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Grottaglie

Leonardo, la Fiom alza il muro sulla Bu Aerostrutture. "È solo una operazione di cassa"

Dopo l’annuncio dell’intesa con il fondo saudita PIF, il sindacato attacca. “Operazione finanziaria che rischia di svendere un asset strategico e il sito di Grottaglie”

La Leonardo di Grottaglie

La Leonardo di Grottaglie

GROTTAGLIE - Dopo le dichiarazioni dell’amministratore delegato pro tempore di Leonardo sul futuro della Business Unit Aerostrutture, arriva la dura presa di posizione della FIOM CGIL, che parla apertamente di rischio svendita e sollecita un intervento diretto del Governo per fermare quella che definisce una operazione meramente finanziaria.

Nel comunicato, la segreteria e la RSU FIOM della BU Aerostrutture contestano le parole dell’AD Roberto Cingolani, che ha confermato la prossimità di un’intesa con il fondo sovrano saudita PIF per la creazione di una nuova società con assetto iniziale 50 e 50, con l’obiettivo di firmare un memorandum entro il mese di giugno.

Secondo quanto reso noto, la futura joint venture nascerebbe con una partecipazione paritetica, ritenuta necessaria per rassicurare clienti come Airbus e Boeing, ma con la prospettiva, nel tempo, di una possibile cessione di quote da parte di Leonardo in base ai risultati conseguiti. Un passaggio che, per il sindacato, apre interrogativi pesanti sulla tenuta industriale e occupazionale del comparto.

Per la FIOM si tratta di un’operazione che non avrebbe contenuti industriali concreti. Una partnership con un fondo sovrano che non prevede un reale scambio di know how, si legge nella nota, rischia di tradursi in una mera operazione di cassa, senza una strategia di rilancio produttivo.

Nel mirino finiscono anche le scelte degli ultimi anni. La BU Aerostrutture, secondo il sindacato, sarebbe rimasta vincolata alla mono committenza del B787, senza una reale diversificazione delle attività, nonostante gli annunci che si sono susseguiti nel tempo. Una gestione definita priva di visione strategica e incapace di valorizzare le professionalità presenti nel settore civile.

Particolare preoccupazione riguarda l’ipotesi di un nuovo stabilimento nel Paese del partner saudita, circostanza che potrebbe comportare il trasferimento di attività produttive all’estero. Per la FIOM il rischio concreto è quello di una progressiva delocalizzazione e della perdita di competenze strategiche per il sistema industriale italiano.

Al centro dell’allarme c’è il sito di Grottaglie, considerato un presidio fondamentale per l’aeronautica civile nazionale. Il sindacato ribadisce che le lavoratrici e i lavoratori della BU Aerostrutture devono rimanere nel perimetro Leonardo e annuncia iniziative per impedire decisioni che possano compromettere il futuro di un intero territorio.

La richiesta al Governo è esplicita. Trattandosi di una società a partecipazione pubblica, l’esecutivo è chiamato ad assumersi la responsabilità di intervenire per evitare la cessione di un asset ritenuto strategico e la dispersione di competenze costruite negli anni.

Dopo le rassicurazioni aziendali sull’ampliamento del portafoglio prodotti e sulla creazione di nuovi posti di lavoro, la replica sindacale riapre con forza il confronto politico e industriale sul destino della BU Aerostrutture. A Grottaglie la tensione resta alta e la vertenza entra in una fase decisiva.

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