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CONTROVERSO
22 Aprile 2026 - 06:01
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
TARSÌE DI PACE di ALESSANDRA LEONE da Roma
Mani unite a sostenere il sudario.
Un silenzio che piange, grida, proclama
migliaia di nomi innocenti: un diario
di vite recise da sordida lama.
Un bimbo ucciso: una particella
di futuro che non esisterà,
un gioco, una risata, una scuola,
un sogno che non si avvererà.
Ma ogni buio pensiero di morte
sollevi lo sguardo verso la luce,
e il cielo renda sempre più forte
credere e operare per la pace.
Il sudario di Cristo è rimasto
in un angolo, nel sepolcro vuoto,
la vita oltre la violenza e l'ingiusto,
con amore, fermezza e fede ha vinto!
Ognuno di noi è una tarsìa
nel grande mosaico del mondo.
Percorriamo insieme la giusta via
per cambiarne il disegno e lo sprofondo.
RECENSIONE
I versi si aprono con un'immagine molto forte e dolorosa che ci porta subito davanti al dramma dei bambini che perdono la vita a Gaza e in tutte le altre guerre del mondo. L'atmosfera è carica di commozione e di una tristezza profonda per tutte quelle piccole esistenze interrotte troppo presto. In questa poesia, Alessandra Leone ci ricorda che ogni bambino ucciso è un pezzo di futuro che ci viene tolto, un sogno che non potrà mai diventare realtà.
Il ritmo della poesia passa dal pianto disperato alla speranza di un cambiamento possibile. L'autrice non si ferma solo al dolore delle macerie, ma invita tutti a sollevare lo sguardo e a impegnarsi concretamente per la pace. La scrittura è chiara e molto sentita, usando l'immagine della tomba vuota di Cristo per dirci che la vita e l'amore devono vincere sempre sulla violenza e sulle ingiustizie.
L'idea più bella è quella del mosaico, dove ognuno di noi è una piccola "tarsìa", ovvero un pezzetto che serve a comporre un disegno più grande. Se tutti insieme decidiamo di camminare sulla strada giusta, possiamo cambiare il volto del mondo e salvarlo dal baratro. Il linguaggio usato è facile da capire ma arriva dritto al cuore, spingendoci a non restare a guardare mentre la storia si ripete.
Il senso finale dell'opera è una chiamata alla responsabilità di ognuno di noi. Ci lascia con la convinzione che la pace non sia solo un desiderio, ma un lavoro da fare insieme ogni giorno con fermezza e fede. È una poesia coraggiosa che, partendo da una tragedia immensa, cerca di accendere una luce per costruire un futuro dove non ci siano più sudari da sostenere ma solo mani da stringere.
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DECADENZA di LINO MESSINA da Spinone al Lago - BG
Tra luce ed emozione
percezione e verità
c'è una pietra dove una volta
ospitavo il cuore.
Nulla resta com'è,
ideali cadenti
come fine dei sogni,
amarezza di un amore
che non c'è più
scorrere del tempo
senza scorgere le stelle.
Tegole su tetti bruni
con foglie ingiallite,
cadute malinconicamente
dal cielo, con pioggia
lenta, insinuante.
Leggerezza del tempo
dolente, quasi un lamento.
Poter dire che ho sognato
non ciò che ho sperato.
Ha il sopravvento la solitudine
arriva il tramonto
il giorno si spegne
la tristezza svanisce
il tempo inesorabile
silenzia il cantore unico
di ciò che si è perduto
e non verrà più
trasformandosi in silenzio.
RECENSIONE
La poesia decsrive quel momento amaro in cui ci si guarda dentro e si scopre che il cuore, un tempo pieno di vita, è diventato duro come una pietra. L'atmosfera è scura e autunnale, come un pomeriggio di pioggia dove tutto sembra consumarsi lentamente sotto i nostri occhi. In questa poesia, Lino Messina racconta la fatica di accettare che le cose cambiano e che spesso i sogni e gli amori finiscono, lasciandoci addosso un senso di vuoto.
Il ritmo della poesia è lento e stanco, proprio come le foglie ingiallite che cadono dai tetti quando piove. L'autore usa immagini molto semplici, come il tramonto e il buio, per spiegare che il tempo passa senza chiederci il permesso e si porta via tutto quello che avevamo costruito. La scrittura è sincera e non cerca di nascondere la tristezza, anzi, ci mostra come la solitudine alla fine prenda il sopravvento su tutto il resto.
L'idea centrale è che, col passare degli anni, anche il dolore e la delusione finiscono per diventare silenzio. Non c'è più spazio per le speranze di una volta, ma solo per la consapevolezza che ciò che è perduto non tornerà indietro. Il linguaggio è facile da capire e trasmette bene quel senso di stanchezza di chi ha sognato tanto, ma si ritrova a fare i conti con una realtà che si spegne piano piano come la luce del giorno.
Il senso finale dell'opera è una riflessione sulla fine di ogni cosa. Ci lascia con l'immagine di un uomo che smette di cantare e di lottare, accettando che il tempo trasformi ogni ricordo in un grande, profondo silenzio. È una poesia che parla a chiunque abbia provato malinconia per il passato, ricordandoci che la decadenza fa parte della vita e che, alla fine, resta solo il silenzio a chiudere il cerchio.
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Testata: Buonasera
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