TARANTO - Il 14 aprile il Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato una mozione, presentata dal Partito Democratico, con la quale viene contestato il contenuto della Riforma Portuale voluta fortemente dal Ministro Matteo Salvini e dal suo Viceministro Edoardo Rixi, e approvata dal Consiglio dei Ministri del 22 dicembre 2025.
Va evidenziato che Presidente della Regione, a maggioranza centro destra, è il leghista Massimiliano Fedriga e che Presidente del Consiglio Regionale è Mauro Bordin sempre della Lega.
La Riforma prevede la creazione della Porti d’Italia S.p.A., società pubblica partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la vigilanza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che sarebbe destinata a svolgere un ruolo di gestione, a livello nazionale, dei grandi investimenti infrastrutturali strategici, nonché della manutenzione straordinaria.
Inoltre, nelle intenzioni dei promotori del Disegno di Legge, sarebbe affidata alla Spa la missione di una visione generale attraverso la individuazione delle opere ritenute necessarie per lo sviluppo economico del Paese promuovendo a livello internazionale un nuovo e più competitivo sistema portuale.
L’assemblea consiliare accogliendo una mozione del Pd ha, all’unanimità, seppur dopo un percorso che ha visto varie versioni della mozione e successivi momenti di avvicinamento tra le opposte parti, chiesto che fosse evitato a Porti d’Italia di acquisire competenze attualmente appartenenti alle Autorità di Sistema portuale e ciò al fine di salvaguardarne le esigenze di agibilità operativa e gestionale.
Il documento approvato ha visto i rappresentanti dei vari partiti schierarsi in maniera trasversale e unitaria per richiedere che fosse mantenuta l’attuale autonomia dei porti in tema di pianificazione, programmazione e realizzazione delle proprie infrastrutture portuali.
L’On.le Serracchiani del Pd ha affermato che la mozione tende a mettere in sicurezza la struttura delle Autorità di sistema portuale invitando nel contempo il Presidente della Regione a chiedere al Governo centrale di rivedere il Disegno di Legge.
L’Assessore regionale alle infrastrutture Cristina Amirante di Fratelli d’Italia ha rivendicato alla mozione il merito di difendere l’autonomia delle Autorità in carica, del porto di Trieste e dell’intero sistema portuale italiano.
Da parte sua il consigliere leghista Calligaris ha affermato che la mozione non è un non volere la riforma, ma che l’emendamento della maggioranza ha consentito di superare le contrapposizioni introducendo una visione più ampia e coerente con il contesto nazionale ed europeo, ponendo condizioni precise a tutela del nostro sistema portuale.
I cinquestelle hanno ribadito che la riforma così come presentata costituirebbe un vulnus per l’autonomia territoriale e portuale, riducendo la capacità decisionale e la rapidità degli interventi.
Posizione più cauta ha mantenuto il Presidente dell’Autorità di Sistema portuale del Mar Adriatico Orientale Marco Consalvo che ha precisato che l’iter per arrivare a varare la nuova Riforma è ancora lungo e che pertanto ci sarà tempo per analizzare tutte le questioni compresa quella dell’autonomia regionale.
Del problema della Riforma se ne era anche dibattuto al Convegno tenutosi a Taranto alla fine di marzo avente come argomento la “Pianificazione strategica dei sistemi portuali”.
La Carta di Taranto, presentata in quella occasione dall’Avvocata Cristina Lenoci al punto 7, come ho già detto in un precedente articolo, afferma testualmente che “La stretta interazione tra porto ed interporto impone il ricorso alla istituzione di Società per Azioni uniche in grado di gestire, in modo organico, uno o più Hub ubicati anche in distinte realtà regionali”.
Nello stesso punto si individuava, senza alcun dubbio, la competenza del Governo e del Parlamento a definire le strategie nazionali e sovranazionali.
Il dibattito come si vede è aperto e certamente sarà oggetto di un’ampia discussione.