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Carburante alle stelle, la disperazione dei pescatori di Taranto

Gli aumenti del gasolio legati alla crisi internazionale pesano sul comparto ittico. Un imprenditore del settore denuncia margini ormai ridotti al minimo e il rischio di fermare le barche

Carburante alle stelle, l’allarme dei pescatori di Taranto

Carburante alle stelle, l’allarme dei pescatori di Taranto - foto di Francesco Manfuso

TARANTO - Le tensioni internazionali e la guerra che coinvolge l’Iran e l’area mediorientale stanno producendo ripercussioni pesanti anche sull’economia reale italiana, con effetti che si fanno sentire in modo evidente anche nel territorio ionico. Tra i settori più esposti agli aumenti del costo dell’energia figurano agricoltura e pesca, attività che dipendono direttamente dal prezzo dei carburanti.

Nel comparto ittico locale cresce la preoccupazione per l’impennata del gasolio. A raccontare la situazione è un imprenditore della pesca tarantina, che descrive un quadro economico sempre più difficile per le marinerie.

Secondo quanto riferito dall’operatore del settore, in meno di 48 ore il prezzo del gasolio agricolo è aumentato di oltre 15 centesimi al litro, con previsioni di ulteriori rincari nei prossimi giorni. L’ipotesi, secondo gli operatori, è che già dalla settimana successiva il costo possa superare la soglia di 1 euro al litro.

L’aumento viene collegato alla crisi internazionale e al conflitto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran, con effetti destinati a riflettersi non solo sul carburante ma anche sui costi della vita quotidiana e sulla spesa delle famiglie.

Il problema, spiega l’imprenditore, è particolarmente grave per la flotta peschereccia italiana, che già opera in un contesto economico fragile. In questo periodo dell’anno, infatti, il valore degli stock ittici locali non raggiunge livelli elevati, come accade invece durante la stagione estiva o nelle festività successive al Natale. I prezzi del pescato restano quindi su livelli considerati normali per il periodo, ma non sufficienti a compensare l’esplosione dei costi.

Prima dell’attuale aumento del carburante, spiega il pescatore, l’equilibrio economico era già precario ma ancora sostenibile. Con i rincari in atto la situazione cambia radicalmente, al punto che molte uscite in mare rischiano di non essere più convenienti.

Carburante alle stelle, l’allarme dei pescatori di Taranto - foto di Francesco Manfuso

Secondo la testimonianza raccolta, una giornata di pesca comporta in media un consumo di carburante pari a circa 500 euro. Con i nuovi prezzi il costo potrebbe salire tra 700 e 800 euro per ogni uscita. A fronte di questo aumento, il valore medio del pescato giornaliero si attesterebbe tra 800 e 1000 euro.

Sottraendo i costi del carburante e le altre spese legate all’attività, il guadagno netto complessivo per l’equipaggio non supererebbe circa 200 euro al giorno. Una cifra che deve essere divisa tra tutti i marittimi presenti a bordo di un peschereccio.

In base ai calcoli riportati dall’imprenditore, la quota individuale per ogni pescatore potrebbe ridursi a circa 15 o 20 euro per una singola giornata di lavoro, che comporta anche fino a 20 ore di attività in mare.

Una remunerazione considerata insostenibile rispetto ai rischi del mestiere. Con un guadagno di questa entità, sottolinea il pescatore, diventa difficile affrontare le spese quotidiane e familiari, tra costi domestici e aumento generalizzato dei prezzi.

L’imprenditore parla apertamente di una fase molto difficile per il settore, prevedendo almeno 30 o 45 giorni di forte crisi per la marineria. Secondo quanto riferito, se i prezzi del carburante continueranno a crescere, i pescatori potrebbero valutare la sospensione delle attività e la consegna delle licenze alla Capitaneria di Porto, chiedendo che la situazione venga portata all’attenzione del governo nazionale.

Il timore, condiviso da molti operatori del comparto, è che le conseguenze della crisi internazionale e dei rincari energetici possano mettere ulteriormente in difficoltà un settore già provato, con ripercussioni dirette sulle imprese della pesca e sull’intero indotto legato al mare.

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