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CONTROVERSO

Poesia del Giorno

"Pensieri di pece" di Maurizio Allocca & "Stormi" di Federica Guglielmi

Poesia del Giorno

La rubrica controVerso, dedicata alla poesia, propone dal lunedì al venerdì lo spazio Poesia del Giorno, un appuntamento quotidiano che ospita due poesie.

Il progetto nasce con l’obiettivo di dare voce alla fantasia, ai versi e alle suggestioni che prendono forma dagli stati d’animo e dalle esperienze degli autori, offrendo uno spazio di condivisione e valorizzazione della scrittura poetica contemporanea.

L’iniziativa si fonda su uno spirito culturale aperto e inclusivo, non prevede alcun costo per i partecipanti e offre agli autori l’opportunità di far conoscere la propria voce poetica a un ampio pubblico di lettori.

Ogni giorno due poesie tra quelle ritenute più significative dal curatore della rubrica, Gian Carlo Lisi, vengono pubblicate e recensite esclusivamente sulle pagine online del quotidiano.

Chi desidera vedere un proprio componimento poetico pubblicato sulle pagine della testata dovrà:

  1. seguire le pagine social ufficiali di Buonasera24 su Facebook e Instagram;
  2. inviare all’indirizzo controverso2019@gmail.com una poesia che non superi i 30 versi indicando nome, cognome, luogo di residenza e dichiarando nel testo la paternità dell’opera.

Le poesie di venerdì 27 sono:

    PENSIERI DI PECE di MAURIZIO ALLOCCA da Bressana Bottarone - PV

    Pensieri di fosco colore,
    ammantati di pece,
    dall'animo fuoriusciti,
    trovano risposte a falsi quesiti.
    Frammenti di sentimenti,
    neri, come stelle morenti,
    incandescenti bolle di risentimenti.
    Transfughi, falsamente apolidi,
    traditi da un malcelato
    effimero abbraccio accalorato.
    Alla guerra, alla guerra!
    Grida il comandante.
    Da lontano ti giunge l'eco
    a trova solo un animo cieco.

    RECENSIONE

    Ci sono testi che nascono da un conflitto interiore e non cercano consolazioni. Qui il nodo è cupo, quasi soffocante: i pensieri hanno un peso, un colore, una consistenza che sporca. Non sono semplici riflessioni, ma presenze dense, che si muovono tra risentimento e disillusione. L’atmosfera è tesa, attraversata da un senso di allarme che cresce fino a trasformarsi in grido.

    Il ritmo è spezzato, fatto di accumuli e scatti improvvisi. Le immagini si susseguono con forza visiva: frammenti, stelle morenti, bolle incandescenti. Le ripetizioni e le assonanze rendono il dettato incalzante, quasi martellante, come se il verso stesso volesse imitare il battito accelerato di chi è travolto da emozioni non risolte.

    Maurizio Allocca intreccia la propria voce a immagini come “Frammenti di sentimenti, / neri, come stelle morenti” e al comando brusco “Alla guerra, alla guerra!”. In questi passaggi la scrittura si fa più aspra, meno lirica, scegliendo una lingua che non addolcisce ma espone. La figura del comandante e l’eco lontana ampliano il conflitto individuale fino a farlo diventare collettivo.

    Rimane una sensazione di smarrimento, come se quel grido rimbalzasse contro pareti interne incapaci di ascolto. L’ombra non si dissolve, ma resta sospesa nell’aria, densa come pece, mentre l’eco continua a vibrare in uno spazio che fatica a trovare luce.

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    STORMI di FEDERICA GUGLIELMI da Taranto

    Apparteniamo alla stessa razza,
    alla stessa umanità
    bislacca e pazza.

    Avevamo ali d'oro per poter volare,
    ma mettesti catene al cuore
    per non lasciarti andare.

    E mentre tu ora voli via lontano,
    sorvoli col tuo stormo
    i palazzi ed i campi di grano,

    con rabbia
    assisto al tuo migrare,
    appollaiata in gabbia.

    RECENSIONE

    Una frattura che brucia attraversa questi versi, nati da un senso di appartenenza prima dichiarato e poi incrinato, come racconta Federica Guglielmi. L’idea di condividere “la stessa razza, / la stessa umanità” si tinge subito di amarezza, quasi di incredulità, perché quella comunanza sembra tradita da una scelta che separa. L’atmosfera resta sospesa tra nostalgia e rabbia, con un dolore che non cerca di nascondersi.

    Il movimento del testo è lineare, quasi narrativo: prima le ali d’oro, poi le catene al cuore, infine la distanza che si allarga. Le immagini sono semplici ma incisive, costruite su contrasti netti - volo e gabbia, cielo e immobilità. La lingua resta diretta, senza sovrastrutture, e proprio per questo colpisce con più immediatezza.

    Avevamo ali d’oro per poter volare” diventa il punto di partenza di una promessa mancata, mentre “appollaiata in gabbia” restituisce tutta la durezza della condizione presente. La metafora degli uccelli guida l’intero testo: il migrare dell’altro e la stasi dell’io creano una tensione continua, sostenuta da versi brevi e pause che isolano parole chiave.

    Resta l’immagine di uno stormo che attraversa il cielo lasciando dietro di sé un vuoto rumoroso. A terra, lo sguardo segue quel volo fino a farne quasi male, mentre le sbarre non sono solo esterne ma sembrano nascere proprio nel punto più fragile del cuore.

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