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CONTROVERSO
18 Febbraio 2026 - 06:00
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
CHI SONO IO? di LUCIA SANTUCCI da Latina
Chi sono io, se non un riflesso
di cieli immensi e terre inquiete,
un soffio che passa tra gli istanti,
un’ombra che cerca la sua luce?
Sono forse il ricordo di ieri,
il profumo sbiadito di un sogno,
il frammento di stelle cadute
che ancora brillano nel profondo?
Chi sono, se non un cammino,
un passo incerto su strade infinite,
tra la polvere che avvolge il passato
e l’orizzonte che chiama il domani?
Sono il silenzio che grida domande,
il vento che scuote pensieri sopiti,
una fiamma che arde senza tregua,
e si spegne solo per rinascere ancora.
Forse… sono l’abbraccio del dubbio,
il canto sommesso dell’universo,
un nodo di ombre e di luce,
che cerca il senso al di là del confine.
Sono tutto ciò che ho amato e perduto,
ogni parola che ho detto e taciuto,
un mosaico di frammenti invisibili,
che insieme raccontano il mio io.
Oppure, forse,
il mistero che mi rende viva
si cela nel cuore di questa domanda,
come un viaggio eterno verso me stessa.
RECENSIONE
Una domanda attraversa l’intero testo come un filo teso, sospeso tra inquietudine e desiderio di riconoscersi. Il tema è quello dell’identità, cercata non in definizioni ferme ma in immagini mobili, in un continuo oscillare tra luce e ombra. L’atmosfera è meditativa, quasi raccolta, e lascia spazio a un interrogarsi che non pretende risposte definitive.
Il ritmo procede per interrogativi e affermazioni alternate, creando un andamento riflessivo che somiglia a un dialogo interiore. Le metafore si susseguono con coerenza simbolica: il soffio, il frammento di stelle, il cammino incerto. Nei versi “Sono il silenzio che grida domande, / il vento che scuote pensieri sopiti” la tensione tra opposti rende evidente la complessità del sentire.
In questa esplorazione poetica Lucia Santucci adotta un linguaggio limpido e accessibile, affidandosi a immagini cosmiche e naturali per raccontare un percorso intimo. La sua voce sceglie la ripetizione come struttura portante, trasformando la domanda iniziale in un motivo che ritorna e si approfondisce, senza mai irrigidirsi in una definizione unica.
Rimane la sensazione di un’identità in movimento, composta da perdite, memorie e attese. Non c’è una risposta conclusiva, ma un cammino che continua oltre le parole, come se il vero volto si trovasse proprio nel coraggio di restare dentro la domanda.
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EFFIMERA BELLEZZA di FRANCESCO ENAS da Viterbo
Di un effimera e caduca bellezza
lasciano invero fili
di delicati pensieri
che rincorrono
le anime perdute
come danze
ed afferrano tra dita amorfe
la vita
che lesta fugge
senz'altro da dire
se non che
la mente
porta l'uomo
verso l'ignoranza
RECENSIONE
La bellezza qui appare fragile, destinata a sciogliersi mentre ancora la si guarda. In questi versi Francesco Enas riflette su ciò che passa e lascia soltanto tracce sottili, come fili che cercano di trattenere un senso prima che svanisca. L’atmosfera è pensosa, attraversata da una consapevolezza che non consola ma interroga.
Il ritmo procede per frammenti brevi, quasi sospesi, con parole isolate che sembrano cadere una dopo l’altra. Le immagini delle “anime perdute” e delle “dita amorfe” creano un senso di smarrimento, mentre la vita è colta nel suo slancio rapido, pronta a sfuggire senza spiegazioni. L’assenza di punteggiatura forte accentua questa corsa silenziosa verso qualcosa che non si afferra del tutto.
Il tema centrale è la caducità, ma anche la tensione tra pensiero e ignoranza, tra ricerca e limite umano. La mente, indicata come guida incerta, diventa simbolo di un sapere che rischia di perdersi proprio nel suo stesso movimento. La scrittura resta essenziale, quasi scarnificata, e lascia che siano le pause a suggerire il peso delle parole.
Rimane un’impressione di precarietà, come se ogni tentativo di comprendere fosse già un passo verso un nuovo dubbio. In quella fugacità si avverte però anche un invito implicito: guardare la bellezza mentre passa, sapendo che proprio nella sua brevità risiede la sua forza.
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Testata: Buonasera
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