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Taranto
30 Gennaio 2026 - 08:28
L'ex Ilva di Taranto
TARANTO - Il futuro dell’ex Ilva si gioca ormai su più tavoli, in un intreccio di conflitti legali, tensioni industriali e ricadute occupazionali che investono direttamente Taranto. Il confronto non è più confinato alle aule di giustizia, ma si riflette in modo sempre più evidente sul piano produttivo, mentre si acuisce lo scontro tra ArcelorMittal, i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e il Governo italiano.
La multinazionale franco-indiana ha respinto in modo netto le accuse contenute nell’atto di citazione depositato al Tribunale di Milano dai commissari di Acciaierie d’Italia, che hanno avanzato una richiesta risarcitoria da 7 miliardi di euro per presunta mala gestione. Un contenzioso definito senza precedenti, che si sviluppa mentre nello stabilimento si registra un evento mai accaduto prima: la fermata delle batterie delle cokerie, giudicata dai sindacati un segnale drammatico dello stato della fabbrica.
Nella propria nota ufficiale, ArcelorMittal ha definito priva di fondamento giuridico e fattuale la richiesta di risarcimento, respingendo l’ipotesi di una strategia finalizzata a svuotare l’azienda o a comprometterne il futuro tra il 2018 e il 2024. Il gruppo ricorda che dal 2021 la gestione del sito è stata condivisa in modo paritario con Invitalia, sottolineando di aver investito circa 2 miliardi di euro per il risanamento di un’attività già strutturalmente in difficoltà, con risorse destinate in larga parte agli interventi ambientali per l’adeguamento all’Aia.
In risposta all’azione avviata in Italia, ArcelorMittal ha confermato di aver promosso un arbitrato internazionale già nel mese di giugno, chiedendo allo Stato italiano oltre 1,8 miliardi di euro a titolo di compensazione per quello che definisce un esproprio illegittimo dell’investimento, attribuito a misure governative ritenute discriminatorie e sproporzionate.
Il quadro giudiziario si estende anche alla giustizia amministrativa. Il Tar di Lecce ha fissato per il 19 maggio prossimo l'udienza per la trattazione di merito del ricorso presentato da alcune associazioni tarantine che chiedono l'annullamento, previa sospensiva, del decreto del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) con il quale il 25 luglio scorso è stata rilasciata l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per l'esercizio dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto. La sezione prima del Tribunale amministrativo regionale ha accolto l'istanza cautelare fissando, ai sensi dell'art. 55 del codice del processo amministrativo, un'udienza di merito a breve termine.
Secondo l’ordinanza del tribunale, le questioni sollevate richiedono un esame approfondito, alla luce della contrapposizione tra diritti costituzionali alla salute e alla tutela del territorio e l’interesse nazionale alla continuità produttiva di un impianto strategico, oltre alla salvaguardia dei livelli occupazionali.
In un contesto così incerto, arrivano chiarimenti anche dai grandi gruppi industriali. Pierroberto Folgiero, amministratore delegato di Fincantieri, ha escluso qualsiasi coinvolgimento nel salvataggio dell’acciaieria, ribadendo che il gruppo resterà cliente storico senza assumere un ruolo imprenditoriale nella gestione. Fincantieri acquista ogni anno circa 150.000 tonnellate di lamiera dall’Ilva, ma non intende entrare nel capitale.
Nel frattempo Federacciai è al lavoro per individuare un partner industriale italiano da affiancare al fondo americano Flacks Group, indicato come potenziale acquirente. In incontri riservati sarebbero stati sondati gruppi come Acciaierie Venete, Feralpi, Pittini e Marcegaglia, che avrebbe manifestato interesse solo per specifici asset, come i tubifici. Attenzione anche da parte di Metinvest e Danieli.
Gli industriali chiedono però garanzie chiare sulla partecipazione pubblica e sulle tempistiche reali per l’installazione dei forni elettrici, considerati indispensabili per il rilancio.
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