro di migliaia di lavoratori e la capacità stessa dell'Unione Europea di mantenere una base manifatturiera di fronte ai giganti industriali del ventunesimo secolo".

Il sociologo ha inoltre ribadito una sua ferma convinzione sulla valenza delle risorse umane in questi processi di trasformazione: "Il lavoro non è un costo, è sempre un investimento sulla qualità a lungo termine. Accordi come quello tra ArcelorMittal ed EDF dimostrano che la competitività non si ottiene tagliando i diritti o i salari, piuttosto invece garantendo stabilità energetica e tecnologica per permettere alle maestranze di operare in un contesto di eccellenza e innovazione."

La nazionalizzazione totale di EDF, completata nel 2023, ha permesso al Governo francese di agire come un vero e proprio "regista energetico". Mentre l'azienda pianifica la costruzione di 8 nuovi reattori entro la fine dell'anno, la firma con ArcelorMittal (la sedicesima di una serie che include giganti come Lafarge, cemento, Safran, aerospazio, e Verkor, batterie) stabilizza i flussi di cassa necessari per il rilancio dell'atomo.

Per ArcelorMittal, l'accordo rappresenta il definitivo superamento dell'era del fossile. Con il marchio XCarb, il gruppo punta a dominare il mercato dell'acciaio "green", essenziale per i settori automotive ed edilizia che richiedono standard di sostenibilità sempre più stringenti.

Mentre in Italia la situazione dell'ex Ilva rimane complessa e legata all'amministrazione straordinaria, il "modello francese" traccia una rotta chiara; l'industria pesante può sopravvivere in Europa solo se ancorata a una fonte energetica decarbonizzata, stabile e protetta dallo Stato.

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