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Bitonto

Agrivoltaico, allarme ulivi: si rischiano fino a 50mila espianti

CIA annuncia ricorsi contro i progetti energetici e chiede una pianificazione delle aree

La raccolta delle olive

La raccolta delle olive

BITONTO - Decine di migliaia di alberi potrebbero essere rimossi per fare spazio a nuovi impianti agrivoltaici e fotovoltaici. A lanciare l’allarme è CIA Agricoltori Italiani dopo aver esaminato le procedure autorizzative in corso che riguardano il territorio bitontino.

Secondo l’organizzazione agricola sono 5 gli interventi in valutazione che, se approvati definitivamente, porterebbero all’espianto complessivo di circa 50.000 ulivi. Il progetto più rilevante è quello proposto da PV Verde per un impianto agrivoltaico da 86,79 MW, con previsione di 30.000 alberi rimossi. Altri 7.000 espianti sono previsti per un impianto agrivoltaico da 19,91 MW della società PV Blu e ulteriori 7.000 per un parco fotovoltaico da 9,31 MW proposto da GDS Sole.
Seguono un progetto agrivoltaico da 19,89 MW di PV Sol con 4.000 ulivi interessati e un impianto fotovoltaico da 4,83 MW sempre di GDS Sole con circa 1.700 alberi coinvolti. A questi si aggiunge un impianto già autorizzato e realizzato che ha comportato l’espianto di circa 2.100 piante.

Il vicepresidente nazionale e presidente regionale della CIA Gennaro Sicolo parla di conseguenze molto pesanti. “Cinquantamila espianti di ulivi avrebbero un impatto devastante. È a rischio la sopravvivenza di una coltura e di una cultura che rappresenta l’identità del territorio bitontino e un’eccellenza nazionale”.

L’associazione ha avviato azioni legali chiedendo almeno il rispetto delle prescrizioni autorizzative, tra cui il censimento e il reimpianto degli alberi in buono stato. Sono stati inoltre presentati ricorsi contro l’esclusione di alcuni progetti dalla valutazione di impatto ambientale. “Le dimensioni degli impianti e la loro vicinanza avrebbero imposto una valutazione complessiva degli effetti”, sostiene la CIA.

Sicolo annuncia una mobilitazione a difesa dell’olivicoltura locale. “Vogliamo impedire che il territorio venga compromesso e che un’intera economia sia distrutta da interventi così numerosi. Chiediamo alle istituzioni di individuare aree idonee senza sacrificare il patrimonio arboreo e le produzioni di pregio”.

La vicenda apre il confronto tra sviluppo energetico e tutela agricola in una delle zone simbolo dell’olivicoltura pugliese.

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