TARANTO - Sicurezza degli impianti, ambiente e lavoro sono sempre al centro del confronto nello stabilimento siderurgico di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. I rappresentanti di Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno incontrato il management aziendale dopo la richiesta formale inviata il 23 gennaio 2026 per affrontare le criticità del sito produttivo e definire un percorso condiviso insieme a Rsu e Rls.
Nel corso della riunione le organizzazioni sindacali hanno presentato una piattaforma articolata di richieste. Tra i punti principali figurano un piano di spesa dettagliato per la manutenzione ordinaria e straordinaria, la creazione di un coordinamento stabile di fabbrica con la presenza dei responsabili aziendali e dei delegati alla sicurezza, oltre alla condivisione dei progetti finanziati anche attraverso le nuove risorse pubbliche. Sul fronte occupazionale è stato chiesto il monitoraggio della cassa integrazione con rispetto della rotazione, la tutela degli organici tecnici tipici di un grande impianto siderurgico e l’esclusione dalla sospensione per chi opera nella manutenzione e nelle attività legate alla sicurezza e all’ambiente. I sindacati hanno inoltre sollecitato una ricognizione completa delle aziende in appalto per verificare l’applicazione del contratto nazionale ed evitare forme di dumping contrattuale.
Durante l’incontro la direzione ha illustrato i dati sugli investimenti industriali e manutentivi stanziati da febbraio 2024, pari a 997 milioni di euro. All’interno di questa cifra rientrano interventi sugli impianti, ricambi e rifacimento dei materiali refrattari. Le somme destinate specificamente alla manutenzione ordinaria ammontano invece a 361 milioni nel biennio 2024 2025, di cui 119 milioni affidati a ditte esterne.
Secondo le sigle sindacali le risorse, pur rilevanti, non sarebbero adeguate rispetto allo stato degli impianti, ritenuto conseguenza della precedente gestione Arcelor Mittal. La fase iniziale dell’amministrazione straordinaria avrebbe già richiesto interventi significativi per garantire la ripartenza delle linee produttive, ma numerose attività manutentive continuano a essere rinviate per mancanza di fondi, impedendo una programmazione stabile del lavoro.
La situazione si riflette sull’occupazione. Nei reparti di manutenzione centrale la cassa integrazione raggiunge percentuali comprese tra 50 e 60%, mentre nei settori della laminazione a freddo e dei tubifici l’elevato numero di addetti sospesi è legato alla fermata completa degli impianti. Le organizzazioni segnalano inoltre che il cosiddetto piano corto del governo ha portato a un aumento dei lavoratori in Cigs con picchi superiori a 3000 dipendenti nei mesi di novembre e dicembre.
Al termine del confronto l’azienda ha assunto impegni sulle questioni sollevate e le parti hanno concordato di proseguire il dialogo in un successivo incontro per definire nel dettaglio le azioni da intraprendere.
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