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CONTROVERSO
24 Febbraio 2026 - 06:01
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
SORSI DI FELICITÀ di VANNI D'ALESSANDRO da Lugo di Romagna - RA
Scorre in fretta la vita,
nascosta tra le pieghe del tempo,
nelle stille di rugiada
che la notte posa sulle foglie
e sui fili d’erba,
scintillante nel freddo del mattino,
quando una sfera di luce
la sfiora appena.
Un silenzio improvviso,
un attimo di meraviglia,
il calore di una stanza,
gli odori della casa,
il gusto della tavola condivisa,
una carezza fugace,
i baci morbidi rubati,
l’attesa del ritorno.
Scorre così la vita
nell’alveo di un mondo
che si ripete ogni giorno,
rimanendo spesso invisibile,
per chi non osa cercarla,
per chi dimentica
le sue impronte minute,
che all’indomani svaniscono
se non passano dal cuore.
Bagliore d’un fuoco d’artificio,
che brilla per un attimo,
per non tornare più,
lasciando frammenti alla fine del giorno,
che formano un nido
tra i rami dell’anima,
iniezioni d’amore
nelle scelte importanti.
Non reclama la vita
un’estasi perpetua
né d’affacciarsi a scenari mozzafiato,
può bastarle il tempo delle piccole cose,
perché forse la felicità
è fatta di sorsi
e non per forza d’ubriachezza.
RECENSIONE
La felicità qui non esplode, ma scorre piano tra le cose di ogni giorno. Il testo si muove dentro un tempo ordinario, fatto di rugiada, stanze calde, odori familiari, e mostra come la vita passi spesso inosservata proprio mentre accade. L’atmosfera è raccolta, attenta ai dettagli minimi che diventano sostanza del vivere.
In questi versi Vanni D’Alessandro sceglie di non inseguire grandi slanci, ma di restare fedele a un’intenzione precisa: riportare lo sguardo sulle piccole epifanie quotidiane. La sua voce non alza il tono, preferisce enumerare gesti e immagini che tutti conoscono, lasciando che siano loro a costruire il senso.
Il ritmo procede per accumulo, con una serie di frammenti che si susseguono come respiri brevi: “il calore di una stanza, / gli odori della casa, / il gusto della tavola condivisa”. L’elenco diventa struttura portante e suggerisce che la felicità non sia un evento unico, ma una trama sottile che si intreccia nelle abitudini. Anche l’immagine del fuoco d’artificio, così rapido e luminoso, rafforza l’idea di un attimo che vale proprio perché non dura.
“può bastarle il tempo delle piccole cose, / perché forse la felicità è fatta di sorsi” non suona come una morale, ma come una constatazione pacata. Resta addosso la sensazione che ciò che conta non sia l’intensità assoluta, bensì la capacità di riconoscere quei brevi lampi che, sommati, costruiscono un nido silenzioso dentro l’anima.
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SCHIUMA di MARGHERITA BONFILIO da Penne - PE
Sono schiuma tra le onde che schiaffeggiano la battigia.
Spumeggiante,
soffice e bianca,
corro sulla cresta dell’onda.
Lascio il segno
come un ricamo sulla sabbia
per non essere dimenticata.
Spuma bianca
come il velo da sposa
che ammanta i ricordi
e custodisce segreti.
RECENSIONE
Sono schiuma tra le onde che schiaffeggiano la battigia, scrive Margherita Bonfilio, e in questa immagine si raccoglie subito un’identità fragile ma visibile. Il testo si apre su una dichiarazione semplice che diventa metafora dell’esistenza: qualcosa che appare, brilla, lascia traccia e subito si dissolve. L’atmosfera è lieve, attraversata da un desiderio di permanenza dentro ciò che per natura è effimero.
Il ritmo è breve, scandito da versi essenziali che imitano il moto rapido della spuma. Le parole “Spumeggiante, / soffice e bianca” costruiscono una sequenza sonora morbida, mentre il gesto di “lasciare il segno” introduce un bisogno più profondo: non sparire senza memoria. Le immagini restano nitide e facilmente riconoscibili, quasi cucite una sull’altra.
La poesia si regge su un simbolo unico che si trasforma: la schiuma diventa ricamo, poi velo da sposa, poi custodia di segreti. Questa progressione dà al testo una coerenza interna e un tono intimo, come se dietro la leggerezza si nascondesse una storia silenziosa. La scelta di pochi elementi rende l’immagine più concentrata e incisiva.
Resta la sensazione di una presenza che, pur consapevole della propria transitorietà, cerca uno spazio nel ricordo. Tra sabbia e onde, la delicatezza non è debolezza ma modo di esistere, lasciando una traccia sottile che il mare può sfiorare, ma non cancellare del tutto.
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Testata: Buonasera
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