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Taranto

Ex Ilva, Urso attacca Bitetti: "Segnale negativo per gli investitori"

Il ministro interviene sulla decisione del sindaco e sul futuro della decarbonizzazione dello stabilimento

TARANTO – Non si sono fatte attendere le dichiarazioni del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, sulla vicenda dell’ex Ilva e sull’ordinanza adottata dal Comune di Taranto. L’intervento è avvenuto a margine dell’iniziativa “1000 marchi storici”, promossa dal Mimit, dall’Uibm e dall’Associazione Marchi Storici d’Italia in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy 2026.

Nel corso del suo intervento, Urso ha espresso una valutazione critica rispetto alla decisione del sindaco Piero Bitetti, sottolineando le possibili ripercussioni sul percorso di rilancio dello stabilimento siderurgico. "Per quanto riguarda il sindaco Piero Bitetti, certo è un pessimo segnale per chiunque voglia rilanciare lo stabilimento", ha dichiarato il ministro.

Urso ha poi richiamato quanto avvenuto nei giorni precedenti, evidenziando il confronto istituzionale con uno dei potenziali investitori (Jindall, ndr). "(Il provvedimento del Comune è arrivato, ndr) Il giorno dopo che era stato ricevuto con estrema cortesia dallo stesso sindaco, uno dei potenziali investitori al quale erano stati dati riscontri, credo positivi, in riferimento a un piano industriale che punta alla piena decarbonizzazione dell'impianto nell'arco piuttosto breve di 4-5 anni", ha aggiunto.

Il ministro ha quindi ribadito la portata strategica del progetto industriale, che mira a trasformare Taranto in un punto di riferimento europeo per la produzione sostenibile. "Così da fare del nostro paese l'unico paese in Europa a produrre acciaio green, a produrre il 100% di acciaio green e di Taranto lo stabilimento più importante in Europa a produrre acciaio green", ha spiegato.

Infine, Urso ha sottolineato come la tempistica della decisione amministrativa rischi di incidere negativamente sul clima di fiducia. "Che il giorno dopo giunga questa decisione sicuramente non è un buon segnale", ha concluso il ministro, rimarcando le possibili conseguenze sul dialogo con gli investitori.

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