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CONTROVERSO
16 Gennaio 2026 - 06:00
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
[MI RIFUGIO IN TE AMICA] di DOROTEA SARNO da Ferrara
Mi rifugio in te, amica,
se puoi ospitarmi ancora una volta
nel tuo arguto sentire,
sappi che non scappo da nessuno
per stare con te,
ti ho scelta perché sei me informe,
come un frammento,
luce che tutela e non abbaglia
di ciò che vorrei,
delicatamente eserciti quella pressione
perché io veda più in là,
raggiungo una fiducia quasi ideale,
dote e talento puro,
di chi si vuole bene sopra l’abisso
dove vive la sapienza.
RECENSIONE
La poesia racconta un rifugio che non è fuga, ma scelta consapevole di vicinanza. Il tema centrale è l’amicizia come spazio sicuro, capace di proteggere senza soffocare e di far vedere oltre. Il tono è intimo e riconoscente, con una delicatezza che non diventa mai debolezza. Il ritmo scorre come una confessione, tenuta insieme da un filo di fiducia.
Versi come “Mi rifugio in te, amica” e “ti ho scelta perché sei me informe” mostrano subito la profondità del legame. L’immagine del frammento e della luce che “tutela e non abbaglia” rende l’amica una presenza che guida senza imporsi. Le immagini sono limpide e coerenti, e la lingua resta morbida, quasi carezzevole. Si avverte un equilibrio tra bisogno e gratitudine.
Nel testo di Dorotea Sarno la relazione diventa anche un modo per conoscersi meglio. La poesia non idealizza in modo astratto, ma costruisce un ritratto fatto di gesti interiori e piccoli movimenti dell’anima. La “pressione” esercitata con delicatezza è una figura efficace, perché parla di crescita senza ferire. La voce poetica resta sempre vicina, mai distante.
Il discorso si chiude su un’immagine forte, quella dell’abisso e della sapienza, che dà peso a tutto ciò che è stato detto prima. Volersi bene diventa un atto coraggioso, non una frase facile. La fiducia raggiunta appare come una conquista lenta e preziosa. Resta nel lettore una sensazione di luce quieta, che non abbaglia ma accompagna.
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IL MARE INOSPITALE di CARLO SAPORITA da Torregrotta - ME
Silenzi di fuoco sulle città che ardono tra grida e pianti.
Un pallone calciato in aria, da piccoli che sognano,
si trasforma in cenere e lentamente cade
sulle infanzie fermate dal tempo e ingabbiate dall’incoscienza
di uomini che giocano con armi che volano,
ma che non sono aquiloni.
Non sono fuochi di festa e nessuno dipinge il cielo di bellezza,
anzi lo macchia di sorrisi spenti e di lacrime rosse
che cadono giù in quel mare inospitale e diviso da muri di pianto.
Si tinge di amarezza e sprofonda negli abissi quel pallone gonfiato,
quel suono di armonica nelle viuzze deserte e quella corsa,
con il boato della folla, al traguardo di quella olimpiade
svanita nel nulla.
RECENSIONE
La poesia apre uno scenario duro, dove la guerra cancella ogni normalità e lascia solo cenere e pianto. Il tema centrale è l’infanzia spezzata, travolta da una violenza che non dovrebbe appartenere al mondo dei piccoli. Il tono è amaro e accusatorio, ma resta sempre legato alle immagini, senza trasformarsi in slogan. Il ritmo procede per scene che si susseguono come fotogrammi dolorosi.
Nel testo di Carlo Saporita l’immagine del pallone è il cuore simbolico della poesia. Diventa un sogno semplice che si alza in aria e poi ricade distrutto, come se la speranza fosse costretta a tornare a terra. La lingua è diretta, visiva, e mette insieme fuoco, lacrime, muri e mare in un unico paesaggio di perdita. Ogni dettaglio sembra portare con sé una ferita.
Versi come “si trasforma in cenere e lentamente cade” e “non sono fuochi di festa” ribaltano ciò che normalmente è gioco e celebrazione. Il contrasto tra armi e aquiloni è una figura semplice ma potentissima, perché mostra l’assurdo senza bisogno di spiegazioni. Anche il mare, “inospitale e diviso”, diventa una barriera emotiva oltre che fisica. La poesia usa immagini nette, senza addolcire nulla.
Alla fine resta la sensazione di una corsa interrotta, di un traguardo che non ha più senso. Il boato della folla e l’olimpiade svanita nel nulla sembrano ricordi di un mondo possibile, ormai lontano. Il testo lascia addosso un peso, come se ogni scena chiedesse memoria e responsabilità. E quel pallone, ormai spento, continua a cadere dentro chi legge.
Testata: Buonasera
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