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CONTROVERSO

Poesia del Giorno

"Le cadute di Atlantide" di Lucia D'Aversa & "Ricordo il mare" di Karl Mirabelli

Poesia del Giorno

La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.

Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.

L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.

Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.

Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:

  1. seguire le pagine social ufficiali di Buonasera24 su Facebook e Instagram;
  2. inviare all’indirizzo controverso2019@gmail.com una poesia che non superi i 30 versi indicando nome, cognome, luogo di residenza e dichiarando nel testo la paternità dell’opera.

Le poesie di lunedì 16 sono:

    LE CADUTE DI ATLANTIDE di LUCIA D'AVERSA da Campi Salentina - LE

    Atlantidi di luce,
    di lava,
    di vento,
    ognuna splendida nel suo istante perfetto,
    ognuna destinata a piegarsi all'onda del
    peccato.

    Una affondò in una notte,
    nella pancia della
    terra,
    una scivolò lenta
    come la lingua di fuoco
    di un uomo bruciato,
    una si ruppe in mille canti dispersi,
    una si nascose dietro veli di nebbia
    per non farsi guardare più.

    E l'ultima - la più umana - si spense nell'acqua che salivava,
    nel silenzio dei padri
    che non sapevano dare un nome alla fine.

    Perché Atlantide non è un luogo,
    ma un cuore superbo che cede,
    una memoria spezzata,
    una preghiera che l'oceano si riprende.

    E noi, figli delle sue cadute,
    camminiamo sulle rive del tempo
    ascoltando i volti del mondo,
    che purtroppo sono interi solo a metà,
    perché l'amore puro manca.

    RECENSIONE

    Ogni caduta qui non è solo rovina, ma rivelazione di una fragilità antica. Il testo si muove attorno all’idea di perdita come destino umano, intrecciando mito e coscienza personale in un’atmosfera solenne e inquieta. Atlantide diventa simbolo di una grandezza che si incrina, di un orgoglio che non regge alla prova del tempo.

    Le immagini si susseguono con un ritmo frammentato, fatto di pause e spezzature che imitano lo sprofondare. “Una affondò in una notte, / nella pancia della terra” dà subito corpo a una discesa concreta, mentre la ripetizione di “una” scandisce le diverse forme della fine. L’andamento è narrativo ma attraversato da scarti lirici, come se ogni verso fosse una crepa che si apre.

    Lucia D’Aversa costruisce una metafora ampia e coerente, in cui il mito non resta lontano ma si avvicina alla dimensione quotidiana. La sua scrittura alterna immagini ardite a momenti più meditativi, mantenendo una tensione costante tra racconto e riflessione, tra evento e significato.

    Resta l’idea che la vera Atlantide sia interiore, una memoria che cede sotto il peso della superbia e della mancanza d’amore. Si cammina allora tra rovine invisibili, portando dentro una frattura che non smette di interrogare il presente e di chiedere un gesto diverso.

    _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ 

    RICORDO IL MARE di KARL MIRABELLI da Cosenza

    Il mare ondeggia in ogni mio ricordo:
    un’onda in particolare torna sempre,
    ma non è mai la stessa.

    Mi porto addosso il sale,
    il profumo delle sere d’estate
    che non tornano più.

    Ma resto lì,
    tra la riva e la nostalgia,
    a farmi bagnare
    da ciò che non so dimenticare.

    C’è il mare in ogni ricordo,
    e il suono delle onde
    ha ancora la tua voce.

    Ogni tramonto ha il tuo profilo,
    ogni respiro sa di salsedine
    e di noi.

    E resto qui,
    con la pelle che sa di vento,
    ad aspettare che torni la marea
    a riportarmi te.

    Ricordo le onde del mare,
    e ogni notte la sua voce mi chiama,
    come se sapesse dove ritrovarti.

    Cammino sulla battigia dei pensieri,
    affondo i piedi nei rimpianti bagnati,
    ma il tuo nome torna sempre a riva.

    Le stelle cadono come conchiglie dimenticate,
    e io spero che una profumi di te
    per darle quel nostro stesso bacio
    che non ho più dimenticato.

    RECENSIONE

    C’è una nostalgia che non si consuma, ma torna come un movimento continuo, sempre uguale e sempre diverso. Il centro emotivo del testo è questo legame tra memoria e mare, dove l’acqua diventa il luogo in cui l’amore sopravvive al tempo. L’atmosfera è malinconica ma non disperata, attraversata da un’attesa che non si spegne.

    Il ritmo segue l’andamento delle onde: ritorni, riprese, variazioni sullo stesso motivo. Le ripetizioni creano un effetto circolare, mentre le immagini restano semplici e dirette, legate ai sensi – il sale, la salsedine, il vento sulla pelle. Il verso breve alternato a frasi più distese dà al testo un passo lento, come una camminata sulla battigia.

    Nel percorso poetico di Karl Mirabelli il mare non è sfondo ma interlocutore vivo, e nei versi “Il mare ondeggia in ogni mio ricordo: / un’onda in particolare torna sempre” si concentra l’idea di una memoria che respira. La sua scrittura privilegia un linguaggio limpido, affidando alla reiterazione e alle immagini naturali il compito di custodire l’assenza.

    Rimane la sensazione di una presenza che non si lascia cancellare, come un nome inciso nella sabbia che l’acqua non riesce a portare via del tutto. Tra stelle e conchiglie, la notte diventa spazio di ascolto, e il mare continua a chiamare con una voce che assomiglia a un ricordo ancora vivo.

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