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CONTROVERSO
06 Gennaio 2026 - 06:00
La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.
Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.
L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.
Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.
Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:
LA MIA BEFANA di ANTONIO VENTRUTI da Pulsano - TA
Non importa se avrai
il mento lungo, il naso aquilino e la gobba nera.
Rimani la mia befana di sempre, avvolta nello scialle scuro.
Vòlita ancora sui tetti bassi
e le case bianche della mia infanzia.
C’erano tutti attorno al tavolo quel sei gennaio.
Le fascine alimentavano
il fuoco del camino,
i volti si accendevano,
ci incantavano le storie ataviche della nonna,
persino la fiamma del focolare sembrava fermarsi ad ascoltare.
Ella arrivò e si fermò nella grande stanza al “castello”.
Mi portò in dono un monopattino artigianale,
fatto dalle mani grandi di mio padre.
RECENSIONE
La poesia costruisce un clima intimo e affettuoso, legato al ricordo dell’infanzia e della casa. Il tono è semplice e caldo, capace di restituire un mondo fatto di piccoli gesti e immagini familiari. Il ritmo è lento e narrativo, come una memoria che riaffiora senza fretta. Fin dall’inizio si percepisce un legame profondo tra fantasia e realtà quotidiana.
Nel testo di Antonio Ventruti emerge con forza il tema della memoria affettiva. Versi come “Rimani la mia befana di sempre, avvolta nello scialle scuro” fissano una figura simbolica e rassicurante. Le immagini sono concrete e domestiche, legate al focolare, alla tavola, alle storie raccontate. La poesia comunica un senso di protezione e continuità.
La scelta di immagini come “il fuoco del camino” e “le storie ataviche della nonna” rafforza l’atmosfera raccolta. La ripetizione di gesti e dettagli crea un ritmo pacato, quasi ipnotico. Il linguaggio è diretto, privo di artifici, e proprio per questo autentico. Il tempo sembra sospeso, come se il ricordo fosse ancora vivo.
Il finale dà al testo un senso compiuto e profondamente umano. Il dono ricevuto non è solo un oggetto, ma un segno d’amore e di presenza. Tutto ciò che precede conduce naturalmente a quell’immagine conclusiva, carica di affetto. Il lettore resta con una sensazione di tenerezza e di memoria condivisa.
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INCONTRI di MARIA DE MATTEIS da Taranto
Ci sono incontri di anime
che si riconoscono senza spiegarsi,
come ferite che sanno già come guarire.
S'incontrano
per risolvere ciò che è rimasto irrisolto,
attratte da un filo invisibile
che non conosce tempo.
Si sfiorano per imparare,
a volte per restare,
senza legare.
Perché ogni incontro
è una lezione travestita da destino,
e il separarsi diventa un distacco
leggero,
grate non per il dolore,
ma per la verità che le ha rese libere.
RECENSIONE
La poesia parla di legami che nascono e finiscono senza rumore, lasciando però un segno profondo. Il tema centrale è l’incontro come passaggio necessario, più che come promessa di durata. Versi come “incontri di anime / che si riconoscono senza spiegarsi” rendono subito chiaro questo clima di intimità silenziosa. Il ritmo è lento e misurato, adatto a un pensiero che si deposita con calma.
Le immagini sono essenziali ma molto evocative, costruite su metafore semplici e immediate. Il filo invisibile, le ferite che sanno guarire, suggeriscono un legame profondo ma non vincolante. Le emozioni che emergono sono delicate, mai drammatiche, e parlano di consapevolezza più che di dolore. La struttura dei versi, brevi e ariosi, accompagna questa leggerezza.
Nel testo di Maria De Matteis il linguaggio resta volutamente sobrio e diretto. L’idea che ogni incontro sia “una lezione travestita da destino” racchiude il messaggio più forte della poesia. Le figure retoriche non sono ostentate, ma inserite con naturalezza nel flusso del discorso. Questo rende il testo accessibile e sincero.
L'explicit dà senso a tutto il percorso precedente. Il distacco non viene vissuto come una sconfitta, ma come una forma di libertà conquistata. La chiusura è pacata e coerente con il tono iniziale, senza forzature. Al lettore resta una sensazione di chiarezza e di equilibrio emotivo.
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