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CONTROVERSO
25 Ottobre 2024 - 06:00
"Poesia del Giorno" è un'estensione della rubrica settimanale "controVerso" dedicata alla poesia. Nasce per dare spazio alla vostra fantasia e ai vostri versi ispirati dalla quotidianità o dai vostri stati d'animo. Si è quindi deciso di pubblicare, in questo appuntamento giornaliero, le più belle poesie che vorrete inviare.
Chi fosse interessato a vedere un proprio componimento poetico pubblicato nella apposita sezione sul sito web Buonasera24.it e sui canali social della testata, dovrà:
Ogni giorno alle ore 9.00 una poesia, tra quelle più significative, sarà scelta, pubblicata e recensita, esclusivamente online, in questa rubrica.
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La Poesia del Giorno, di venerdì 25 ottobre 2024, è:
SIAMO GUERRA
di LETIZIA ZITO di Palermo
Il cibo ha un sentore di ossa e fango.
Tutto intorno solo affanno.
Arido è il viso del mio vicino.
Eterna partenza senza mai arrivo.
La malattia non si combatte, abbatte.
Sembra di esser al fronte.
Dolce è persino la morte.
Scenari inquietanti, inquinanti.
Siamo guerra, siamo battaglie.
Affolliamo trincee, consci di sconfitta.
Perdonate il mio incedere pesante.
Perdonate la mia tristezza.
Perdonate in fine le mie stupide rime,
vomitate come un canto
che mi libera dal tormento
di un estenuante malcontento.
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Recensione
I versi sono un grido straziante contro le devastazioni del conflitto, sia esterno che interno. Fin dall'incipit, "Il cibo ha un sentore di ossa e fango", l'autrice ci trascina in un mondo di desolazione, dove persino gli elementi quotidiani sono contaminati dalla sofferenza. Il ritmo serrato e i versi brevi amplificano il senso di urgenza e disperazione, mentre l'immagine del "viso arido" del vicino riflette un'umanità prosciugata di speranza.
L'ossimoro "eterna partenza senza mai arrivo" sottolinea la perenne condizione di smarrimento e incertezza che affligge i protagonisti del testo. La malattia, descritta come una forza implacabile che "non si combatte, abbatte", rafforza l'atmosfera di impotenza e vulnerabilità.
Il verso "Sembra di esser al fronte" cementa l'analogia tra la vita quotidiana e un campo di battaglia, dove la morte è vista quasi come una liberazione dolce dalle pene della vita. Le immagini di "scenari inquietanti, inquinanti" rimandano a un paesaggio devastato non solo fisicamente, ma anche moralmente e spiritualmente.
La dichiarazione "Siamo guerra, siamo battaglie" è una potente affermazione dell'identità collettiva, intrappolata in un ciclo incessante di conflitti e sconfitte. La richiesta di perdono per "il mio incedere pesante" e "la mia tristezza" rivela un profondo senso di colpa e di impotenza, accentuato ulteriormente dal giudizio severo sulle proprie rime, definite "stupide" e "vomitate". Tuttavia, è proprio attraverso questo "canto" che l'autrice cerca di liberarsi dal "tormento di un estenuante malcontento", trovando una sorta di catarsi nella scrittura.
Una poesia, quella di Letizia Zito, che colpisce per la sua sincerità brutale e la sua capacità di trasformare la sofferenza personale in una riflessione universale sulla condizione umana.
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