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Bari
12 Febbraio 2026 - 11:45
Giustizia
BARI - La sentenza del Tribunale che ha condannato 12 militanti di CasaPound fino a 2 anni e 6 mesi di reclusione per riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista, in relazione all’aggressione del 2018 ai danni di manifestanti di sinistra, diventa terreno di scontro politico e sindacale. A intervenire è il segretario generale della Camera del Lavoro Metropolitana di Bari Domenico Ficco.
Per il dirigente sindacale il pronunciamento dei giudici rappresenta un segnale preciso. “Si tratta dell’ennesimo campanello d’allarme sull’attività della destra radicale, xenofoba e violenta, troppo spesso sottovalutata dal governo” afferma, collegando il verdetto alla necessità di maggiore attenzione istituzionale.
Ficco richiama il valore storico della città. “Da Bari, città medaglia d’oro della Resistenza, arriva un messaggio chiaro sulla natura di questi aggregati”, sottolineando come la decisione dei magistrati assuma anche un significato simbolico nel contesto nazionale.
Nel suo intervento il segretario della Cgil critica quello che definisce un atteggiamento permissivo verso alcune organizzazioni politiche, ricordando la recente ipotesi di concedere spazi istituzionali e la vicenda dell’occupazione di un edificio pubblico a Roma. Secondo Ficco esisterebbe una contraddizione tra l’attenzione mostrata verso le manifestazioni di protesta e la tolleranza verso gruppi ritenuti estremisti.
“È preoccupante che si richiami il rischio di ritorni terroristici per limitare il dissenso mentre si mostrano aperture verso sigle come CasaPound” sostiene, evidenziando un diverso approccio nella gestione dell’ordine pubblico e del confronto politico.
Il sindacalista amplia poi il giudizio al piano nazionale. “Piuttosto che comprimere spazi democratici o intervenire sull’equilibrio tra politica e giustizia, il governo dovrebbe occuparsi di forme di estremismo reazionario che propagandano xenofobia e arrivano ad atti violenti contro manifestanti pacifici”.
La presa di posizione arriva subito dopo la decisione giudiziaria che ha applicato la legge Scelba nei confronti degli imputati per i fatti del 2018, considerata la prima pronuncia di questo tipo in Italia nei confronti di militanti del movimento. Il dibattito resta aperto tra valutazioni giuridiche e letture politiche della vicenda.
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