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CONTROVERSO

Poesia del Giorno

"Ho trovato un torsolo di mela" di Michele Messina e "Assoluto" di Margherita Fusco

Poesia del Giorno

La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.

Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.

L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.

Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.

Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:

  1. seguire le pagine social ufficiali di Buonasera24 su Facebook e Instagram;
  2. inviare all’indirizzo controverso2019@gmail.com una poesia che non superi i 30 versi indicando nome, cognome, luogo di residenza e dichiarando nel testo la paternità dell’opera.

Le poesie di giovedì 29 sono:

    HO TROVATO UN TORSOLO DI MELA di MICHELE MESSINA da Castrovillari - CS

    Ho trovato un torsolo di mela
    tutto mangiato
    piangeva e rideva
    voleva un soffio di mare.
    Ho trovato un torsolo di mela
    tutto bagnato di sale,
    piangeva e rideva
    parlava con un granchio di mare.
    Ho trovato un torsolo di mela
    tutto gelato,
    piangeva e rideva
    baciava una statua di marmo.
    Ho il cuore malato
    il braccio piegato,
    ho perso a ramino
    l’amore rosso rame.

    RECENSIONE

    Il nodo emotivo del testo nasce da uno scarto improvviso: un oggetto minimo, quasi scartato, diventa centro pulsante di una percezione instabile. Il torsolo è insieme resto e presenza viva, capace di piangere e ridere, come se il sentimento oscillasse senza trovare un punto fermo. In questa tensione si avverte una fragilità infantile, ma anche una malinconia che non chiede spiegazioni.

    Il ritmo procede per ripetizioni e variazioni, con un andamento cantilenante che ricorda una filastrocca spezzata. I versi brevi e reiterati costruiscono un movimento circolare, mentre le immagini si accumulano seguendo una logica emotiva più che narrativa. La struttura accompagna il lettore in una deriva leggera, dove ogni scena sembra uguale e diversa allo stesso tempo.

    Nel cuore della poesia, Michele Messina intreccia la propria voce a immagini surreali e quotidiane insieme, come quando il torsolo “piangeva e rideva” o “parlava con un granchio di mare”. Questi passaggi creano una lingua semplice solo in apparenza, perché sotto la superficie giocosa si muove un senso di perdita che affiora senza essere nominato.

    Resta una sensazione agrodolce, simile a un sapore che non si riesce a definire fino in fondo. Il testo lascia addosso l’idea di un amore smarrito per distrazione o per gioco, come una partita persa senza accorgersene, mentre il mare e il sale continuano a lambire ciò che resta.

    _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ 

    ASSOLUTO di MARGHERITA FUSCO da Roma

    Specchio d’acqua trafitto da echi di luci all’alba,
    come dimora di pensieri.
    Né onde, né schiuma.
    Fluttua,
    l’altero cigno nella valle dell’oblio.
    Solo riflessi di un passato perduto,
    ove memorie assopite riemergono dai lunghi colli.
    Scie di nostalgie a tracciare la via,
    cade la notte e mi parla di te.
    Domani sarà un muto sole a scaldarmi il cuore.

    RECENSIONE

    C’è un’immagine ferma che accoglie lo sguardo, uno spazio sospeso dove l’acqua non si muove e la luce sembra trattenere il respiro. L’alba non irrompe, scivola appena, lasciando che il silenzio diventi materia. In questa quiete si avverte una distanza, come se il tempo fosse stato messo tra parentesi per consentire al pensiero di affiorare.

    Dentro questa immobilità prende forma l’intenzione del testo, che in Margherita Fusco si traduce in una ricerca di essenzialità e raccoglimento. La poesia non descrive un luogo reale, ma uno stato interiore, dove ogni elemento naturale diventa specchio di un’assenza e di una memoria che non chiede di essere spiegata.

    Il linguaggio è controllato, rarefatto, costruito su immagini nette e isolate. Il cigno, l’acqua, la notte che avanza sono figure che non cercano simbolismi complessi, ma funzionano come presenze silenziose. Il ritmo lento accompagna un sentimento di nostalgia composta, mai drammatica, che si muove tra passato e attesa senza forzare il passaggio.

    Nel finale affiorano versi che condensano questo clima di sospensione: “cade la notte e mi parla di te” e subito dopo “Domani sarà un muto sole a scaldarmi il cuore”. Rimane una sensazione di luce trattenuta, non promessa ma possibile, come un calore che non illumina tutto, eppure basta a non restare nel freddo.

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