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CONTROVERSO
12 Gennaio 2026 - 06:00
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
UNA VOCE di MARIA ROSARIA RANIERI da Vazzano - VV
Ci sono parole sospese
come foglie d’autunno,
appese ai rami dell’albero,
ci sono parole che pesano come macigni,
che trovano spazio nel silenzio,
ci sono abbracci
che durano un attimo,
ma che
ricorderai per tutta la vita.
C’è una voce che risuona dal passato,
netta e chiara,
una voce che chiama il mio nome
e si trascina per valli e monti,
risuona nell’aria come poesia,
percorre una strada piena di sassi,
una via dolorosa per giungere alfine
nel posto più antico e grande:
il cuore.
RECENSIONE
La poesia si muove tra leggerezza e peso, come un dialogo interiore che affiora lentamente. Il tema centrale è la memoria, fatta di parole trattenute e di gesti brevi ma indelebili. Il ritmo è pacato, costruito su ripetizioni che accompagnano il pensiero senza forzarlo. L’atmosfera è intima e attraversata da una dolce malinconia.
Nel testo di Maria Rosa Ranieri emerge una voce che non è solo personale, ma condivisibile. Le immagini sono semplici e quotidiane, legate alla natura e al corpo, e proprio per questo risultano immediate. Il linguaggio è chiaro, mai ricercato, e lascia spazio all’emozione. Ogni verso sembra poggiare su un ascolto profondo.
Espressioni come “parole sospese / come foglie d’autunno” e “una voce che chiama il mio nome” rendono visibile il legame con il passato. Le metafore naturali accompagnano il viaggio interiore senza appesantirlo. La struttura dei versi segue un andamento lento, quasi meditativo. Il silenzio diventa parte integrante del senso.
La chiusura conduce tutto verso un luogo simbolico e universale. Il cammino doloroso trova compimento in uno spazio che raccoglie memoria e sentimento. Non c’è enfasi, ma una calma consapevolezza. Resta nel lettore l’eco di una voce che continua a farsi sentire dentro.
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DAL SILENZIO DEL PRIMO VERSO di ALFONSO CELESTINO da Ratzeburg – Germania
Gli alberi dormono sotto le stelle,
camminano sulle pareti,
impronte mutevoli.
Sulla scrivania
giace una pagina bianca,
colma di possibilità.
Fa rumore lo sguardo,
popolato da vibrazioni,
le dita cercano l’inchiostro
e la seta calda del dialogo,
custode eloquente
di un’apparente assenza.
Viatico gioco è l’ascolto di sé stessi,
una ricerca che spodesta l’inerzia,
fa emergere il vuoto sonoro del primo verso,
presenza titubante di un atteso pensiero.
In quel secondo infinito,
in cui tutto trattiene il fiato,
si specchia l’uomo taciturno
nella promessa di un nuovo inizio:
la voce interiore…
il mormorio delle foglie…
la vita su questa terra.
RECENSIONE
La poesia si apre in uno spazio sospeso, dove silenzio e attesa diventano materia viva. Il tema centrale è la nascita della parola, colta prima ancora che prenda forma. Il ritmo è frammentato e riflessivo, come un pensiero che si avvicina lentamente a se stesso. L’atmosfera è concentrata, quasi meditativa.
Immagini come “una pagina bianca, / colma di possibilità” e “fa rumore lo sguardo” rendono visibile il momento che precede la scrittura. Il silenzio non è vuoto, ma pieno di tensione e ascolto. Le metafore legate al corpo e ai sensi danno spessore a ciò che sembra invisibile. Ogni verso sembra nascere da una pausa necessaria.
Nel testo di Alfonso Celestino la ricerca interiore diventa gesto poetico. Lo stile è essenziale ma intenso, costruito su immagini che si aprono poco alla volta. La scrittura procede per piccoli scarti, seguendo il movimento dell’ascolto. Il linguaggio resta chiaro, pur affrontando un tema profondo.
Negli ultimi passaggi il tempo sembra dilatarsi fino a fermarsi. L’uomo, messo di fronte a sé stesso, trova nella voce interiore una promessa di inizio. Tutto converge verso un senso di apertura e possibilità. Rimane un’impressione di quiete attenta, come un respiro trattenuto prima di parlare.
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Testata: Buonasera
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