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CONTROVERSO

Poesia del Giorno

"Le case cambiano, le cose cambiano" di Massimo D’Este & "Inciampare" di Francesca Martini

Poesia del Giorno

La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.

Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.

L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.

Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.

Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:

  1. seguire le pagine social ufficiali di Buonasera24 su Facebook e Instagram;
  2. inviare all’indirizzo controverso2019@gmail.com una poesia che non superi i 30 versi indicando nome, cognome, luogo di residenza e dichiarando nel testo la paternità dell’opera.

Le poesie di lunedì 23 sono:

    LE CASE CAMBIANO, LE COSE CAMBIANO di MASSIMO D'ESTE da Tolentino - MC

    Cambiano i volti, le stagioni, le parole dette piano e quelle gridate al vento.
    Cambiano i giorni e cambiano le notti, si spostano i confini, si sgretolano
    certezze che sembravano roccia. Ma sorge il sole dal mare, ogni mattina.
    Sorge la luce anche quando gli occhi sono stanchi e il
    cuore fatica a credere. Sorge l’acqua dalla pietra,
    come promessa inattesa dove nessuno pensava
    potesse nascere vita. Sorge l’amore dal cuore, come
    respiro profondo dell’anima, come fuoco che non
    chiede il permesso per ardere. Sorge lo Spirito da Dio,
    silenzioso e potente, donato, sussurrato. Sorge
    l’uomo dal grembo, fragile e nudo, e già con un nome.
    Sorge ogni volta che sceglie il bene,
    ogni volta che rialza lo sguardo, ogni
    volta che, nel buio, decide di essere
    luce.
    Le case cambiano.
    Le cose cambiano. Ma ciò che sorge dal
    profondo non tramonta con il tempo.
    Perché ciò che viene dall’Amore non è
    consumato dal mutare del mondo, ma lo
    attraversa e lo trasfigura.

    RECENSIONE

    Cambiano i volti, le stagioni, le parole dette piano e quelle gridate al vento. Tra questi mutamenti Massimo D’Este osserva come cambino anche i giorni e le notti, come si spostino confini e si sgretolino certezze che sembravano roccia. L’atmosfera è di continua trasformazione, ma percorsa da una luce che resiste e che si rinnova ogni mattina.

    Il ritmo procede per accumulo, con frasi che si allungano e si aprono come spazi di respiro. Le immagini – il sole che sorge dal mare, l’acqua che nasce dalla pietra – rendono concreto l’astratto, dando corpo a concetti come amore, Spirito e vita. La scrittura alterna pause e riprese, creando un andamento meditativo e musicale insieme.

    Il tema centrale è la continuità nascosta dietro il mutamento apparente: ciò che sorge dal profondo non tramonta con il tempo. I dettagli concreti si intrecciano con il simbolico, e la poesia riesce a rendere visibile il filo invisibile che unisce cambiamento, scelta e forza interiore.

    Rimane la sensazione che ogni mutamento esterno possa essere attraversato e trasformato dall’interiorità. Tra roccia, acqua, luce e amore, ciò che è autentico persiste, e il mondo non solo lo accoglie ma ne viene trasfigurato, restituendo al lettore un senso di stabilità dentro il continuo fluire.

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    INCIAMPARE di FRANCESCA MARTINO da Fiesole - FI

    Inciampi e chiudi il pugno,
    capisci che la caduta è spaventosa.
    Trovi un sentiero che ti ricorda
    i sogni delle notti che fan riflettere.
    Posseggo la mappa
    delle tue onde che spumeggiano.
    Cogli il sapore del sale
    nella fresca brezza che ti sposta
    spinta dalla forza del mare.

    Cerchi di restare in piedi
    come gli alberi,
    ma non sai stare fermo
    come i sassi al buio.
    Se è notte e copri il viso,
    manca lo sguardo verso il sentiero:
    inciampi.
    Un pugno di sale
    può arrivare a salvarti.

    La caduta non è niente:
    crea pace.
    Ti senti riparato.

    Amare.
    Il tuo pugno stretto di sale
    è un volto che, nella caduta,
    ha protetto le lacrime
    che scendono per rimanere
    nel dolore che ti ha spaventato.

    RECENSIONE

    C’è una stranezza che attraversa tutta la poesia, come se ogni frase fosse sospesa tra realtà e sogno. L’atmosfera oscilla tra instabilità e protezione, e la particolarità dei versi – con immagini apparentemente disgiunte come “pugno di sale” – diventa parte del loro senso, suggerendo un mondo in cui il caos esterno incontra una logica interiore propria.

    Il ritmo è discontinuo, quasi spezzato, e sembra riflettere l’esperienza stessa dell’inciampo: frammentata, in cui ogni movimento porta un’eco di sorpresa o fragilità. Le immagini – “onde che spumeggiano”, “sassi al buio”, “fresca brezza” – creano un legame sensoriale tra elementi diversi, trasformando ciò che appare scollegato in tessitura emotiva coerente.

    Francesca Martini mostra così una scrittura che fa della discontinuità una forza poetica. Il pugno di sale, il sentiero sfuggente e le lacrime che rimangono non sono errori: diventano simboli di attenzione e protezione, rendendo tangibile la caduta senza negarne la potenza emotiva.

    Resta l’impressione di un’esperienza corporea e mentale insieme: inciampare non è solo cadere, ma sentire le forze che attraversano la vita. La stranezza dei versi diventa allora un linguaggio del cuore, che lascia aperta la possibilità di trovare senso anche nel disordine apparente.

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