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Donne filosofe si nasce o si diventa?

Saffo, poetessa greca vissuta tra il 630 e il 570 avanti Cristo

Saffo, poetessa greca vissuta tra il 630 e il 570 avanti Cristo

Interessante e molto piacevole l’incontro del 28 ottobre scorso al Castello Aragonese, il primo di un ciclo di conferenze dedicato ad Archita, organizzato dall’associazione “Amici del Castello Aragonese” di Taranto, in collaborazione con l’Associazione Italiana di Cultura Classica - Delegazione di Taranto “Adolfo Mele”. Dopo gli interventi istituzionali dell’Ammiraglio Francesco Ricci, curatore del Castello e dell’Assessore alla Cultura, Fabiano Marti, e dei presidenti delle due associazioni organizzatrici, Lucio Pierri e Franca Poretti, ha presentato la relatrice e introdotto l’argomento Antonio Marturano. La relatrice, Elisabetta Cattanei (docente di Storia della Filosofia antica nell’Università di Genova, in procinto di occupare la stessa cattedra alla Università Cattolica di Milano, cattedra già di Giovanni Reale), più che soffermarsi sulle singole filosofe pitagoriche (Giamblico nella Vita di Pitagora ne elenca 17), di cui si sa molto poco, ha analizzato alcuni problemi relativi al genere femminile e alla considerazione che di esso si aveva nel mondo antico, in specie tra i filosofi. Prima di entrare nel vivo della sua relazione, la Cattanei ha premesso che occuparsi di Archita e della tradizione pitagorica non vuol dire “occuparsi solo della razionalità matematica, ma di una razionalità che si intreccia con la irrazionalità, in quanto ciò che ha un senso matematicamente perfetto si mescola a ciò che è privo di misura, di equilibrio, di ordine”. E purtroppo per noi, commenta la relatrice, nella tradizione culturale classica greca e latina, in ciò che è privo di ragione si incontrano spesso le donne, portatrici speciali di irrazionalità. Per questo è importante interrogarsi sulla presenza delle donne all’interno delle comunità pitagoriche e chiedersi se fosse possibile alle donne accedere alla speculazione filosofica. Già Empedocle (filosofo siciliano, nativo di Agrigento, del V sec. a. C., profeta e taumaturgo, secondo il quale quattro erano gli elementi fondamentali del cosmo, acqua aria terra fuoco) in un famoso frammento parla di sé, dicendo di ricordare tutte le sue vite passate (e sfida in tal modo Pitagora), di essere stato anche una fanciulla, oltre che arbusto e gabbiano e pesce, prima di diventare un essere divino; questo vuol dire che anche una donna - che, si badi bene, rappresenta una delle vite passate dell’uomo - può accedere alla razionalità filosofica. Diversamente da quel che fa supporre Empedocle nel suo frammento, Aristotele, secondo il quale le donne, nella scala delle vite degli esseri umani, occupavano il piano inferiore rispetto agli uomini che stavano nella posizione più alta, ritiene la donna incapace di operare secondo ragione, in quanto divisa sempre, all’interno della sua anima, tra natura, passione e ragione, con predominio delle forze irrazionali su quelle razionali; tuttavia, anche la donna può essere educata, ma non come l’uomo, in quanto in lei è presente per natura - così afferma Aristotele - uno squilibrio tra l’alogon e il logos, tra l’irrazionale e il razionale, e la sua capacità di decidere (bouleutikòn) è akyron, cioè,“senza padrone, senza autorità”, e, proprio perché priva di una guida, è desti nata al predominio della parte irrazionale, che fa compiere azioni addirittura folli (Medea, Fedra, tra i personaggi tragici, ne sono esempi illustri, entrambe consapevoli di lasciarsi guidare dall’alogon, si legga Ovidio, Metamorfosi, VII, vv. 20-21, che fa dire a Medea: video meliora proboque, deteriora sequor, “vedo e approvo ciò che è meglio, ma seguo ciò che è peggio”). Anche le donne, dunque, potevano essere educate - lo dimostrerebbe la loro presenza all’interno delle comunità pitagoriche -; e potevano a loro volta impartire insegnamenti, relativi al loro comportamento all’interno della casa, nel ruolo di mogli e di madri; insegnavano l’esercizio del comune senso del pudore, quel modo di sentire a metà tra la passione e la virtù, che si accompagna al rossore, e che impedisce di compiere azioni dettate dalla passione e contrarie alla ragione. Poiché la donna spesso abdica coscientemente alla sua volontà razionale per passione o desiderio, educarla al pudore può avere su di lei una grande efficacia morale e servire da deterrente per impedirle di commettere azioni terribili. Se Medea - dice la relatrice - avesse avuto vergogna, disgusto per le azioni che stava per commettere, se fosse stata educata al pudore, certamente non avrebbe ucciso i figli; se fosse arrossita … ma Medea non era greca, era barbara, straniera, una figlia della Notte, feroce, il suo padrone (kyrios) era il thymòs, la passione, il desiderio (di vendetta), era insomma antropologicamente diversa dalle donne greche. Un tipo di donna capace di ascoltare la ragione è quello che rappresenta Senofonte nell’Economico, descrivendo la giovane moglie del protagonista Iscomaco, allievo di Socrate: una giovane donna che sa ascoltare, si lascia educare (anzi, “addomesticare”) dal marito attraverso il dialogo, ascoltando e ponendo domande, rivelando così un’indole virile. Forse - è l’opinione della Cattanei - sono esistite, al tempo di Aristotele o prima, donne capaci di stare accanto all’uomo, non “un passo indietro”, antitetiche rispetto al modello terribile tracciato dal filosofo; si possono citare almeno due esempi: Diotima, la sacerdotessa che interviene nel Simposio platonico, e Aspasia, la compagna di Pericle, presente nel Menesseno, donne speciali e straniere che dischiudono orizzonti alternativi. Femmes savants che potrebbero alludere - conclude la relatrice - alle pitagoriche, da cui ha avuto inizio la conversazione. Alla conferenza hanno partecipato anche studenti del Liceo “Archita” e del Liceo “Q. Ennio - Ferraris”, accompagnati dalle loro docenti Stefania Colucci, Cinzia Carducci, Claudia Laudadio, Maria Totaro. In apertura del lavori anche il saluto di Enzo Ferrari che ha voluto rimarcare il sostegno di questo giornale alla iniziativa.
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