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CONTROVERSO
23 Gennaio 2026 - 06:01
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
CAMBIO INDIRIZZO di ANNA MARTINEGHI da Soncino - CR
Ho saputo che non abiti più
là dove ti ricordo
così i traslocatori hanno spostato il mio cuore
un po’ più avanti
vicino all’estate
Sulla nuova carta d’identità
non sorrido
ma vado fiera di somiglarti
in quel cognome
con le sillabe secche
Sono sempre uguale alla confusione che faccio
anche se fingo distacco
cercando di non cambiare troppo
perché tu mi riconosca
il giorno in cui ci rivedremo
RECENSIONE
La poesia racconta un cambiamento che non riguarda solo un luogo, ma soprattutto il modo di ricordare. Il tema centrale è l’assenza di qualcuno che si sposta, lasciando chi resta a riordinare dentro di sé. Il tono è dolce e trattenuto, con una malinconia che non diventa mai pesante. Il ritmo è semplice e naturale, come un pensiero detto a bassa voce.
Versi come “così i traslocatori hanno spostato il mio cuore / un po’ più avanti” e “vicino all’estate” rendono concreta l’idea del distacco. Il trasloco diventa una metafora tenera e intelligente, che trasforma il dolore in movimento. Anche la nuova carta d’identità suggerisce un cambiamento silenzioso, quasi inevitabile. Le immagini sono quotidiane, ma cariche di significato.
Nel testo di Anna Martinenghi la voce cerca di mantenere un equilibrio tra orgoglio e fragilità. C’è un amore che non si spegne, ma si sistema in un posto nuovo, con cautela. Le “sillabe secche” del cognome danno un dettaglio preciso e personale, che rende tutto più vero. Lo stile resta pulito, senza frasi complicate.
La chiusura parla di attesa e di riconoscimento, come se il futuro fosse ancora possibile. Il distacco è solo apparente, perché sotto resta la confusione e il desiderio. L’idea di non cambiare troppo è un gesto tenero e doloroso insieme. Rimane una sensazione di fedeltà silenziosa, pronta a riaccendersi se accadrà l’incontro.
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[DIO SANTO CHE SEI NEGLI ATOMI] di MARCO BISANTI da Roma
Dio santo che sei negli atomi
e nel fiore del pitosforo
proteggi il respiro
dei miei figli, custodisci
la loro luce,
falli camminare nell’aria
limpida della notte
per tutti i sogni
che non ricorderanno,
portali fino al sole
del giorno dopo sulla città
che non li conosce
ancora, fino al tempo
che avranno forte
il petto da non volere
più il nostro povero aiuto
e aperto un orizzonte
senza ostacoli né più rovine.
RECENSIONE
La poesia è una preghiera semplice e intensa, detta con la voce di un genitore che guarda avanti con timore e amore. Il tema centrale è la protezione dei figli, affidata a una presenza più grande che abita il mondo e la materia. Il tono è dolce, ma attraversato da una responsabilità profonda. Il ritmo è lungo e continuo, come un respiro che accompagna e non vuole interrompersi.
Nel testo di Marco Bisanti le immagini uniscono il piccolo e l’immenso, dagli atomi a un fiore preciso, il pitosforo. Questa scelta rende la spiritualità concreta, vicina, quasi quotidiana. La lingua è chiara e diretta, senza parole difficili, eppure piena di luce. Ogni verso sembra una mano che guida nel buio.
Versi come “proteggi il respiro / dei miei figli” e “falli camminare nell’aria / limpida della notte” portano subito dentro il cuore della richiesta. Il sogno e la notte diventano spazi fragili da attraversare, mentre il sole del giorno dopo è una promessa di continuità. La struttura procede come una lista d’amore, fatta di invocazioni e desideri. Anche la città “che non li conosce ancora” dà un senso di futuro aperto.
L’ultima parte allarga lo sguardo fino al momento in cui i figli non avranno più bisogno dell’aiuto dei genitori. Non è tristezza, ma una forma di speranza matura, che accetta la crescita e la distanza. L’orizzonte senza rovine è un’immagine forte, che riassume tutto il desiderio di pace. Resta nel lettore una tenerezza limpida, come una benedizione sussurrata.
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Testata: Buonasera
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