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Taranto

“099”, la voce dei giovani del circuito penale: un brano per raccontare riscatto e periferie

Presentato a Casa Viola il progetto musicale nato dal laboratorio con il rapper Kiave: protagonisti 20 ragazzi del centro Fieri Potest

TARANTO – “099 è il nostro copione per chi come noi è cresciuto nel rione. No’ cercàme cchiù uaie no’ vulimme tarantelle, vulime quarchedùne ca n’ascolte e ca ne sende”.

‘099’ è il titolo del brano scritto e cantato da adulti e minori del circuito penale del centro socio-rieducativo Fieri Potest, gestito dall’associazione Noi e Voi e presentato lunedì mattina a Casa Viola.

Tanto giunge a conclusione di un laboratorio musicale curato dall’associazione Rublanum, tenutosi dal 23 al 27 febbraio, con il rapper cosentino Mirko Filice, nome d’arte Kiave. L’artista, figura riconosciuta della scena hip hop italiana, ha accompagnato i venti giovani partecipanti al progetto in un lavoro autentico sulla parola, dalla metrica alla costruzione del testo, fino alla ricerca di una voce personale.

«È un brano cui tengo tantissimo, – spiega il rapper in un videomessaggio - una vera e propria testimonianza di quello che succede in determinati contesti tarantini e porta con sé un senso di rivalsa importante, che ‘respira” l’hip hop al 100%. Non era facile mettersi in discussione davanti ad un microfono o lavorare dietro le quinte. Tutti hanno dato il loro contributo e li ringrazio».

«Io amo la musica e questa è stata una valvola di sfogo. Quelle parole – dice Adrian, fra i partecipanti al progetto, cui si deve l’introduzione al brano - danno un significato a quello che sto vivendo. ‘099’ ormai è parte di me e racconta la mia voglia di andare avanti e di non sprecare le possibilità che la vita mi sta offrendo».

«Crediamo profondamente nella cultura e in particolare in quella urbana e hip hop come mezzo di sviluppo personale, sociale e collettivo, strumenti capaci di generare dialogo, opportunità e nuovi percorsi di crescita anche nei contesti più complessi Dunque, non una semplice produzione musicale – sottolinea Giacomo Marinaro, direttore artistico e coordinatore del progetto per l’associazione Rublanum – ma una testimonianza vera, umana che racconta fragilità, presa di coscienza e desiderio di cambiamento ».

«Kiave con la sua empatia – racconta Elisabetta Calabrese, pedagogista e responsabile di Fieri Potest - ha aiutato i ragazzi a far emergere le loro storie, valorizzandone la voce e l’identità. E questa è stata la chiave di volta per accendere in loro il desiderio di partecipare».

«La cultura si diffonde nella bellezza - riferisce don Francesco Mitidieri, presidente di ‘Noi e Voi’ - Lo sanno bene gli amici dell’associazione Rublanum che hanno realizzato i murales in giro per Taranto e in particolare di quelli sui palazzi di Paolo VI. Li abbiamo conosciuti così ed è nata una collaborazione che oggi ci porta a questo progetto».

il brano è disponibile su tutte le piattaforme streaming ed è corredato dal videoclip con immagini della città, in particolare delle periferie, e che restituisce un po’ quello che è successo nel laboratorio.

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