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Taranto

Ex Ilva, cassa integrazione in stallo: vertice romano aggiornato. Il video

Sindacati critici dopo l’incontro al Ministero: “Senza integrazione al 70% non c’è dignità per i lavoratori”

ROMA - Un confronto che non scioglie i nodi e rinvia le decisioni. Si è concluso con un nulla di fatto l’incontro al Ministero del Lavoro tra Acciaierie d’Italia e le organizzazioni sindacali sulla cassa integrazione, con le parti che si sono date appuntamento alla prossima settimana.

La riunione, definita interlocutoria, ha confermato le difficoltà nel trovare una soluzione condivisa su un tema che riguarda direttamente centinaia di lavoratori. Al centro della discussione la questione dell’integrazione economica legata agli ammortizzatori sociali.

A spiegare l’esito del confronto è il segretario nazionale della Fim Cisl Valerio D’Alò. “Il precedente intervento sull’integrazione era stato introdotto con un decreto che aveva come scadenza il 28 febbraio”, ricorda, sottolineando come quella misura fosse stata costruita nella prospettiva di una cessione imminente dell’azienda.

Un’ipotesi che non si è concretizzata, lasciando irrisolta la questione. “Ci è stato detto che si era puntato su quella scadenza perché si riteneva che l’Ilva sarebbe stata ceduta”, aggiunge D’Alò, evidenziando come la scelta abbia inciso sulla situazione attuale.

Il sindacato esprime forti perplessità su questo approccio. “È assurdo continuare a gestire una vertenza che dura da oltre 14 anni con interventi di breve periodo”, afferma, denunciando l’assenza di una visione strutturale.

Sul tavolo, secondo quanto riferito, non c’erano grandi margini di trattativa né sul numero dei lavoratori coinvolti né sulle condizioni economiche. Tuttavia, ciò che ha sorpreso le organizzazioni sindacali è l’assenza di garanzie sull’integrazione del 70%. “Non ci aspettavamo di uscire da questo incontro senza la conferma di quella misura”, sottolinea D’Alò.

Proprio su questo punto si concentra la richiesta delle sigle sindacali, che hanno posto una condizione chiara per proseguire il confronto. “Il tavolo è stato aggiornato a mercoledì perché per noi non esiste altra soluzione che garantire quella integrazione”, spiega il rappresentante della Fim Cisl.

Il tema riguarda anche la gestione complessiva del sistema degli ammortizzatori. Secondo i sindacati, la coesistenza di più realtà societarie legate all’ex Ilva rischia di creare disparità tra i lavoratori. “Non è accettabile che si generino trattamenti differenti tra le diverse strutture aziendali”, evidenzia D’Alò.

Le dichiarazione di Loris Scarpa, Coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil

La UGL Metalmeccanici, rappresentato dal Segretario Nazionale con Delega alla Siderurgia Daniele Francescangeli e dal Segretario Generale di UGL Metalmeccanici di Taranto, Alessandro Dipino ha chiesto all'azienda di fare comprendere "quali siano le prospettive della fabbrica, sia alla luce del voci inesistenti di un rallentamento della ripartenza di AFO/4, che ci risulta slittata al prossimo mese di luglio, unitamente alla ripartenza delle cokerie, sia all'indomani della promulgazione dell'ordinanza del comune di Taranto che prevederebbe la fermata della centrale elettrica a partire dal 13 maggio p.v. che alimenta l'intero sito siderurgico di Taranto e che determinerebbe la totale fermata dello stabilimento. L'azienda ha fornito alcune risposte che però riteniamo debbano essere messe al centro di un confronto tecnico serrato con le organizzazioni sindacali che continuano ad apprendere notizie esclusivamente dai media e non attraverso la dialettica costrittiva alla base delle relazioni industriali, indispensabili per conoscere quanto accade e soprattutto poter dare risposte concrete alla città ed ai lavoratori".

"Circa la CIGS - hanno concluso -, si è palesata la possibilità che non ci siano le coperture per l'integrazione salariale al 70% e per tale motivazione è stata avanzata richiesta al Ministero del Lavoro affinché questa ulteriore misura non rappresenti l'ennesima beffa per i lavoratori dell'ex Ilva, oramai utilizzati a fasi alterne per lotte ideologiche e ricatti occupazionali che ancora non vedono alcuno spiraglio di luce".

La partita resta dunque aperta, con il prossimo incontro chiamato a chiarire una questione che incide direttamente sulle condizioni di vita dei dipendenti. Al centro resta la richiesta di garantire dignità economica e uniformità di trattamento, in una vertenza che continua a segnare il futuro industriale e sociale del territorio.

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