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Giochi del Mediterraneo
12 Febbraio 2026 - 07:10
TARANTO – Il conto alla rovescia verso i Giochi del Mediterraneo 2026 scorre veloce e, dietro i cantieri degli impianti sportivi, emerge una partita delicata fatta di autorizzazioni, mare, attività produttive e tempi tecnici che non ammettono errori. Ogni giorno perso potrebbe trasformarsi in un problema organizzativo di dimensioni internazionali.
La giornata di mercoledì 11 febbraio ha segnato un passaggio decisivo per le discipline di canoa e canottaggio. Capitaneria di Porto e comando della scuola SVAM dell’Aeronautica Militare hanno consegnato le aree a terra e a mare mettendo gli organizzatori in condizione di dare l’avvio dei lavori per il campo di regata.
Il progetto prevede la riqualificazione di alcune strutture della base militare che diventeranno spogliatoi, servizi igienici e locali per i giudici di gara, oltre agli spazi destinati a tribune e area hospitality. Il tracciato agonistico sarà realizzato nello specchio d’acqua compreso tra Parco Cimino e il piazzale giuramenti della SVAM per una lunghezza di 2.000 metri.
L’intervento, insieme a quello del Centro Nautico Torpediniere, vale un investimento complessivo di 14 milioni e 635mila euro e rientra tra le opere considerate strategiche per l’immagine della città.
Ma dietro l’avanzamento dei cantieri si nasconde una criticità concreta. Il tracciato previsto intercetta per alcune decine di metri i filari destinati alla mitilicoltura nella zona Cimino. Un dettaglio tecnico che diventa determinante perché l’opera non è pensata solo per l’evento sportivo: la Federazione italiana di canoa e canottaggio ha già manifestato l’intenzione di gestire la struttura anche dopo i Giochi.
Questo significa che lo spostamento degli impianti dei mitilicoltori non sarà temporaneo. Anche se inizialmente avverrà tramite provvedimento provvisorio, la modifica diventerà definitiva. Non si tratta quindi di liberare l’area per poche settimane ma di ridefinire stabilmente lo spazio produttivo.
Da settimane tecnici e amministrazione lavorano per individuare numero di operatori coinvolti e quantità di installazioni da trasferire. Il Comitato organizzatore ha già accantonato le somme per gli indennizzi e il trasferimento delle strutture, ma manca il passaggio decisivo: la notifica formale da parte del Comune ai concessionari per liberare l’area.
Il calendario non concede margini. La realizzazione delle opere richiede circa 150 giorni. Partendo da oggi si arriverebbe a metà luglio, cioè a soli 30 giorni dall’inizio delle competizioni. Ogni ritardo nella procedura amministrativa si tradurrebbe direttamente in un rischio operativo.
Ma perché si è arrivati sul filo di lana? Emerge, infatti, un dato inquietante: nel primo masterplan dei lavori ereditato dal commissario Massimo Ferrarese, il campo di gara per canoa e canottaggio non era stato proprio previsto e l’ha dovuto progettare e realizzare. Ecco quindi che i tempi sono diventati strettissimi.
Il caso del campo di regata racconta meglio di ogni altro la sfida dei Giochi: non solo cantieri e finanziamenti, ma coordinamento tra istituzioni, attività economiche e territorio. Nel mare di Taranto si gioca una parte decisiva dell’evento. E il tempo, ormai, è il vero avversario da battere.
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