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CONTROVERSO
22 Gennaio 2026 - 06:01
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
I VIAGGI PER FUGGIRE DA SE STESSI di STEFANO TORTI da Salve -LE
I viaggi per fuggire da sé stessi
non sono pianificati ma vissuti
col brivido dell’imprevisto,
urlando al mondo “Ci sono”.
Nudi, del perdono pellegrini,
s’ascolta l’alba dopo notti di marcia
su sentieri ignoti, bambini
della vita, in cerca di regalia,
solo per ritrovarsi adulti
nel dubbioso domani.
Il biglietto di ritorno non è gratuito
né gradito. Si paga in felicità.
È un aritmetico graffito.
Con sé stessi bisogna sempre fare i conti.
RECENSIONE
La poesia parla del viaggio come di un gesto istintivo, più vicino a una fuga che a una vacanza. Il tema centrale è il bisogno di allontanarsi da sé stessi per provare a respirare, ma anche per capire chi si è davvero. Il tono è deciso, a tratti ruvido, e alterna slanci e ammissioni più amare. Il ritmo è scorrevole, con versi che sembrano passi messi uno dopo l’altro.
Versi come “non sono pianificati ma vissuti / col brivido dell’imprevisto” e “Il biglietto di ritorno non è gratuito” rendono chiaro il senso profondo del testo. Il viaggio viene mostrato come esperienza che spoglia e mette alla prova, non come divertimento. Le immagini del pellegrinaggio e dell’alba dopo la marcia danno un’idea di fatica e ricerca. La lingua è semplice, ma porta dentro una riflessione netta.
Nel testo di Stefano Torti si sente una voce che non vuole abbellire la realtà. C’è un contrasto efficace tra l’essere “bambini della vita” e il ritrovarsi “adulti nel dubbioso domani”. Il lessico resta diretto, e la poesia procede come un pensiero che si chiarisce camminando. Anche l’idea del perdono, qui, non è retorica ma necessità.
La chiusura lascia un colpo asciutto, quasi una sentenza. Il viaggio non risolve tutto, ma fa emergere un conto aperto che prima si evitava. L’immagine del “graffito” dà concretezza a questa verità. Resta una sensazione di lucidità, come dopo una lunga strada fatta per tornare, in fondo, al punto più difficile: sé stessi.
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TUTTO POSSIEDO IN UN MOMEMTO di MANUELA CECCHETTI da Cesena - FC
È bello, quando l’ora si fa tarda,
sdraiarsi su lenzuola di trifoglio
ad osservare il mare vespertino,
mentre il chiarore paonazzo
pervade il diagramma delle valli.
Nessuno gli ha insegnato la malia,
eppure è languido l’approccio
– la brace illumina il mio viso –
tutto possiedo in un momento.
RECENSIONE
La poesia cattura un attimo di quiete, quando la sera scende e il mondo sembra rallentare. Il tema centrale è la pienezza improvvisa di un momento semplice, capace di dare la sensazione di avere tutto. Il tono è morbido e contemplativo, con una dolcezza che non diventa mai stucchevole. Il ritmo è lento, come un respiro lungo davanti al mare.
Nel testo di Manuela Cecchetti le immagini sono luminose e delicate, costruite con cura. Le “lenzuola di trifoglio” e il “mare vespertino” creano subito un’atmosfera intima e naturale. La lingua è più ricercata rispetto a un parlato quotidiano, ma resta chiara e scorrevole. Ogni verso sembra distendere lo sguardo, senza fretta.
Versi come “mentre il chiarore paonazzo / pervade il diagramma delle valli” e “– la brace illumina il mio viso –” danno colore e calore alla scena. C’è una sensualità lieve, fatta di luce e contatto, che resta sottile. Anche la parola “malia” suggerisce un incanto naturale, che non ha bisogno di spiegazioni. La struttura accompagna bene questo abbandono sereno.
La chiusura concentra tutto in una frase breve e netta. Non serve aggiungere altro, perché il senso è già completo. In quel momento il tempo sembra fermarsi e diventare ricchezza. Resta nel lettore una sensazione di pace piena, come una sera che non vorresti lasciar finire.
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Testata: Buonasera
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