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CONTROVERSO

Poesia del Giorno

"Ognuno ha diritto" di Rita Del Noce da Campobasso e "Sussurri" di Rossano Corradetti da Fermo

Poesia del Giorno

La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.

Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.

L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.

Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.

Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:

  1. seguire le pagine social ufficiali di Buonasera24 su Facebook e Instagram;
  2. inviare all’indirizzo controverso2019@gmail.com una poesia che non superi i 30 versi indicando nome, cognome, luogo di residenza e dichiarando nel testo la paternità dell’opera.

Le poesie di lunedì 26 sono:

    OGNUNO HA DIRITTO di RITA DEL NOCE da Campobasso

    Ognuno ha diritto
    alla propria terra
    da amare
    alle proprie radici di carne e di sangue
    di madre e di padre
    di zolle da vangare
    di ricordi e di emozioni
    di semi da animare
    di attese da coltivare
    di frutti da assaporare.
    Questa è la legge
    che dovrebbe governare il mondo e non può
    non deve essere infranta
    da guerre di espropriazione
    di speranze, di vite.

    RECENSIONE

    La poesia afferma un principio semplice e potente, legato alla dignità di ogni persona. Il tema centrale è il diritto alla propria terra, intesa come casa, memoria e futuro, non come possesso da strappare. Il tono è fermo e partecipe, con una forza che nasce dalla chiarezza. Il ritmo procede per accumulo, come un respiro che allarga sempre di più il significato.

    Nel testo di Rita Del Noce la terra è fatta di radici, sangue, lavoro e affetti, e diventa qualcosa di profondamente umano. Le immagini sono concrete e quotidiane, legate alla semina, alla cura e all’attesa. La lingua resta semplice, ma costruisce una visione ampia, capace di parlare a tutti. C’è un senso di giustizia che non ha bisogno di alzare la voce.

    Versi come “alle proprie radici di carne e di sangue” e “di semi da animare / di attese da coltivare” danno calore e verità al messaggio. Le ripetizioni e l’elenco rendono il testo compatto, quasi come una dichiarazione. La poesia usa immagini agricole come simboli di vita e continuità. Anche la parola “legge” arriva come un punto fermo, non come retorica.

    Il pensiero si chiude con una condanna netta di ciò che distrugge questo diritto. La guerra viene mostrata come espropriazione di speranze e di vite, prima ancora che di territori. Il testo lascia una sensazione di lucidità e di dolore, ma anche di necessità. Rimane una frase morale che suona come responsabilità collettiva.

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    SUSSURRI di ROSSANO CORRADETTI da Fermo

    Cuore trafitto dal silenzio
    di promesse spezzate.
    Oscillano i fiori nel vento,
    come la pace si smarrisce nel mio cuore.
    Promesse tradite, promesse non evase.
    Tristezza, delusione, prendono il largo
    nel mare in tempesta nel mio cuore storpiato
    dalla crudeltà umana.
    Soffio leggero di vento,
    inebriante, sincero, frizzante,
    mi spinge ad affrontare e a capire
    le false illusioni, le false promesse.
    La mente oscillante di ricordi non dimentica.
    Nella quercia centenaria un picchio rosso mi osserva.
    Anche nell'albero si nascondono foglie leggere, rami fragili.
    Le foglie e i rami cadranno, si rigenereranno
    e il rifugio ci sarà ancora.
    Soffice vento, lievi sussurri di stelle lucenti
    ci aiuteranno a rimanere saldi,
    tra le luci sommesse dell'oscurità della notte.

    RECENSIONE

    La poesia parte da una ferita intima, legata a promesse spezzate che lasciano il cuore in balìa di un mare agitato. Il tema centrale è la delusione, ma anche la volontà di non restare intrappolati nel dolore. Il tono è malinconico, attraversato da un’inquietudine che cerca aria e spazio. Il ritmo alterna immagini più dure a momenti più leggeri, come un respiro che prova a rimettersi in equilibrio.

    Versi come “Cuore trafitto dal silenzio / di promesse spezzate” e “Soffio leggero di vento, / inebriante, sincero, frizzante” mostrano subito questo doppio movimento. Il vento diventa una forza che spinge a capire e a guardare oltre le illusioni. Le immagini naturali, dai fiori alla quercia, danno al testo una dimensione concreta e riconoscibile. Anche il picchio rosso che osserva sembra un segno, una presenza che accompagna.

    Nel testo di Rossano Corradetti si sente un bisogno di restare saldi, pur dentro la tempesta emotiva. Lo stile è semplice e diretto, costruito su ripetizioni che rafforzano il senso di insistenza del pensiero. Le figure sono chiare: il mare, il vento, la notte, come simboli di smarrimento e ripartenza. La poesia non cancella la crudeltà umana, ma la attraversa senza cedere del tutto.

    Alla fine rimane un’idea di continuità, come se la natura insegnasse a ricominciare. Il rifugio non è un luogo perfetto, ma qualcosa che resiste nel tempo, tra cadute e rigenerazioni. Le stelle e le luci sommesse accompagnano senza promettere miracoli. E quel sussurro finale lascia una speranza discreta, tenuta in mano con cautela.

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