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CONTROVERSO

Poesia del Giorno

"Vivere" di Arianna Filomarino e "Mani oneste" di Pasquale Cinquegrana

Poesia del Giorno

La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.

Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.

L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.

Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.

Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:

  1. seguire le pagine social ufficiali di Buonasera24 su Facebook e Instagram;
  2. inviare all’indirizzo controverso2019@gmail.com una poesia che non superi i 30 versi indicando nome, cognome, luogo di residenza e dichiarando nel testo la paternità dell’opera.

Le poesie di martedì 14 sono:

    VIVERE di ARIANNA FILOMARINO da Taranto

    Discesi montagne tortuose
    e superai valli impervie,
    e ora tremo dinnanzi al mare,
    dove, dopo disumane fatiche,
    non mi rimane che immergermi
    nelle acque che, calme o tempestose,
    saranno da oggi la mia casa.
    Non temo le forze di Poseidone,
    ambisco alle sue forti emozioni,
    alla vastità della sua anima,
    lui che è principio e fine,
    oblio e speranza.

    RECENSIONE

    La poesia racconta un passaggio deciso, quasi un rito, che porta dalla fatica della terra all’apertura del mare. Il tema centrale è il vivere come scelta consapevole, dopo prove dure e attraversamenti interiori. Il tono è solenne ma non distante, attraversato da un tremore che non è paura ma rispetto. Il ritmo accompagna questo movimento con versi ampi, che sembrano seguire il passo di chi avanza.

    Versi come “e ora tremo dinnanzi al mare” e “nelle acque che, calme o tempestose, / saranno da oggi la mia casa” rendono chiaro il momento di svolta. Le immagini naturali non sono semplici scenari, ma luoghi simbolici di trasformazione. Montagne e valli rappresentano ciò che è stato superato, il mare ciò che attende. La poesia costruisce così un orizzonte aperto, carico di possibilità.

    Nel testo di Arianna Filomarino la voce poetica sceglie il confronto invece della rinuncia. Il richiamo a Poseidone dà profondità mitica al discorso, senza appesantirlo. Lo stile è limpido, sostenuto da immagini riconoscibili e da un lessico che resta accessibile. Ogni verso sembra guidato da un desiderio di pienezza.

    L’andamento conduce verso un’accettazione totale dell’esperienza, anche nelle sue forze più dure. Il mare non è rifugio, ma spazio di prova e di appartenenza. Vivere diventa allora immersione, scelta quotidiana di restare. Rimane una sensazione di apertura profonda, come davanti a qualcosa che non si controlla ma si abita.

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    MANI ONESTE di PASQUALE CINQUEGRANA da Napoli

    Le mani oneste
    di un lavoratore,
    dure, callose,
    mani ferite da
    schegge di legno
    o di metalli,
    sporche di terra,
    di oli, di colori,
    che, come in una
    cartina, disegnano
    la fitta rete di rughe
    che tanti anni
    di lavoro hanno
    provocato,
    tanto rozze nel
    maneggiar attrezzi
    quanto amorevoli
    e delicate in una
    tenera carezza.
    Mani di sconosciuti,
    ma anche di famiglia.
    Mani testimoni
    di anni di duro lavoro,
    di sacrifici, di rinunce,
    mani di uomini eroici,
    seppur figli anonimi
    di una comunità
    che li dimentica.

    RECENSIONE

    La poesia sceglie di fermarsi su un elemento semplice per parlare di qualcosa di molto più grande. Il tema centrale è il lavoro come esperienza che segna, forma e definisce una vita. Il tono è sobrio, privo di retorica, e guarda con rispetto ciò che spesso passa inosservato. Il ritmo procede per accumulo, come un elenco che diventa racconto.

    Le immagini sono concrete, quasi tattili, fatte di materiali, ferite e tracce del tempo. Le mani diventano una superficie dove si legge una storia silenziosa. Il linguaggio è diretto, quotidiano, e non cerca abbellimenti. Ogni verso aggiunge peso e senso a ciò che viene descritto.

    Versi come “tanto rozze nel / maneggiar attrezzi / quanto amorevoli / e delicate in una / tenera carezza” mettono in luce il contrasto più forte del testo. Nel lavoro di Pasquale Cinquegrana emerge una poesia che unisce durezza e affetto senza separarli. La scelta di restare su un unico soggetto rafforza la forza del messaggio. La voce poetica resta vicina alle persone di cui parla.

    Il discorso si allarga fino a toccare una dimensione collettiva. Quelle mani appartengono a uomini spesso anonimi, facilmente dimenticati. Senza alzare il tono, la poesia chiede attenzione e memoria. Resta un sentimento di rispetto profondo verso un’umanità che sostiene tutto, restando nell’ombra.

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