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CONTROVERSO
21 Aprile 2026 - 06:01
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
LE SCALE di ELISEO PISINICCA da Panicarola - PG
Salgo
e scendo
le scale
del tempo
al ritmo
di una marea,
a volte
onda impetuosa,
altra
fangosa
risacca.
Questo tempo
sempre inquieto
che non è possibile
imbavagliare.
Quante volte
l’ho incontrato
per le scale
e mai
un cenno
di saluto.
Tempo
troppo spesso
sperperato,
spesso
rimpianto,
tempo
senza capo
e senza coda.
Questo tempo
non nostro,
solo
prestato.
Chissà
quando
si dovrà
restituire.
RECENSIONE
I versi si muovono lungo l’immagine verticale di una scala per spiegare come scorre la nostra vita, tra momenti belli e momenti difficili. L'atmosfera è calma e fa riflettere, come quando ci fermiamo un attimo a pensare a quanti anni sono già passati. In questa poesia, Eliseo Pisinicca descrive il tempo come un compagno di viaggio che ci cammina accanto, ma che non riusciamo mai a fermare o a capire del tutto.
Il ritmo della poesia è corto e veloce, proprio come i gradini di una scala che si fanno uno dopo l'altro. L'autore ci ricorda che spesso sprechiamo le nostre giornate o ci pentiamo di non aver fatto le cose in tempo. La scrittura è molto facile da capire e ci mostra un tempo che non ha né un inizio né una fine chiara, ma che scivola via senza salutarci, proprio come uno sconosciuto incontrato per strada.
L'idea più forte della poesia è che il tempo non ci appartiene, ma ci è stato solo prestato per un po'. Non siamo noi i padroni dei nostri giorni, siamo solo degli ospiti che devono godersi il viaggio finché dura. Il linguaggio è semplice e usa parole che tutti conosciamo per spiegare un mistero grande, facendoci sentire quanto sia prezioso ogni singolo istante che viviamo.
Il senso finale sta proprio nel chiederci quando dovremo restituire questo regalo che è la vita. Ci lascia con una domanda aperta che ci spinge a non buttare via i nostri giorni e a dare più valore a quello che abbiamo oggi. È una poesia molto umana che, con delicatezza, ci insegna ad avere più rispetto per il tempo che ci resta da vivere.
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NATO UOMO di PAQUINA MEVI da Vada - LI
Trasuda amore l’elegia del tuo ricordo
non ci sono foto tra le mie mani
a ricordare le espressioni del tuo volto
ma la tua personalità giocosa sempre
che mi accompagna ancora.
Ravviso nelle mani di un giovane ragazzo
la purezza disarmante della pelle tua, le tue
lunghe e forti mani bianche.
E la tua chioma fluente lasciata correre
come correvi tu bambino e nella gioventù
in memorabili saette con i tuoi amici.
E i tuoi quaderni disegnati a biro
sui quali trattengo un respiro breve,
breve, quanto il tuo essere stato vero.
Trasuda gioia l’esserci stato
accanto a me fonte di ricchezza
legame che varca il possesso
nella nobiltà dell’essere sublime fortezza.
Sopra ogni dubbio, fratellanza pura
invincibile protezione sicura.
Sicuro il tuo sguardo quando
al comando dell’emotività bambina
tendevi un ponte al nostro affannoso vivere.
Di noi due, tu il più grande
e non solo di me, tu, bambino nato uomo
com’io, da sempre, bambina nata donna.
RECENSIONE
I versi raccontano come il ricordo di una persona cara possa restare vivo anche senza bisogno di guardare delle vecchie fotografie. L'atmosfera è dolce e piena di affetto, come se l'autrice riuscisse a rivedere i gesti del fratello scomparso guardando i ragazzi di oggi. In questa poesia, Pasquina Mevi descrive un legame fortissimo che va oltre la morte e che continua a dare forza a chi è rimasto.
Il ritmo della poesia è calmo e sincero, perfetto per descrivere i ricordi dell'infanzia, come i quaderni scritti a mano o le corse con gli amici. L'autrice parla di una fratellanza pura che diventa un rifugio sicuro, una "fortezza" che protegge dalle fatiche della vita di tutti i giorni. La scrittura è molto chiara e ci fa capire quanto sia stato importante quel rapporto, dove ci si aiutava a vicenda a superare ogni momento difficile.
La parte più toccante è quella finale, dove viene spiegato che il fratello, pur essendo piccolo, aveva già la saggezza di un uomo grande. Lui sapeva proteggere la sorella e farle da guida con il suo sguardo sicuro, creando un legame che non finirà mai. Il linguaggio usato è semplice e arriva dritto al punto, mostrandoci come l'amore di famiglia sia la vera ricchezza che ci portiamo dietro per sempre.
Il senso finale dell'opera è che chi abbiamo amato resta con noi attraverso il suo esempio e la sua gioia di vivere. Ci lascia con una sensazione di speranza, ricordandoci che certi legami sono invincibili e non si spezzano mai. È una poesia molto bella sulla memoria e sulla capacità del cuore di restare unito alle persone care, nonostante il tempo che passa.
Testata: Buonasera
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