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L'INTERVISTA
13 Febbraio 2026 - 15:39
Andrea Lucchesini
TARANTO - Mercoledì scorso, 11 febbraio, presso il Salone di rappresentanza della Provincia di Taranto, il noto pianista Andrea Lucchesini ha tenuto un recital pianistico nell’ambito della 82ª stagione Concertistica degli Amici della Musica “Arcangelo Speranza". Il concerto è stato dedicato da Lucchesini alla celebre pianista Maria Tipo, ad un anno dalla scomparsa di quella che fu sua insegnante nonchè presidente di giuria e direttore artistico del Festival pianistico organizzato dal sodalizio jonico.
Il concerto era l’appuntamento clou della stagione. Prima del suo inizio abbiamo rivolto al concertista alcune domande: considerando la sua vasta carriera, qual è l'autore che preferisce?
«È difficile dire un autore anche se per me molti sono stati quelli importanti nel corso di tutti questi anni. Dico sempre che l'autore preferito è quello che sto suonando, perché l’immersione totale in quello che si sta facendo con lo studio quotidiano fa sì che la vicinanza con quell'autore sia molto forte in quel periodo. Poi magari lo si abbandona e se ne affronta un altro successivamente. E la passione cresce anche per questo. Quindi in questo momento Schubert e Chopin che suono stasera me li sento molto vicini. Nel corso di tutti questi anni, però, ho affrontato repertori molto ampi e ogni volta ho trovato una grande soddisfazione e scoperto delle cose bellissime anche da autori meno conosciuti che, però, hanno un valore artistico importante».
Ha propensione per il classicismo o per il contemporaneo?
«Io ho avuto una formazione, grazie a Maria Tipo, basata molto sul repertorio classico: da Mozart a Beethoven, Haydn e partendo ancor prima da Bach e Scarlatti, però forse se proprio dovessi scegliere un periodo ideale per il mio modo di suonare, potrebbe essere quello romantico. Chi si esibisce sul palcoscenico percepisce un feedback da parte del pubblico».
Lei ha suonato su tutti i palcoscenici del mondo. Che sensazioni le hanno trasmesso?
«Si nota l'Italia, ove nel sud ovviamente troviamo sempre maggior calore da parte del pubblico che partecipa più entusiasta. Poi andando in giro per il mondo devo dire che nonostante sia un pubblico del nord, il pubblico tedesco è quello che sembra più consapevole, molto critico nell'ascolto, severo e consapevole. È bellissimo suonare in Giappone, perché lì succede quello che in Europa e negli Stati Uniti si è un po' perso: lì si capisce che per loro ancora, questo nostro mondo della musica classica è un mondo prezioso, è un mondo di particolare importanza e quindi tutto il contorno, dalla preparazione all'attenzione che mettono anche nei piccoli dettagli, la cura che hanno nei nostri confronti, dimostrano l'importanza che loro danno a questo nostro lavoro. Anche l'ascolto è molto attento: il silenzio che si respira in sala è sempre notevolissimo».
Particolarità tecniche dei pezzi di questo recital?
«La prima parte, i Quattro improvvisi op.90 di Schubert sono quattro brani scritti da Schubert, fra le ultime opere sono anche quelli che sono stati pubblicati con Schubert in vita, perché tutte le altre sono state trovate poi nella soffitta del fratello, un po' da Mendelssohn, un po' da Schumann che le hanno ritrovate per caso.
Per esempio le ultime sonate non erano state pubblicate, però gli improvvisi sì, perché per gli editori dell'epoca, i pezzi brevi potevano essere venduti più facilmente, così come i leader, che si potevano leggere e cantare allo stesso momento, quello per cui Schubert era famoso appunto, per i pezzi brevi e per i leader, non certo per le sonate o anche per le sinfonie che venivano eseguite pochissimo. Sono quattro pezzi con caratteristiche diverse, però tutti e quattro hanno nella cantabilità l'aspetto principale. E questo lega Schubert alla seconda parte con i famosissimi 24 preludi di Chopin op.28 che toccano tutte e 24 le tonalità, maggiori e minori e sono nati come un omaggio a Bach che ha scritto i 24 preludi e fughe. Chopin li scrisse in momenti diversi della sua vita avendo ben in testa il progetto perché sono scritti in maniera tale che spesso l'ultima nota di quello precedente, è la prima di quello successivo, e le tonalità sono ben studiate. Lì ci sono tutti gli aspetti del sentire umano, si va dal dolore, alla gioia, alla freschezza, alla pensosità.
Insomma, è veramente un viaggio attraverso tutte le emozioni che un essere umano può provare e ogni volta che lo suono veramente è bellissimo, perché devo cercare di restituire quello che Chopin ha messo nella sua partitura».
Dopo un’ora ininterrotta di ascolto, il pubblico ha lungamente applaudito e il maestro Lucchesini ha concesso come bis una sonata di Scarlatti e il notturno op.9 No.2 di Chopin.
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