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fede e tradizione
16 Febbraio 2026 - 16:45
Madonna di Carosino: cappella dell'apparizione al sordomuto
CAROSINO (TA) - Terminati i festeggiamenti in onore della Madonna di Lourdes, che da queste parti rappresentano un appuntamento identitario oltre che liturgico, Carosino torna a volgere lo sguardo verso un’altra figura mariana profondamente radicata nella sua storia: la Madonna “di Carosino”. Una ricorrenza, quella del 17 febbraio, che affiora ogni anno come un frammento di memoria antica, sospesa tra tradizione, fede popolare e qualche inevitabile zona d’ombra storica.
La data e la stessa ricorrenza, tramandata di generazione in generazione, è oggi al centro di interpretazioni discordanti. C’è chi sostiene che affondi le sue radici in una leggenda relativamente recente altri, al contrario, la fanno risalire addirittura a un’epoca in cui il casale di Carosino non era ancora sorto definitivamente. È in questo secondo filone che si colloca la storia dell’apparizione della Vergine al pastorello sordomuto Fortunato. Un racconto che non trova specifici riscontri documentali ma che, sembrerebbe per secoli, è bastato ai fedeli come prova di un legame speciale tra la Madonna e questo lembo di terra jonica. Da quel momento – così vuole la tradizione – la Vergine sarebbe stata chiamata familiarmente “di Carosino”, un titolo affettuoso più che REALE, ma che attirò devoti da tutto il circondario, desiderosi di affidarle malesseri, speranze e conversioni.
A testimoniare questa antica devozione resta oggi il Cappellone della Madonna di Carosino, custodito nella Chiesa Madre: un luogo che non è solo architettura, ma memoria viva di un 17 febbraio che continua a chiedere ascolto. Negli anni, tutti i parroci che si sono avvicendati alla guida di questa comunità hanno però sempre mantenuto viva la ricorrenza, scegliendo di valorizzarla con il triduo di preghiera e con le celebrazioni del 17 febbraio come una vera festa locale.
Anche le Sante Messe avranno orari festivi, la mattina 8:30 e 10:30 e la sera alle 18:30, celebrata dal parroco don Filippo Urso, alla presenza di autorità civili e religiose. A seguire poi si snoderà per le vie del paese la tradizionale processione che attraverserà le vie della cittadina, accompagnata dalle note della banda musicale “Giuseppe Verdi” di Sava.
Se il tempo e le abitudini moderne tenderebbero forse a relegare questa festa in secondo piano, se si osserva la storia con un minimo di attenzione più particolare, emerge comunque un dato evidente: questa giornata meriterebbe forse una rivalutazione partecipativa più convinta da parte della stessa comunità carosinese, che oggi si fregia del titolo di Città Mariana. Perché il 17 febbraio non è un semplice ricordo, ma un “prodotto mariano” che ha segnato l’identità del paese, un archetipo – potremmo dire – della presenza della Madonna in questo luogo. Occorre allora anche distinguere, come spesso non si fa, questa ricorrenza dal più noto Carusuniedde del Lunedì dell’Angelo, qui dedicato alla Madonna delle Grazie, copatrona del paese: due storie diverse, due tradizioni autonome, due devozioni che non vanno sovrapposte.
Nel caso del 17 febbraio, infatti, non si celebra solo la Vergine, ma un vero e proprio punto di svolta, anche per i miracoli e le conversioni che la tradizione le ha attribuito. Forse è proprio in questo dettaglio che si nasconde il senso profondo della ricorrenza, un invito cioè a non lasciare che la lunga storia mariana di Carosino resti in questo ricordo del 17 febbraio, quasi incompleta. Una memoria perciò che chiede di essere custodita, compresa e, perché no, abbracciata più fortemente, contribuendo così a rinvigorire, nel caso ce ne fosse bisogno, la richiesta in pectore della comunità carosinese per la nomina di Carosino a santuario mariano.
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