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CONTROVERSO
09 Gennaio 2026 - 06:01
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
LA DISILLUSIONE di LUCIA LASCIALFARI da Belforte di Radicandoli - SI
Io rivendico
la pazienza onesta di mio padre
avvolta nella disillusione.
Rivendico per tutti i soldi
mai guadagnati
quelli sempre ben spesi.
Rivendico l’erba che
si risolleva dopo il mio piede incauto.
Ne rivendico ogni cravatta
e moneta e stelo.
Passerà per mio conto
un filo di luce dal lato della porta,
il raggio vincitore
sulle mattine in cucina:
l’angelo dell’apocalisse
a dividere il mondo.
Il mondo
dall’immondo.
Ne rivendico la spada santa capace
di pulizia
e ogni piega di sorriso
da un lato solo del viso
come impronta sulla calva
investita dalla tormenta.
RECENSIONE
La poesia si muove su un tono deciso e personale, come una presa di posizione che nasce da un legame profondo. Il tema centrale è quello della disillusione, non come rinuncia ma come eredità morale. Il ritmo è fermo, scandito dalla ripetizione che dà forza alle affermazioni. Si avverte una tensione continua tra ciò che è stato e ciò che resta.
Al centro del testo compaiono immagini molto concrete, legate alla vita quotidiana e ai gesti semplici. Espressioni come “la pazienza onesta di mio padre” e “l’erba che / si risolleva dopo il mio piede incauto” rendono visibile il messaggio. Le immagini non cercano effetti spettacolari, ma colpiscono per sincerità. La ripetizione di “rivendico” dà compattezza e ritmo ai versi.
Nel testo di Lucia Lascialfari emerge una voce che unisce memoria e giudizio. Lo stile è diretto, privo di abbellimenti inutili, ma ricco di simboli riconoscibili. La luce, la spada, la divisione tra mondo e immondo costruiscono un contrasto netto. Le figure retoriche restano semplici e servono a chiarire, non a confondere.
Nella parte conclusiva il tono si fa più tagliente e simbolico. L’immagine della divisione e della “pulizia” raccoglie tutto il senso del testo. Il sorriso da un lato solo del viso lascia un’impressione forte e inquieta. Rimane una sensazione di verità scomoda, detta senza alzare la voce.
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TUTTO È FERMO E IMMOBILE di MASSIMO MALAVOLTI da Vignola - MO
Tutto è fermo e immobile.
Nessun riverbero o eco, nemmeno in lontananza.
C’è una quiete pensierosa,
una seduzione che inganna.
Tutto tace in questo equilibrio instabile.
Nessun rumore in queste ore rare.
Quello del silenzio che parla
del tempo che scorre,
della luce che annerisce.
Solo quel maledetto ed indomabile
tonfo sordo del mio cuore assetato
che ancora ti pensa.
RECENSIONE
La poesia apre su un’immobilità quasi assoluta, dove il silenzio domina ogni spazio. Il tema centrale è l’attesa, vissuta come sospensione del tempo e dei gesti. Il ritmo è lento e controllato, fatto di frasi brevi che sembrano fermarsi insieme al respiro. L’atmosfera è raccolta e carica di tensione interiore.
Nel testo di Massimo Malavolti emerge una voce intima e trattenuta. Lo stile è semplice, essenziale, senza immagini superflue. Il silenzio non è vuoto, ma diventa un luogo abitato dai pensieri. Tutto è misurato, come se ogni parola dovesse rispettare questa quiete fragile.
Versi come “Quello del silenzio che parla / del tempo che scorre” rendono evidente il cuore della poesia. Le immagini sono poche ma incisive, costruite su contrasti sottili. Il tempo e la luce diventano presenze che mutano senza fare rumore. La struttura dei versi accompagna questo lento scivolare delle sensazioni.
Nella parte conclusiva l’immobilità viene spezzata dal battito del cuore. Quel suono isolato concentra tutta l’emozione trattenuta prima. Il pensiero dell’altro rompe la quiete senza distruggerla. Resta nel lettore una malinconia discreta, che continua anche dopo l’ultima riga.
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