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Il fatto
05 Marzo 2026 - 09:33
Un peschereccio - archivio
BARI - Il nuovo aumento del prezzo del gasolio rischia di aggravare ulteriormente la crisi della pesca italiana. A lanciare l’allarme sono i pescatori e le imprese della filiera ittica aderenti a Unci AgroAlimentare, che con un appello rivolto al governo chiedono un intervento immediato per affrontare gli effetti dell’improvvisa crescita dei costi del carburante.
Secondo l’organizzazione di settore, l’incremento del prezzo del gasolio si inserisce in un contesto già complesso per le marinerie italiane, alle prese con numerose difficoltà strutturali e normative. Tra i problemi segnalati figurano il lungo fermo delle attività imposto dall’Unione europea fino alla fine di novembre e i nuovi vincoli introdotti per il comparto, fattori che hanno inciso pesantemente sull’operatività delle imprese della pesca.
In questo scenario, l’impennata dei costi energetici rischia di rappresentare un ulteriore colpo per il settore. Se i prezzi continueranno a crescere, avvertono dall’organizzazione, molte imbarcazioni potrebbero essere costrette a restare ferme nei porti, con conseguenze dirette sull’attività della pesca professionale e sull’intera filiera.
Il presidente nazionale di Unci AgroAlimentare, Gennaro Scognamiglio, ha denunciato il rischio di fenomeni speculativi legati alle tensioni internazionali. “È evidente che ancora una volta c’è chi approfitta degli avvenimenti geopolitici per speculare su lavoratori, cittadini e piccole imprese”, ha dichiarato.
Secondo Scognamiglio, la situazione internazionale e in particolare la guerra in Medio Oriente potrebbe effettivamente avere ripercussioni sulla produzione e sulle quotazioni del petrolio e dei suoi derivati. Tuttavia, sostiene il presidente dell’organizzazione, l’aumento registrato nei distributori sarebbe avvenuto con una rapidità difficile da giustificare.
“Non è possibile che subito dopo il primo giorno di conflitto si sia registrato un aumento dei costi del gasolio e dei carburanti in generale”, afferma Scognamiglio, evidenziando come anche le scorte già presenti nei depositi siano state interessate da un rialzo dei prezzi che in breve tempo ha inciso sulle attività della pesca.
Per questo motivo Unci AgroAlimentare chiede al governo nazionale di intervenire con verifiche e controlli sulle dinamiche dei prezzi. L’appello è rivolto in particolare al ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, al sottosegretario di Stato Patrizio La Pietra e alla Direzione generale della Pesca, affinché vengano accertati eventuali fenomeni speculativi attraverso l’attività della Guardia di Finanza.
L’organizzazione sollecita inoltre l’introduzione di misure economiche straordinarie per sostenere le imprese della pesca in questa fase delicata. Tra le proposte avanzate figura l’attivazione di un meccanismo di credito d’imposta, ritenuto uno strumento utile per compensare l’impatto dell’aumento dei costi del carburante sulle attività delle marinerie.
Scognamiglio conclude con un invito alla mobilitazione dell’intero comparto. “Insieme ai nostri pescatori e alle cooperative Unci sollecitiamo tutti gli operatori e l’intera categoria a mobilitarsi anche attraverso piccoli gesti simbolici”, afferma il presidente dell’organizzazione, chiedendo al settore di far sentire la propria voce nei confronti delle istituzioni.
Tra le iniziative suggerite c’è anche quella di inviare una cartolina o una email al Ministero, per richiamare l’attenzione del governo sulle difficoltà che il comparto sta attraversando. Un gesto simbolico, spiega Scognamiglio, che vuole rappresentare il diritto dei pescatori “a lavorare e a vivere” in un contesto economico sostenibile.
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