TARANTO - La tenuta dello stabilimento siderurgico di Taranto resta centrale per l’economia nazionale. A sostenerlo è il presidente di Unimpresa Paolo Longobardi, intervenuto dopo le dichiarazioni del presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che aveva richiamato l’importanza strategica dell’acciaieria.
Secondo Longobardi la questione non riguarda soltanto il destino di un singolo impianto industriale ma la capacità produttiva complessiva del Paese. «L’Ilva è un asset strategico per il sistema industriale italiano», afferma, sottolineando come la struttura rappresenti una realtà produttiva difficilmente sostituibile nel panorama europeo. Il presidente di Unimpresa evidenzia inoltre il ruolo determinante per le grandi filiere industriali e per importanti committenti, citando tra questi Fincantieri. «Perdere l’Ilva significherebbe esporre il Paese a una dipendenza industriale difficilmente reversibile», aggiunge.
Longobardi condivide quindi la richiesta avanzata dal vertice di Confindustria di mantenere operativa l’acciaieria, indicando la necessità di un equilibrio tra più esigenze. «Serve una soluzione solida e credibile che tenga insieme sostenibilità ambientale, tutela dell’occupazione e prospettiva industriale», precisa, ricordando che la vicenda coinvolge una parte rilevante della struttura produttiva nazionale.
Le valutazioni si basano anche sui dati elaborati dal Centro studi di Unimpresa. Lo stabilimento ex Ilva di Taranto viene indicato come il principale polo siderurgico italiano e tra i maggiori complessi industriali europei. La capacità produttiva teorica, in base alla configurazione degli impianti, è stimata tra 8 e 10 milioni di tonnellate annue di acciaio, mentre quella autorizzata nelle configurazioni più recenti arriva a circa 6 milioni di tonnellate l’anno.
Il sito è dotato di altoforni integrati, acciaierie e laminatoi in grado di produrre acciaio primario a ciclo integrale, tecnologia ormai rara in Europa. Negli ultimi anni la produzione effettiva si è attestata su livelli inferiori rispetto al potenziale, ma l’impianto resta l’unico in Italia capace di garantire grandi quantitativi di coils, lamiere e semilavorati destinati a settori strategici come cantieristica navale, meccanica pesante, automotive, edilizia e infrastrutture.
La continuità produttiva, secondo Unimpresa, consente di ridurre la dipendenza dalle importazioni di acciaio extra europeo, elemento ritenuto decisivo per la competitività del sistema industriale nazionale.
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