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Bari

Salute mentale e povertà, l’allarme dei docenti dopo il rapporto Caritas

Aumento dei disturbi depressivi del 154% tra le persone assistite. Proposta una materia stabile sulla cittadinanza emotiva

La depressione: novità su conoscenza e trattamento

La depressione - archivio

BARI - I dati sulla diffusione del disagio psicologico legato alle condizioni sociali ed economiche spingono il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani a sollecitare un intervento pubblico più incisivo. L’associazione richiama istituzioni, opinione pubblica e mondo scolastico a confrontarsi con quanto emerge dal rapporto “Povertà e salute mentale. Relazione circolare e diritti negati”, realizzato da Caritas Italiana insieme alla Conferenza Permanente per la Salute Mentale nel Mondo Franco Basaglia.

Secondo il Coordinamento, i numeri non rappresentano una criticità temporanea ma la spia di una trasformazione profonda del tessuto sociale, dove fragilità psicologica e disuguaglianze economiche risultano sempre più connesse. Nell’ultimo decennio tra le persone seguite dalla rete Caritas si registra un incremento del 154% dei disturbi depressivi, mentre circa l’80% delle situazioni di sofferenza mentale si accompagna a condizioni di povertà materiale, relazionale e affettiva. Per i docenti si tratta quindi di un tema che supera la dimensione sanitaria e investe direttamente la sfera dei diritti.

Il Coordinamento ricorda che l’articolo 32 della Costituzione tutela la salute nella sua totalità, inclusa la componente psichica, ma evidenzia come le differenze territoriali nell’accesso ai servizi e la progressiva riduzione dei presìdi sul territorio stiano generando una protezione disomogenea, con il rischio che l’assistenza dipenda dal contesto geografico ed economico.

Particolarmente preoccupanti risultano i dati sulle nuove generazioni e sulle donne. Tra i ragazzi di età compresa fra 14 e 19 anni l’indice di salute mentale diminuisce di 1,6 punti tra il 2016 e il 2024, valore che raggiunge 2,3 punti tra le ragazze. In Italia la probabilità di manifestare almeno un disturbo mentale nell’arco della vita varia tra 18,6% e 28,5%, con una maggiore diffusione di ansia e depressione nella popolazione femminile. La pandemia da Covid-19, viene osservato, ha amplificato fragilità già presenti, aumentando solitudine e insicurezza.

Un ulteriore elemento emerge dall’analisi dei social network, in particolare Instagram, dove i giovani raccontano sempre più spesso il proprio malessere. Disturbi del comportamento alimentare, ansia e depressione compaiono con frequenza, mentre situazioni più complesse restano meno visibili, circostanza che richiede secondo i docenti un percorso educativo strutturato tra alfabetizzazione emotiva, educazione digitale e consapevolezza dei diritti.

Il Coordinamento rilancia inoltre l’appello del cardinale Matteo Zuppi sulla necessità di una responsabilità condivisa tra politica, istituzioni e comunità educante e sostiene che la scuola debba diventare luogo di prevenzione attiva, non soltanto osservatorio del disagio.

Per questo viene proposta l’istituzione di un Laboratorio permanente di cittadinanza emotiva e diritti, un insegnamento trasversale e valutabile che integri diritto, scienze umane e competenze digitali. Gli studenti sarebbero coinvolti nello studio di situazioni concrete di vulnerabilità, dalla povertà educativa alle dipendenze, dalla migrazione alla violenza di genere, collegando le esperienze ai riferimenti normativi nazionali e internazionali.

Il progetto prevede la realizzazione di dossier civici anonimi, elaborati con enti territoriali, da confrontare con gli strumenti giuridici esistenti e da sottoporre alle amministrazioni locali con proposte di intervento. L’obiettivo è riportare la salute mentale nella sua dimensione pubblica e collettiva, superando un approccio limitato alla sola espressione individuale del disagio.

Secondo il presidente del CNDDU Romano Pesavento, la tutela della salute mentale rappresenta un indicatore della qualità democratica del Paese e la sua garanzia contribuisce a rafforzare coesione sociale e inclusione.

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