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CONTROVERSO

Poesia del Giorno

"Senza di te non esisto" di Giuliana Frediani & "La mia vita è poesia" di Roberto Bartocci

Poesia del Giorno

La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.

Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.

L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.

Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.

Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:

  1. seguire le pagine social ufficiali di Buonasera24 su Facebook e Instagram;
  2. inviare all’indirizzo controverso2019@gmail.com una poesia che non superi i 30 versi indicando nome, cognome, luogo di residenza e dichiarando nel testo la paternità dell’opera.

Le poesie di lunedì 2 sono:

    SENZA DI TE NON ESISTO di GIULIANA FREDIANI da Livorno

    Le pareti sono il vento,
    i cuscini gocce di rugiada
    ed io seduta sulle nuvole
    accarezzata dal vento
    sono qui ad assaporare il tempo.

    Un’aria sottile profumata
    mi sazia.

    Non ho bisogno di una dimora,
    di una vita che mi consuma,
    ho bisogno di te,
    del tuo amore smisurato,
    del tuo respiro profumato,
    dei tuoi modi gentili e galanti.

    Una vita abbiamo creato
    ed è quel che basta.

    Non guardarmi con quegli occhi severi,
    io non esisto senza di te.

    Prendimi per mano
    e andiamo.

    RECENSIONE

    La scena è leggera, quasi sospesa, come se il mondo avesse perso peso e consistenza. Le pareti diventano aria, i cuscini si sciolgono in rugiada, e il tempo non scorre ma si assapora. In questo spazio rarefatto prende forma un’intimità assoluta, dove tutto ciò che è superfluo si ritira.

    Dentro questa atmosfera si riconosce la voce di Giuliana Frediani, che affida il senso del testo a una scelta chiara e netta. Non c’è conflitto, ma una dichiarazione di dipendenza affettiva vissuta come necessità vitale, non come mancanza. L’intenzione è quella di ridurre il mondo all’essenziale, fino a far coincidere l’esistenza con la presenza dell’altro.

    Il discorso poetico procede con frasi semplici, quasi parlate, sostenute da immagini delicate e coerenti. L’amore è raccontato attraverso il corpo, il respiro, i gesti quotidiani, senza slanci enfatici. Il ritmo lento accompagna una fiducia totale, che rifiuta l’idea di una vita consumata e sceglie invece una misura condivisa.

    Nel passaggio conclusivo emergono versi che restano impressi per la loro immediatezza: “Non guardarmi con quegli occhi severi, / io non esisto senza di te.” Subito dopo, l’invito finale apre al movimento, senza spiegazioni né promesse, lasciando la sensazione di un cammino che vale solo se fatto insieme.

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    LA MIA VITA È POESIA di ROBERTO BARTOCCI da Messina

    La mia vita è poesia;
    è il canto di un ubriaco,
    l’ultimo treno perso alla stazione,
    la mia vita è gioia,
    è delusione.

    La mia vita è poesia;
    è un fiore cresciuto tra i sampietrini di Roma,
    il ricordo del passato,
    la mia vita è il concreto e il sognato.

    La mia vita è poesia;
    è un dipinto senza forma,
    un raggio di sole,
    una tempesta di pioggia.

    La mia vita è poesia;
    è la luce del Cristo e l’ombra del Diavolo,
    è incompletezza,
    la mia vita è povertà e ricchezza.

    La mia vita è felicità,
    ma è anche tristezza;
    perché la mia vita è poesia,
    a tratti la amo altre la odio,
    e non capisco se sia una condanna oppure un dono.

    RECENSIONE

    Il testo ruota attorno a una tensione dichiarata e accettata: vivere significa stare dentro contrasti che non si risolvono. La vita è sentita come esperienza doppia, capace di offrire slanci e cadute senza preavviso. Il nodo emotivo non è il dolore in sé, ma la convivenza continua tra opposti che si riconoscono come necessari.

    Il ritmo si regge sulla ripetizione, che diventa passo e respiro. Ogni ritorno rafforza l’idea di un’identità che si costruisce per accumulo, senza gerarchie. I versi sono brevi, diretti, e alternano immagini concrete a passaggi più simbolici, mantenendo un andamento regolare, quasi confessato ad alta voce.

    Nella scrittura di Roberto Bartocci la poesia coincide con la vita stessa, come quando afferma “è il canto di un ubriaco, / l’ultimo treno perso alla stazione” o mette insieme “la luce del Cristo e l’ombra del Diavolo”. Queste immagini semplici e riconoscibili tengono insieme sacro e quotidiano, caduta e illuminazione, senza cercare un equilibrio forzato.

    Resta una sensazione di onestà disarmata. Il testo non offre risposte, ma lascia aperta la domanda su ciò che si ama e si rifiuta nello stesso gesto. È uno stare al mondo che accetta l’incompletezza come condizione naturale, e proprio per questo continua a camminare.

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