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CONTROVERSO

Poesia del Giorno

"L'inquietudine d'inverno" di Ezio Brugali & "Ritorno" di Susanna Andreone

Poesia del Giorno

La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.

Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.

L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.

Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.

Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:

  1. seguire le pagine social ufficiali di Buonasera24 su Facebook e Instagram;
  2. inviare all’indirizzo controverso2019@gmail.com una poesia che non superi i 30 versi indicando nome, cognome, luogo di residenza e dichiarando nel testo la paternità dell’opera.

Le poesie di mercoledì 4 sono:

    L'INQUIETUDINE D'INVERNO di EZIO BRUGALI da Busnago - MB

    Un fiocco di neve scende,
    raccolto e leggero;
    danza nell’aria, silenzioso,
    nel suo lieve viaggio di vita.

    Medesimo un mio pensiero,
    tuttavia fuggente e scarcerato;
    danza nella mente, assordante,
    disegna solchi per rivoli torrenziali.

    Saltellando impaziente, un pettirosso
    si muove tra i rami spogli,
    in attesa del calore di un sole invernale,
    nel suo canto un richiamo di speranza.

    E come la neve cade,
    così i pensieri si posano;
    in questo attimo congelato,
    l'inquietudine danza con grazia,
    leggera come il fiocco,
    libera come il pettirosso.

    RECENSIONE

    Il contrasto tra la sospensione del gelo e il fermento interiore definisce un paesaggio in cui l’inverno non è solo una stagione, ma una condizione dell’anima. La quiete apparente del mondo esterno, dominato dal candore, fa da contrappunto a un moto psicologico che non trova pace, oscillando tra la grazia di un elemento naturale e il peso di una riflessione che scava in profondità.

    È un’immagine potente quella che Ezio Brugali sceglie per descrivere l'impeto della mente, capace di trasformare la leggerezza dell'aria in qualcosa di estremamente denso e concreto. La sua voce si muove con passo misurato tra l'osservazione dei dettagli minimi e l’esplosione di una forza sotterranea, mantenendo un equilibrio costante tra ciò che appare immobile e ciò che invece preme per uscire.

    Il ritmo della scrittura segue il movimento di una danza solitaria, dove la sinuosità del volo si scontra con una sonorità prepotente. I versi "danza nella mente, assordante, / disegna solchi per rivoli torrenziali" rompono la monotonia del bianco, rivelando come l'inquietudine non sia necessariamente un nemico, ma una forza vitale che cerca la propria strada attraverso il silenzio.

    Ogni elemento, dal piccolo pettirosso alla neve che cade, concorre a fissare un momento di consapevolezza pura. L'accettazione del proprio stato emotivo permette di guardare al gelo senza timore, trovando una forma di libertà inattesa proprio nel punto in cui il pensiero si posa. Resta addosso la sensazione di un freddo che non ferisce, ma che pulisce lo sguardo e prepara lo spazio per una nuova attesa.

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    RITORNO di SUSANNA ANDREONE da Verona

    L'alba filtra, silenziosa,
    e mi muovo su sentieri noti, consumati,
    tra le ombre degli alberi che sfiorano il cielo,
    tra sussurri di foglie,
    melodia di ciò che è stato.
    Riecheggia nell’aria un fiume di parole non dette,
    ritornano echi di risate lontane,
    di segreti sepolti,
    di storie perse nel tempo,
    di desideri mai esauditi.
    Il vento, leggero, mi sfiora la pelle,
    portando con sé il respiro di una vita.
    Vorrei fermare questo istante,
    sigillarlo nel profondo del cuore
    e tornare qui, sempre,
    per danzare in silenzio fra nostalgia e sogni.

    RECENSIONE

    Il fulcro dell'opera risiede nella tensione tra la stabilità del passato e l'urgenza di un presente che reclama il proprio spazio interiore. Si avverte un moto dell'anima che cerca di ricucire lo strappo tra ciò che è stato vissuto e ciò che ancora vibra sottopelle, in una ricerca costante di una sintesi che possa placare il senso di perdita attraverso un cammino di consapevolezza.

    L'andamento dei versi asseconda questo processo di riscoperta attraverso una musicalità pacata che non cerca l'urto ma la confidenza. Le immagini si succedono con una naturalezza che riflette il ritmo del respiro, creando un clima di intimità che avvolge chi legge grazie a una punteggiatura morbida capace di lasciar affiorare le sensazioni con estrema delicatezza.

    Nel lavoro di Susanna Andreone, la capacità di ascolto diventa il centro della narrazione, specialmente quando descrive quel "fiume di parole non dette" che continua a scorrere tra le pieghe del tempo. Questa integrazione tra parola e silenzio permette alla voce poetica di toccare corde profonde senza mai risultare invadente, mantenendo un pudore descrittivo che valorizza ogni singolo frammento di memoria.

    La volontà di trasformare l'istante in un rifugio inviolabile si traduce in un movimento continuo capace di sfiorare il cielo senza perdere il contatto con la terra. La chiusura non cerca risposte definitive ma si affida alla suggestione di un incontro ritrovato, lasciando addosso la sensazione di un abbraccio che si scioglie finalmente nella trasparenza di un'alba nuova.

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