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CONTROVERSO
07 Gennaio 2026 - 06:00
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
ELEGIA XLI di MARIA PIERA LO PRETE da Taranto
C’era una volta un tempo
che non sarà più tempo.
Sarà il fragore del passato
il riverbero di un lampione
il segreto che serbi in seno.
Sarà solo il sogno
di un essere infinitamente
piccolo, che chiede di
vivere ancora
aggrappato al lampione che lì
lungo la strada
illumina i suoi passi.
RECENSIONE
La poesia apre con un senso di tempo perduto e di memoria che pesa come un’ombra. Il tono è malinconico ma non cupo, attraversato da una delicatezza continua. I versi scorrono lentamente, come passi notturni lungo una strada silenziosa. Fin dall’inizio si avverte un legame forte tra ricordo e desiderio di continuare a vivere.
Immagini come “il fragore del passato” e “il riverbero di un lampione” danno al testo una forza visiva molto chiara. Il lampione diventa un punto fermo, quasi una guida fragile ma necessaria. Il sogno di “un essere infinitamente / piccolo” rende il messaggio umano e vicino. Il ritmo spezzato accompagna bene questa sensazione di precarietà.
Nel testo di Maria Piera Lo Prete il tema centrale è il bisogno di esistere nonostante il tempo che scorre. L’uso di immagini semplici e quotidiane rende il dolore più accessibile. Non ci sono eccessi, tutto resta misurato e sincero. La poesia parla piano, ma lascia il segno.
Il finale raccoglie il senso di tutto il percorso. L’idea di restare “aggrappato al lampione” chiude il testo con una nota fragile ma intensa. La struttura accompagna bene questo gesto di resistenza silenziosa. Al lettore resta una sensazione di tenerezza e di sospensione.
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UN MONDO INCANTATO di ELIO MAGLIANO da Torino
In un mondo celeste con il mare,
i fiumi e i laghi, il cielo si fa unico specchio.
Azzurra nella luce del sole la terra,
incartata da un tappeto di stelle,
risorge dopo il buio della notte.
E la natura riprende il suono della vita
con i suoi colori e il fiorire dei germogli,
in attesa della linfa della sorgente.
Il canto delle rondini in un gioco a rincorrersi,
il fischio del vento ovunque misterioso, senza tempo.
Il mare salato di un azzurro specchiato
riflette il cielo con chiaroscuri danzanti,
il canto dell’onda rotolante e perpetua.
E i monti ghiacciati dalle cime protese
come mani preganti verso il cielo celeste.
Verso il mare strisciante il ruscello discende
tra prati in fiore e cascate incantate,
tra boschi di faggi e betulle imbiancate.
RECENSIONE
La poesia apre uno scenario naturale ampio e luminoso, dove ogni elemento sembra in dialogo con l’altro. Il tema centrale è l’armonia del mondo, visto come un insieme ordinato e vivo. Il ritmo è disteso e continuo, come uno sguardo che attraversa lentamente il paesaggio. L’atmosfera che ne nasce è serena e contemplativa.
Immagini come “il canto delle rondini in un gioco a rincorrersi” e “riflette il cielo con chiaroscuri danzanti” rendono il testo molto visivo. La natura è raccontata attraverso movimenti, suoni e colori che si rincorrono. Le metafore sono leggere e immediate, facilmente riconoscibili. I versi lunghi accompagnano questo fluire senza interruzioni brusche.
Nel testo di Elio Magliano emerge una visione della natura come spazio accogliente e ordinato. Il linguaggio è ricco ma chiaro, mai eccessivo. Ogni immagine sembra aggiungersi alla precedente senza sovrapporsi. La poesia procede come un’unica grande descrizione in equilibrio.
Nelle ultime immagini il movimento diventa più evidente e accompagna il lettore verso una chiusura naturale. Il ruscello che scende tra prati e boschi suggerisce continuità e calma. Non c’è uno stacco netto, ma una lenta conclusione che raccoglie tutto il percorso. Rimane una sensazione di pace silenziosa e completa.
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Testata: Buonasera
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