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AUTOBIOGRAFICO

Viaggiando verso Taranto

di Silvia Vercesi

Bovindo

Bovindo – racconti da leggere, autori da scoprire è la rubrica dedicata a chi desidera far conoscere la propria voce letteraria e condividere il piacere del racconto breve.
Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, Bovindo propone un nuovo racconto, scelto tra autori esordienti e scrittori già affermati, offrendo ai lettori uno sguardo privilegiato sulla narrativa italiana contemporanea: una finestra luminosa da cui osservare il mondo attraverso tante piccole grandi storie.
Gli autori interessati possono inviare all’indirizzo bovindo2025@gmail.com il proprio racconto indicando nome, cognome, luogo di residenza e contatto telefonico. I testi, in lingua italiana e a tema libero, non dovranno superare le quattro pagine (formato A4, file Word). Sono ammessi racconti editi o inediti, senza limiti di genere. Per ulteriori informazioni: cellulare 327 1371380. Bovindo è uno spazio aperto e inclusivo, dove la scrittura respira, il talento si riconosce e ogni voce trova il suo lettore.


Viaggiando verso Taranto

di Silvia Vercesi

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E finalmente arrivava l’estate e, come ogni estate, attraversavamo l’Italia per passare le vacanze a Taranto, da nonna Maria.
Prendevamo il treno a Porta Vittoria e, magia, ci caricavamo sull’auto, per viaggiare di notte in cuccetta fino a Roma – altro che Frecciarossa, e in solo tre ore sei già a Roma!
Cenavamo con dell’insalata di riso, rigorosamente preparata da casa e stipata in piccoli contenitori nel frigo portatile, un po’ di carne in scatola, un pomodoro e una mozzarella. Poi ci sistemavamo per dormire, «facendo il letto», accomodando lenzuola e coperte che odoravano un po’ di chiuso e di stantio.
Il dondolio del treno conciliava il sonno... quanto mi piaceva farmi cullare da quelle vibrazioni, mentre piccole luci di un paesaggio notturno, che sembravano popolare un presepe, scorrevano veloci dal finestrino!
Una volta arrivati a Roma, dopo aver «sbarcato» l’auto, ci concedevamo un giro per la Capitale, approfittando per visitare, una volta Piazza San Pietro, una volta Fontana di Trevi e Piazza Navona, una volta il Colosseo o il Foro Romano. Qui a Roma una cena al ristorante ce la concedevamo, ed ecco un bello spaghettone cacio e pepe, carciofo alla giudia e, per i più arditi, coda alla vaccinara.
Percorrevamo la seconda parte dello stivale in auto, viaggiando lungo l’autostrada. La nostra vacanza era sempre più vicina, ma in realtà era abbastanza chiaro che la vacanza era già iniziata a Milano, quando avevamo messo piede sul treno.
Arrivati a Taranto, ci aspettava una bella e faticosa scarpinata: la nonna abitava al quinto piano senza ascensore e così, piano piano, «traslocavamo» a «rate» il contenuto straripante dell’auto.
Taranto... finalmente c’eravamo: si stendevano i panni sui tetti dei palazzi, dove una fitta selva di antenne indisciplinate si alternava a fili tesi per il bucato. In strada non era raro imbattersi in cumuli di spazzatura posti proprio sotto le finestre. Il mercato sembrava un mondo alieno, dove tutti sbraitavano e ogni mercante cercava di attrarre più clienti, urlando più del proprio vicino e concorrente. Era poi prassi contrattare sul prezzo in modo melodrammatico, creando a volte piccole tragedie greche... anzi, piccole tragedie della Magna Grecia, mi vien da dire.
Taranto e il suo ponte girevole, una meraviglia ingegneristica che divideva il Mar Grande dal Mar Piccolo. Taranto, il suo porto e il suo indisciplinato traffico navale.
Ma la cosa di Taranto che mi colpiva di più e che mi è rimasta più impressa era la patina color rame che ricopriva interi tratti di sterpaglie lungo il mare. Io, bambina, domandavo: «Ma come mai qui tutto è così arancione?» La mamma mi spiegava che era per via dell’Italsider, una grande e importante fabbrica di Taranto.
Forse era sempre per via di questa fabbrica che era meglio non mangiare le vongole che avevamo pescato frugando nei bassi fondali del Mar Grande? Un senso di disagio mi percorreva, ma i grandi sembravano tranquilli...
Oggi, dopo tanti anni, qualcosa è cambiato. L’Italsider non esiste più, ora si chiama ILVA. Oggi tutto mi è un po’ più drammaticamente chiaro di allora...
Ma il viaggio e la vacanza erano ogni volta una scoperta e un incontro con un mondo così vicino, ma così diverso... ogni volta viaggiavamo verso sud per poi ritornare, per ritornare con quella Taranto ferita e offesa nel cuore...
…e con l’auto piena di caciocavallo, immense pagnotte di pane di Altamura, taralli e tarallucci di tutte le fogge, salsicce speziate, conserve di pomodoro e variegati e variopinti sottoli!

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