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Il caso
13 Febbraio 2026 - 06:53
Acciaio
TARANTO - L’annuncio della formalizzazione dell’investimento da 1,3 miliardi di euro da parte del colosso multinazionale ArcelorMittal presso il sito industriale di Dunkerque, superando la necessità di consolidamento finanziario, sancisce ufficialmente l’esordio di una nuova epoca per la politica industriale del "Vecchio Continente".
Alla presenza del Presidente Emmanuel Macron e dei massimi vertici della Commissione Europea, la firma apposta in questo febbraio 2026 segna il passaggio definitivo dalla fase della teorizzazione ambientale a quella della prassi industriale pesante. Secondo quanto riportato nel piano di decarbonizzazione aggiornato del Gruppo, il progetto riguarda l’edificazione di un monumentale forno elettrico ad arco (EAF - Electric Arc Furnace) che, entro il 2029, sarà destinato a sostituire progressivamente i cicli produttivi integralmente alimentati a carbone. Tale transizione trasformerà uno dei siti storicamente più impattanti del territorio transalpino in un polo d’avanguardia per la produzione di acciaio a basse emissioni, ridefinendo gli standard di sostenibilità dell’intero comparto.
Questa imponente operazione si inserisce in una cornice geopolitica di estrema complessità, in cui il concetto di "sovranità industriale" è tornato a occupare il centro nevralgico dell’agenda di Bruxelles. Per lunghi decenni, la siderurgia europea ha subito l’erosione della propria quota di mercato a causa della pressione concorrenziale esercitata da attori extra-UE, avvantaggiati dai costi energetici sensibilmente inferiori e dagli standard ambientali pressoché inesistenti. La decisione di ArcelorMittal di sbloccare l'investimento, inizialmente prospettato nel 2024 e successivamente congelato per oltre diciotto mesi, dimostra inequivocabilmente come la fiducia degli investitori privati sia ormai indissolubilmente legata alla certezza del quadro legislativo fornito dalle istituzioni comunitarie.
I report della DG Grow della Commissione Europea evidenziano, infatti, come il via libera definitivo sia giunto solo in concomitanza con l'entrata in vigore del Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM). Tale strumento, pienamente operativo dal primo gennaio di quest'anno, impone una tariffazione del carbonio sui prodotti d’importazione equivalente agli oneri sostenuti dai produttori interni, neutralizzando di fatto il rischio di carbon leakage ("fuga di carbonio") e garantendo una competizione simmetrica sul mercato unico.
Il funzionamento del nuovo impianto di Dunkerque incarna perfettamente il mutamento del paradigma tecnologico verso l'idrogeno e l'elettrificazione dei processi. A differenza degli altiforni tradizionali (BF-BOF) che utilizzano il carbon coke come agente riducente dei minerali ferrosi, il forno elettrico ad arco permette di valorizzare il riciclo dei rottami metallici o, in alternativa, di utilizzare ferro ridotto direttamente (DRI) tramite l’impiego di gas naturale e, in una prospettiva di medio periodo, di idrogeno verde.
Tuttavia, questa transizione tecnologica non è priva di incognite strutturali di natura sistemica. La dipendenza dalla rete elettrica nazionale diviene totale, rendendo la competitività dell'acciaio francese strutturalmente legata alla stabilità e al costo marginale dell'energia, tema al centro del recente accordo strategico tra il colosso siderurgico ed EDF per la fornitura di energia nucleare a lungo termine.
Il Governo di Parigi ha dimostrato di aver pienamente compreso tale criticità, intervenendo massicciamente nel progetto attraverso l'iniezione di centinaia di milioni di euro sotto forma di sovvenzioni dirette e certificati di risparmio energetico, misure già notificate e autorizzate dalla Commissione Europea nell'ambito delle deroghe sugli aiuti di Stato per la transizione ecologica. Tale manovra si configura come una parziale nazionalizzazione del rischio d'impresa, una misura ritenuta necessaria per blindare la permanenza della produzione primaria sul suolo nazionale.
Sotto la dinamica della rinascita industriale, tuttavia, rimangono latenti tensioni sociali. La transizione verso la cosiddetta siderurgia green esige infatti una forza lavoro dotata di competenze tecniche radicalmente diverse. I rilievi delle sigle sindacali locali, manifestatisi durante le consultazioni a Dunkerque, riflettono il timore sistemico che la decarbonizzazione possa tradursi in una forma surrettizia di deindustrializzazione sociale, laddove l'automazione spinta riduce l'intensità lavorativa della manodopera tradizionale.
In ultima analisi, il caso francese funge attualmente sia da monito sia da modello paradigmatico per gli altri poli siderurgici europei, dalla complessa e ancora irrisolta situazione italiana di Taranto fino ai siti storici della Ruhr in Germania.
La scommessa di Dunkerque rappresenta dunque il primo vero banco di prova per una strategia continentale che aspira a trasformare l'acciaio nell'architrave di un'economia circolare, difesa da una barriera doganale che trasforma il rigore ambientale in un fattore di vantaggio competitivo su scala globale.
Prof. Raffaele Bagnardi
Sociologo del Lavoro
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