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CONTROVERSO

Poesia del Giorno

"Madre mia che sei nei cieli" di Rosalba de Filippis e "E un giorno" di Raffele Di Palma

Poesia del Giorno

La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.

Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.

L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.

Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.

Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:

  1. seguire le pagine social ufficiali di Buonasera24 su Facebook e Instagram;
  2. inviare all’indirizzo controverso2019@gmail.com una poesia che non superi i 30 versi indicando nome, cognome, luogo di residenza e dichiarando nel testo la paternità dell’opera.

Le poesie di mercoledì 28 sono:

    MADRE MIA CHE SEI NEI CIELI di ROSALBA DE FILIPPIS da Firenze

    Madre mia che sei nei cieli
    e ti asciughi lo sguardo
    con le mani
    pensi che domani
    sia più chiaro?
    Ci vorrebbe la luna
    sopra il cielo
    anche se è nero
    quando piove.

    Madre mia che sali per le scale
    accendi una candela
    (è una preghiera)
    mentre avvolgo i miei doni
    nella stanza
    carte stagnole
    luci intermittenti,
    portami un colore
    una matita,
    lo sfolgorio preciso delle dita,
    la luce dell’estate e delle cose,
    disegnami, ti prego, delle rose
    in questa notte bianca.

    Ora che una luce
    finalmente
    filtra silenziosa
    nella stanza.

    RECENSIONE

    C’è una tensione dolce che attraversa il testo, come se la voce parlante restasse sospesa tra richiesta e attesa. Il nodo emotivo nasce da un dialogo intimo, quasi sussurrato, dove il bisogno di protezione si mescola al desiderio di essere visti. La madre diventa figura verticale, lontana eppure presente, mentre la stanza resta il luogo fragile in cui la notte pesa ma non schiaccia.

    L’andamento dei versi è piano, spezzato, con pause che sembrano respiri trattenuti. Le immagini si succedono senza fretta, sostenute da un ritmo che alterna domande brevi a sequenze più distese. La struttura accompagna il passaggio dal buio a una soglia di chiarore, come se ogni verso fosse un gradino salito con cautela, senza mai forzare il passo.

    Nel cuore del testo, Rosalba de Filippis lascia affiorare la propria voce attraverso immagini concrete e gesti minimi, dove la preghiera si confonde con il quotidiano. Quando scrive “accendi una candela / (è una preghiera)” e subito dopo chiede “portami un colore / una matita”, il sacro e l’infanzia convivono, tenuti insieme da una lingua semplice che non alza mai la voce.

    Resta addosso una sensazione di luce trattenuta, non trionfale, come quella che arriva quando nessuno la chiama. È un chiarore che non risolve, ma accompagna, lasciando nella stanza un silenzio abitabile, fatto di piccoli oggetti e di mani che ancora sanno disegnare.

    _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ 

    E UN GIORNO di RAFFAELE DI PALMA da Giugliano - NA

    Un mattino ti svegli e la stanza
    ha un respiro diverso,
    le ombre ti parlano piano di un tempo
    che sfuma lontano.
    Le strade che conoscevi ora tremano
    sotto i tuoi passi,
    come se il mondo intero
    stesse cambiando pelle.
    Scopri che il cuore cresce in silenzio
    senza chiedere luce,
    e che ogni scelta ti pesa
    come un volo non fatto.
    Un ricordo che trema fra ciò che eri
    e ciò che sarai.
    La casa ti osserva muta,
    custode di antiche promesse,
    e inciampi nei sogni che un tempo
    brillavano facili.
    Ma un giorno capisci che vivere
    è sciogliersi e rinascere,
    ed è il coraggio del passo incerto
    a farti andare avanti.

    RECENSIONE

    C’è un risveglio che non riguarda solo il mattino, ma qualcosa di più profondo e meno nominabile. La stanza sembra diversa perché chi la guarda non è più lo stesso, e ogni oggetto trattiene un’aria nuova, quasi prudente. In questo spazio domestico si avverte una lieve instabilità, come se il tempo avesse appena spostato i mobili interiori.

    Dentro questa trasformazione si riconosce la mano di Raffaele Di Palma, che costruisce il testo come un attraversamento lento e consapevole. La sua intenzione non è spiegare il cambiamento, ma abitarlo, mostrando come maturi senza annunci, mentre il cuore lavora in silenzio e le scelte iniziano a pesare più delle parole.

    Il discorso poetico cresce per accumulo di immagini familiari: la casa, le strade, i sogni lasciati indietro. Ogni elemento contribuisce a un senso di passaggio inevitabile, dove l’identità si incrina ma non si spezza. Il linguaggio resta piano, controllato, e proprio per questo lascia spazio a una malinconia composta, mai lamentosa, che accompagna l’idea di diventare altro.

    Alla fine, il testo affida il proprio battito a pochi versi che restano sospesi, senza chiudere davvero: “Scopri che il cuore cresce in silenzio / senza chiedere luce” e poco dopo “ed è il coraggio del passo incerto / a farti andare avanti”. Rimane la sensazione di un movimento continuo, fatto di esitazioni necessarie, come un cammino che non promette certezze ma chiede presenza.

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