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Lecce

Rifiuti e Tari, Pef bocciati: rischio aumenti e conti in rosso per i Comuni pugliesi

Allarme dopo la decisione Arera su 63 amministrazioni, timori per i bilanci e possibili conguagli ai cittadini

LECCE - La tassa rifiuti potrebbe crescere tra il 5% e il 10% e alcune aziende del servizio di raccolta e smaltimento starebbero valutando la rescissione dei contratti con i Comuni per l’insostenibilità economica delle condizioni attuali.

È quanto emerso dal tavolo legale tenuto la mattina di venerdì 13 febbraio 2026 a Palazzo Carafa, promosso dopo la decisione dell’Autorità di regolazione Arera di respingere i Piani economico finanziari di 63 Comuni pugliesi. La maggioranza riguarda la provincia di Lecce con 49 amministrazioni, mentre risultano coinvolti anche 2 Comuni della provincia di Bari, 1 della Bat, 6 della provincia di Brindisi e 5 della provincia di Taranto.

Secondo lo studio di ingegneria ambientale Vitruvio Srl di Racale, le criticità riguardano i criteri adottati per garantire l’equilibrio del servizio.

L’Autorità ha rilevato incoerenze regolatorie nelle validazioni effettuate da Ager Puglia, confermando le osservazioni già avanzate dagli operatori. Sotto accusa soprattutto l’utilizzo del parametro ρ, che rappresenta il limite annuale di crescita delle entrate tariffarie. Arera ha chiarito che quel parametro non può determinare il corrispettivo massimo spettante ai gestori per il 2024 e il 2025 né per gli anni successivi, ma soltanto indicare l’incremento annuo delle tariffe. In caso di maggiori costi sarebbe stato necessario concordare piani di rientro più lunghi.

Per l’Autorità i dati contabili avrebbero prodotto una distorsione del mercato in un periodo in cui i costi del servizio crescevano per fattori straordinari.
«L’utilizzo improprio dei parametri ha generato incertezza sui bilanci comunali e sulle bollette», ha dichiarato l’ingegnere Francesco Causo di Vitruvio, sottolineando come la bocciatura non riguardi soltanto i 63 Comuni già respinti il 30 dicembre 2025, ma potenzialmente l’intera regione, cioè altri 194 enti, poiché le istruttorie risultano analoghe.

Al momento Arera ha annullato le validazioni e congelato gli aumenti tariffari per evitare effetti immediati sugli utenti. Tuttavia gli operatori temono una crisi complessiva del sistema rifiuti urbano, con possibili richieste risarcitorie da decine di milioni di euro che potrebbero coinvolgere indirettamente anche i cittadini. Il principio stabilito dall’Autorità, inoltre, avrà valore per tutti gli enti locali italiani.

Il sindaco di Lecce Adriana Poli Bortone ha definito la situazione grave e preoccupante, ritenendo che la responsabilità ricada su Ager Puglia e chiedendo conseguenze per i vertici dell’ente. Ha evidenziato che il problema si estende nel tempo e coinvolge utenti, gestori e Comuni, questi ultimi esposti al rischio di restituzioni e squilibri finanziari, con effetti particolarmente pesanti per un ente già in difficoltà come quello leccese.

L’avvocato Luigi Quinto ha chiarito che la bocciatura dei Pef non comporta danni per i gestori, i quali mantengono il diritto a percepire il canone contrattuale aggiornato. La Tari per il 2024 e 2025 non potrà superare i valori del 2023 e i Comuni, nel definire la tassa del 2026, dovranno restituire ai cittadini tramite conguaglio quanto versato in eccesso nel biennio precedente. Una prospettiva che espone gli enti locali a una rilevante pressione finanziaria, evitabile solo con una nuova validazione dei Pef conforme alle indicazioni di Arera.

Forte preoccupazione è stata espressa anche dai dirigenti finanziari del territorio salentino. Pantaleo Isceri ha spiegato che per Lecce, già in predissesto, anche una variazione dell’1% su un piano da circa 28 milioni di euro potrebbe compromettere gli equilibri di bilancio. Analoga apprensione è stata manifestata da Emanuele Boellis.

Durante l’incontro è stato inoltre presentato Globo, quaderno tecnico nazionale di ingegneria ambientale.

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