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Referendum

Quella della sinistra che invita a votare no si chiama viltà

Gli schieramenti progressisti hanno abbandonato la tradizione garantista affidandosi al ruolo delle procure. Il peso dell’ANM sul Csm e sul sistema giudiziario

Il comitato Giuliano Vassalli

Il comitato Giuliano Vassalli

TARANTO - Un tempo era contiguità ideologica tra la sinistra e Magistratura democratica che lottavano contro l’egemonia e la giustizia di classe.

Da giovane militante della sinistra ricordo perfettamente le assemblee in cui assiduamente partecipavano esponenti di MD. Poi la Magistratura si è eretta arbitrariamente a baluardo dello Stato. In quella stagione, non tanto i giudici, ma i pubblici ministeri, le Procure hanno acquisito un potere eccezionale perché ci sono state leggi eccezionali che li hanno dotati di particolari poteri. Il monopolio della forza legale e morale, che del resto nessuno le ha mai conferito. L’uso della forza dello Stato repressiva, che già in sé è un potere eversivo. Tant’è che tutti i grandi teorici del liberalismo hanno sempre concepito la propria funzione, la funzione del diritto esercitata "in nome del popolo italiano" a tutela delle libertà dei singoli contro i rischi di sopraffazione dello Stato. Tutto questo la sinistra lo ha rimosso e smarrito. Ha dimenticato le proprie origini erigendosi non più a difensore dei più deboli e inermi ma dello Stato e del culto  della repressione statale.  La sinistra si è inchinata prona alle procure. E' diventata la sua regola,  ne hanno fatto la loro fede. E' questo che distingue la sinistra populista e giustizialista da quella socialista libertaria.

Il socialismo liberale lo hanno sempre disprezzato come una variante del socialfascismo, e invece il culto dello Stato l’hanno sentito molto loro, identificandosi in toto. Le parole di Elly Schlein hanno inferto una ferita mortale in tanti democratici di sinistra. Poteva essere comprensibile e giustificato quando c’era la minaccia del terrorismo o quella mafiosa, ma poi queste minacce si sono esaurite e il culto dello Stato è rimasto. I magistrati si sono eretti a trincea avanzata nella difesa dello Stato. Vanificando, già nella fase delle indagini, la presunzione d’innocenza, l’obbligo di non violare il segreto istruttorio. L'uso disinvolto della carcerazione preventiva, le conferenze stampa delle Procure e i processi celebrati in piazza e sui media, prima ancora che nelle aule dei Tribunali.

Ormai li chiamano "processi temerari", negli ultimi due anni oltre 226mila procedimenti sono finiti nel nulla.  Procedimenti “nati morti”, il cui esito assolutorio è spesso scontato, ma che comunque vengono avviati, celebrati e trascinati per anni. Le conseguenze di questa bulimia processuale senza fondamento è una «lunga sospensione della vita per centinaia di migliaia di persone palesemente innocenti, costrette a subire il peso di un processo che, anche quando si conclude con un proscioglimento, ha già prodotto danni irreversibili».

Questa cosa è nelle corde della sinistra giustizialista, prona alla ANM che si è fatta partito, al suo potere di gestire disinvoltamente la giurisdizione attraverso le correnti.  

Qualcuno come Borrelli, finì per riconoscerlo; «Dobbiamo chiedere scusa agli italiani. Non valeva la pena di buttare il mondo precedente per cadere in quello attuale». 47 suicidi, frutti di un errore. Che non valeva la pena che si provocassero. Poi ci sono stati 30mila inquisiti, di cui due terzi in un modo o nell’altro sono stati assolti, e quindi “non valeva la pena” di processarli, inquisirli, incarcerarli, come è accaduto in molti casi. Ma tutto ciò che nel passato avveniva comunque, anche in modo insopportabile, oggi persiste nel carattere di una deviazione politica della magistratura.

Si è dato corpo ad una degenerazione. Morale innanzitutto. I responsabili sono diversi, ma c’è un luogo in cui si compiono i misfatti: l’Associazione nazionale magistrati. È questo che è diventato intollerabile. Il Csm è diventato una protesi che si limita a prendere atto delle decisioni che vengono prese dall’Anm. Per la semplice ragione che questa associazione, privata, un po’ sindacato, un po’ partito, è arbitra dell’elezione del Csm. Attraverso i suoi eletti, che sono la maggioranza, cioè i membri togati, determina, è padrona delle carriere dei singoli magistrati. Se non si affronta il “cancro” della magistratura, denunciato da magistrati di valore e più responsabili, le metastasi finiranno per distruggere l’intero “corpo” della giustizia e con esso lo Stato di diritto.

Alcune di queste cose le aveva già dette Giovanni Falcone, uno dei primi che ha sperimentato sulla sua pelle  l’uso strumentale e infamante dell’arma giudiziaria. La politicizzazione, poi il degrado, e il marcio che si è annidato nell’Associazione nazionale magistrati. Il reclutamento “politico” dei magistrati comincia già tra gli uditori giudiziari, che vengono invitati subito a schierarsi con questa o quella corrente. Vengono affiliati, reclutati, spinti perché gli si spiega che è il solo modo di campare e forse di fare carriera. Ci sono quelli che hanno un pensiero forte, si ribellano e si rifiutano, purtroppo però la maggioranza continua a iscriversi all’Anm, nonostante il discredito in cui è caduta sia impressionante.

 L’Anm ha trasformato un organo costituzionale, il Csm, arbitro delle carriere, delle promozioni, dei trasferimenti, delle azioni disciplinari, in una sua propaggine obbediente. È questa la questione che va affrontata. Il nostro intento è di liberarla dall’essere emanazione dell’Anm. Bisogna agire di conseguenza.

In un paese in cui gli iscritti a un sindacato sono mediamente tra il 35 e il 40 per cento, i  magistrati iscritti all'ANM sono il 97 per cento, perché se non ti iscrivi perdi ogni protezione, soprattutto quando ti trovi davanti alla sezione disciplinare. E' la sola ragione per la quale temono il sorteggio!

In sostanza oggi a governare il Csm è l'oligarchia delle correnti rette prevalentemente dai PM  che governa il destino di  9.662 magistrati.

Vorrebbero che la magistratura, le sue istituzioni, fossero come il socialismo reale: irriformabili

Occorre operare alla radice per estirpare questo cancro. E la radice è l’Associazione nazionale magistrati. Il caso Palamara non è importante per aver introdotto qualche novità, rispetto a un sistema già ampiamente denunciato da Francesco Cossiga: "quando la magistratura diventa militanza, si rompe l’equilibrio democratico, non si rafforza lo Stato di diritto, ma un potere che finisce per sostituirsi al consenso popolare." Un pensiero condiviso da tanti giuristi, avvocati, camere penali, giornali e giornalisti, quelli che hanno conservato un po’ di coraggio.

Oggi c’è il corpo del reato. Ci sono le prove. Le evidenze testimoniali e le prove per atti di questo marciume rispetto al quale la sinistra del no si mostra vile.

Alfredo Venturini
Referente nazionale Comitato Giuliano Vassalli

 

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