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06 Giugno 2023 - 11:48
Tennis
L’ex campionessa tarantina, Roberta Vinci, dopo aver entusiasmato tutti gli appassionati di tennis con le sue imprese in singolo e in doppio, ha appeso la racchetta al chiodo, per dedicarsi a nuovi impegni che la vedono, tra le altre cose, nel ruolo di commentatrice. Prospettive diverse, con il sempiterno ricordo degli epici momenti vissuti nei principali stadi del mondo.

Roberta Vinci ha valorizzato il nome di Taranto, ben oltre i confini italiani. La sua ascesa, in uno degli sport più ricercati anche nell’ambito delle scommesse sportive, è stata graduale, ed è arrivata a toccare risultati straordinari. Vittorie in doppio in tutti i tornei del Grande Slam, 25 titoli complessivi, status di numero uno della categoria, 10 tornei portati a casa in singolare, approdo al numero sette del ranking. In più, naturalmente, la memoria indelebile della finale conquistata allo US Open 2015. Un approdo incredibile, arrivato dopo l’exploit in semifinale contro Serena Williams, dominatrice del circuito all’epoca e battuta da Roberta al termine di un match che appassionò milioni di spettatori in ogni latitudine, per poi essere sconfitta dall’altra pugliese Flavia Pennetta in un epilogo splendido e quasi surreale tra due amiche di lunga data.
Il tennis della nativa di Taranto (sede dei Giochi del Mediterraneo 2026) era diverso. Rovescio a una mano, colpi tagliati, gioco offensivo, ricerca della rete. Fantasia, creatività. Decisamente altra pasta rispetto alla standardizzazione attuale, per la quale purtroppo gran parte delle giocatrici attuano un tennis sempre uguale a se stesso, potente a tutti i costi, privo di appeal e di variazioni sul tema, nella spinta costante e perenne ma senza idee alternative. Roberta invece poteva sorprendere in ogni istante, spiazzare l’avversaria con colpi inusuali, usare il proprio estro per sgretolare le certezze delle sfidanti. Williams compresa.
Oggi una Vinci manca al circuito femminile. La tunisina Jabeur forse è l’unica che in parte le si avvicina, per la sua completezza tecnica e l’inventiva che mostra sul campo. E sarebbe ora che gli allenatori iniziassero a insegnare alle giovani promesse un gioco non per forza imprigionato nei soliti schemi.
Per molti campioni il dopo carriera è un percorso complesso, anche dal punto di vista psicologico. D’altronde, la vita di un tennista è dedicata al proprio sport quasi 365 giorni l’anno, tra allenamenti, partite e spostamenti, con poco margine e poco tempo a disposizione per pensare ad altro. Non a caso molti faticano a dire basta, per il timore di non trovare una strada adeguata dopo, o semplicemente per il radicamento di abitudini consolidate.
Sembra invece che Roberta Vinci non abbia accusato un particolare contraccolpo in tal senso. Le emozioni del campo ogni tanto le mancano, ma sta affrontando la sua nuova vita con tranquillità, senza pressioni eccessive. Ad esempio la vediamo impegnata sui campi di padel, con ottimi risultati in competizioni di primo livello; oppure la sentiamo ai microfoni della piattaforma Discovery+, in qualità di volto per l’Italia e di voce per le telecronache. Ci piacerebbe anche assistere alla crescita di qualche promettente ragazza con Roberta al proprio angolo, in veste di allenatrice; probabilmente sarebbe in grado di trasmettere visioni differenti, da angolazioni insolite, come era solita fare sul campo. Chissà, può darsi che questa ulteriore strada sia nel futuro della campionessa tarantina, come accaduto ad altre sue colleghe (citiamo Tathiana Garbin, capitana della squadra italiana di Billie Jean King Cup).
In ogni caso, qualsiasi saranno le sue scelte, la Vinci rimarrà sempre nella nostra mente, per quell’urlo di sfida e incitamento a tutto il pubblico avverso durante la semifinale con Serena a New York, e per tutte le altre gioie che ci ha regalato.
Vincenzo Romanelli
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