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Il Siderurgico

Cassa integrazione, il sindacato non ci sta

Fim, Fiom e Uilm si rivolgono al ministero del Lavoro e ad Acciaierie d'Italia

Un "esame congiunto" della richiesta di cassa integrazione in deroga che Acciaierie d'Italia ha inoltrato il 25 maggio scorso per 2.500 addetti dello stabilimento di Taranto, in continuità con la cassa straordinaria attualmente in corso per lo stesso numero, cominciata da fine marzo scorso. E' quanto richiesto da Fim, Fiom e Uilm tramite una lettera inviata oggi 31 maggio al ministero del Lavoro e ad Acciaierie d'Italia. Per le sigle metalmeccaniche di Cisl, Cgil e Uil «l'azienda ricorrerà all'ammortizzatore sociale citato adeguando la forza lavoro ai volumi produttivi che allo stato, a monte del processo di riorganizzazione, possono attestarsi, nelle condizioni massime di esercizio, a circa 4.000.000 tonnellate di acciaio, al di sotto del valore di produzione massimo consentito dal Dpcm 29 sett. 2017» e cioè sei milioni di tonnellate all'anno. 

Ad essere interessati alla cassa in deroga nello stabilimento tarantino 2.010 operai, 286 tra impiegati e quadri e 204 intermedi.

Questo, mentre si registrano tensioni sul preridotto, tecnologia che dovrebbe recitare un ruolo fondamentale nel processo di ambientalizzazione della fabbrica. Dri d'Italia, la società pubblica controllata da Invitalia che si sta occupando del proprio del preridotto, ha fatto sapere di aver appreso "con stupore la diffusione di una lettera riservata dell'amministratore delegato di Acciaierie d'Italia contenente affermazioni in totale contrasto con le norme che definiscono le modalità di intervento dello Stato nel processo di decarbonizzazione dell'acciaio e con potenziali ricadute negative sulla sua attuazione".

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