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TARANTO

Ex Ilva, accuse durissime: "Così i piani di calpestio costati la vita a Claudio Salamida"

Luciano Manna di VeraLeaks denuncia gravi carenze strutturali negli impianti e sostiene che il tragico incidente fosse prevedibile. Le immagini, secondo l’attivista, sarebbero note da tempo agli organi inquirenti

I piani di calpestio interno all'ex Ilva denunciato da Luciano Manna

I piani di calpestio interno all'ex Ilva denunciato da Luciano Manna

TARANTO – Una denuncia senza attenuanti, accompagnata da immagini che descrivono uno scenario definito allarmante. Luciano Manna, fondatore di VeraLeaks, ha reso pubblica una fotografia che documenterebbe le condizioni dei piani di calpestio interni allo stabilimento ex Ilva, ritenute analoghe a quelle del luogo in cui si è verificato il recente incidente mortale.

Secondo Manna, le immagini mostrano gravi e concrete carenze strutturali che riguarderebbero passerelle, scale e superfici di lavoro di numerosi impianti. Situazioni che, a suo dire, non sarebbero episodiche né circoscritte, ma diffuse all’interno del complesso industriale.

L’attivista sostiene che questo materiale fotografico sia da tempo nella disponibilità della Procura di Taranto e afferma che le criticità risulterebbero immediatamente visibili anche a chi opera all’esterno dello stabilimento. Da qui l’interrogativo sulle verifiche effettuate dal personale dello Spesal durante gli accessi agli impianti e sulle ragioni per cui le attività produttive sarebbero state consentite in presenza di tali condizioni.

Nel suo intervento, Manna collega direttamente queste carenze alla morte di Claudio Salamida, sostenendo che l’operaio sarebbe precipitato nel vuoto a causa di piani di calpestio deteriorati, con aperture tali da consentire la vista del livello sottostante. Vengono descritte superfici instabili, grigliati appoggiati su soluzioni provvisorie e lamiere compromesse dalla ruggine.

Le stesse criticità, secondo quanto denunciato, sarebbero presenti in più reparti, dall’acciaieria all’altoforno, passando per agglomerato e cokeria. In particolare, viene riferito che nella zona in cui lavorava Salamida una griglia del piano di calpestio sarebbe stata rimossa e sostituita con tavole di legno.

Manna ritiene insufficiente il sequestro limitato all’area del convertitore numero 3 dell’acciaieria 2 e ricorda che episodi analoghi si sarebbero già verificati in passato, come nel caso di Ciro Moccia. Secondo la ricostruzione fornita, senza un intervento strutturale sugli impianti e il ripristino delle condizioni minime di sicurezza, il rischio di nuovi incidenti resterebbe concreto.

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