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Taranto
17 Febbraio 2026 - 11:11
Il molo polisettoriale di Taranto
TARANTO - Il progetto di realizzazione di un rigassificatore al Molo Polisettoriale riapre il confronto sul futuro del porto e della città. Secondo Legambiente Taranto l’opera inciderebbe in modo significativo sull’operatività dello scalo e comporterebbe criticità sotto il profilo della sicurezza.
Il piano prevede, entro il 2028, un traffico annuo di circa 100 navi metaniere, ciascuna con una capacità media di 200.000 metri cubi di gas naturale liquefatto, per un’operatività di 48 settimane e una media di 2,8 attracchi settimanali. Per l’associazione diventa quindi essenziale valutare le interferenze tra il traffico commerciale esistente e quello legato alle gasiere, oltre alle misure di prevenzione degli incidenti.
Nel porto la navigazione è disciplinata dalle ordinanze della Capitaneria che stabiliscono limiti e priorità di movimento. L’arrivo di unità dedicate al trasporto di GNL comporterebbe l’introduzione di aree di rispetto attorno al terminale con ricadute sull’organizzazione complessiva delle attività portuali.
Legambiente richiama il caso del rigassificatore offshore di Livorno, collocato a oltre 22 chilometri dalla costa, dove sono previste tre fasce concentriche di sicurezza. La prima, con raggio di 2 miglia nautiche, vieta qualunque attività. La seconda, tra 2 e 4 miglia, consente solo il transito regolato. La terza, tra 4 e 8 miglia, limita la sosta alle emergenze.
La presidente dell’associazione Lunetta Franco osserva che «se misure simili fossero applicate a Taranto, dove l’impianto sarebbe all’interno del porto, verrebbe compromessa gran parte dell’operatività del Molo Polisettoriale». Anche una fascia di interdizione ridotta a 500 metri, aggiunge, «renderebbe difficoltoso l’utilizzo delle banchine e altererebbe l’equilibrio dei traffici commerciali».
Secondo Legambiente la presenza delle metaniere potrebbe inoltre incidere sui tempi di attesa delle navi mercantili, con conseguente aumento dei costi per gli operatori. «Il rischio è quello di ridurre l’attrattività dello scalo e frenare gli investimenti legati alla diversificazione produttiva» sottolinea Franco, evidenziando anche possibili effetti sull’hub per l’eolico offshore finanziato con 28 milioni di euro.
L’associazione richiama poi i parametri del Piano di emergenza esterna adottato per Livorno, dove sono individuate una zona di impatto con raggio di 1.103 metri, una zona di danno di 1.970 metri e una zona di attenzione di 3.370 metri. «La vicinanza di aree abitate come Lido Azzurro impone una valutazione molto attenta delle conseguenze di eventuali incidenti» afferma la presidente.
Per Legambiente il progetto rappresenterebbe «una scelta che guarda al passato» e rischierebbe di incidere sulle prospettive di sviluppo del porto. L’associazione conclude chiedendo che l’iniziativa venga respinta e che si punti su attività ritenute più compatibili con il percorso di riconversione economica del territorio.
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