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Taranto

Ex Ilva, dopo il verdetto di Milano esplode il confronto politico e ambientale

Dalla sospensione dell’area a caldo dal 24 agosto alle ricadute su vendita, occupazione e salute, si moltiplicano le prese di posizione. Scontro tra chi teme il tracollo industriale e chi chiede la riconversione

Il tribunale di Milano

Il tribunale di Milano

TARANTO - La decisione del Tribunale di Milano che ha disposto lo stop dell’area a caldo dell’ex Ilva a partire dal 24 agosto ha acceso un duro confronto politico e riaperto il dibattito sul futuro dello stabilimento siderurgico. Il provvedimento, destinato a incidere sulla fase più delicata della vertenza, viene letto in modo opposto dalle diverse forze in campo.

Tra le prime reazioni quella dell’onorevole Dario Iaia, deputato di Fratelli d’Italia, che parla di un clima di forte incertezza capace di minacciare la trattativa in corso con il fondo Flacks per la cessione dell’acciaieria. Secondo il parlamentare, la sentenza rischia di compromettere quanto si sta cercando di costruire per garantire prospettive industriali e occupazionali allo stabilimento tarantino.

Iaia mette in guardia dal pericolo concreto di perdita di posti di lavoro e di fuga degli investitori, evidenziando come il prestito ponte autorizzato dalla Commissione Europea fino a 390 milioni di euro potrebbe venire meno qualora l’investitore ritenesse mutate le condizioni iniziali della negoziazione. Se la vendita dovesse saltare, verrebbero meno anche le basi per mantenere il sostegno finanziario concesso proprio in vista della trattativa con un potenziale acquirente.

Il deputato sottolinea inoltre che la richiesta di riscrittura di alcune prescrizioni ambientali da parte dei giudici milanesi comporterebbe maggiori costi e limiti più stringenti alla produzione di acciaio, aggravando una situazione già definita critica. A suo avviso, si sarebbe determinato un cambio di regole in una fase cruciale, con effetti destabilizzanti per tutti gli attori coinvolti.

Nel suo intervento Iaia richiama la necessità di trovare un equilibrio tra diritto al lavoro e tutela della salute, sostenendo che non si possa mettere in ginocchio la produzione di acciaio italiana in un momento in cui il Paese ha bisogno di stabilità e certezze. Ogni scelta, avverte, avrà ripercussioni non solo su Taranto ma sull’intero sistema industriale nazionale.

Di diverso tenore la posizione del senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e componente della commissione parlamentare di inchiesta sulle banche. Per Turco, la decisione del Tribunale di Milano che dispone la sospensione dell’area a caldo rappresenta la conferma delle criticità dell’Autorizzazione Integrata Ambientale del 2025, da tempo contestata dal Movimento.

Il senatore sostiene che quell’AIA fosse orientata a garantire la continuità produttiva a carbone più che la piena tutela della salute, evidenziando la mancata applicazione rigorosa del principio di precauzione, la gestione delle emissioni nei wind days e il rinvio degli interventi strutturali di messa in sicurezza. La pronuncia dei giudici, secondo Turco, certifica che i rischi sanitari sono attuali e smentisce la linea seguita dal Governo.

Per l’esponente del M5S è necessario ora un cambio di rotta immediato, con la presentazione di un progetto europeo per la riconversione dell’ex Ilva. Turco richiama i piani già avanzati da Germania, Francia e Svezia per l’acciaio verde basato su idrogeno e tecnologie pulite e invita l’esecutivo a promuovere un grande progetto di rilancio industriale per Taranto. La salute, ribadisce, è un obbligo costituzionale, mentre la riconversione rappresenta una scelta politica non più rinviabile.

Accanto allo scontro politico si registra la presa di posizione del fronte ambientalista. Luciano Manna, fondatore di VeraLeaks e di Taranto Libera, definisce la sentenza del Tribunale di Milano il risultato di 20 anni di impegno continuo dei cittadini, sottolineando come il provvedimento intervenga direttamente sulle prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata nell’agosto 2025.

Manna rivendica la correttezza delle opposizioni avanzate contro le autorizzazioni ambientali e richiama l’attività svolta a Bruxelles insieme al professor Alessandro Marescotti per sollecitare l’intervento delle istituzioni europee. La trasmissione della sentenza alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea viene interpretata come un passaggio significativo in un percorso di contestazione avviato da anni.

L’esponente ambientalista ricorda anche la denuncia inoltrata tramite il mediatore europeo alla Commissione Europea per la mancata attivazione di procedure nei confronti dello Stato italiano in materia ambientale dal 2013 a oggi, oltre al ruolo suo e di Marescotti come testimoni nel processo Ambiente svenduto ancora in corso.

Nel mirino finisce infine l’attuale gestione dello stabilimento da parte di Acciaierie d’Italia. Manna si chiede se la società tenterà di opporsi entro agosto per evitare il fermo degli impianti e ribadisce la determinazione degli attivisti a proseguire la battaglia per la tutela della salute e dell’ambiente.

La vertenza ex Ilva entra così in una fase decisiva, segnata da forti tensioni tra esigenze produttive e diritti sanitari, con la scadenza del 24 agosto che si profila come un passaggio cruciale per il futuro di Taranto e dell’intero comparto siderurgico nazionale.

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