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Taranto

Plastica negli altiforno, chiesti chiarimenti su emissioni e rischi sanitari

L'ambientalista Luciano Manna ricostruisce precedenti verifiche e solleva interrogativi sugli effetti ambientali e per la salute

Altoforno 2

Altoforno 2

TARANTO - Il possibile utilizzo di rifiuti plastici negli altiforni dello stabilimento siderurgico torna al centro del dibattito. A intervenire è Luciano Manna, ambientalista e fondatore di VeraLeaks, che ricostruisce precedenti verifiche e solleva interrogativi sugli effetti ambientali e sanitari.

Secondo Manna la sperimentazione non sarebbe una novità. “Il progetto era già noto da qualche anno. Nel luglio 2022 Arpa Puglia e Asl visitarono l’ex Ilva durante il test effettuato sull’Afo4 con l’utilizzo di materie plastiche”. L’ambientalista riferisce inoltre di criticità tecniche emerse in quella fase: “Dalle informazioni raccolte all’interno della fabbrica si verificarono gravi problemi alle tubiere dell’altoforno. Un operaio ci disse: si sono tappate le tubiere, stavamo per saltare in aria”.

Manna pone poi il tema delle emissioni prodotte durante le prove, chiedendo se siano state analizzate sostanze come diossine, furani, policlorobifenili e idrocarburi policiclici aromatici derivanti dalla combustione delle plastiche. Richiama anche le osservazioni formulate da Arpa Puglia nella fase istruttoria dell’autorizzazione integrata ambientale. “Non è indicato alcun intervento migliorativo ambientale legato all’uso di combustibili alternativi al carbone e non viene specificato quale materiale plastico riciclato venga utilizzato nell’intervento Af2”, riporta citando le valutazioni tecniche. Aggiunge inoltre che non risultano rilievi analoghi da parte della Asl di Taranto.

Nel parere istruttorio conclusivo relativo all’ultima autorizzazione dello stabilimento, osserva ancora l’ambientalista, la stessa azienda menziona possibili criticità. “Si parla di riduzione delle emissioni di CO2 fino a 60.000 tonnellate l’anno e di utilizzo di 60.000 tonnellate annue di plastiche riciclate, ma viene anche evidenziato che la plastica può contenere cloro e metalli pesanti come mercurio, cadmio, piombo e zinco e che la quantità di alcuni metalli nel gas d’altoforno può aumentare”.

Da qui una serie di domande sulle conseguenze sanitarie. “Quali documenti dimostrano che questa procedura non incrementa i rischi per la salute? È stato valutato il trattamento della loppa che conterrà materiali plastici e quindi anche diossine e furani?”.

Manna richiama infine studi scientifici internazionali. Una ricerca dell’Università di Johannesburg indica che l’uso abituale di plastiche richiede la declorazione prima dell’impiego nell’altoforno perché i cloruri possono distruggere il rivestimento refrattario e le tubazioni, proprio quanto avvenuto nel test del 2022. Inoltre possono favorire la formazione di diossine tossiche e non possono sostituire completamente il coke perché non garantiscono la resistenza meccanica e la permeabilità necessarie al flusso dei gas”.

L’intervento dell’ambientalista riapre quindi il confronto sul tema delle tecnologie impiegate nel ciclo produttivo e sulle ricadute ambientali per il territorio.

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